Dalla cucina francese ai ricettari di Artusi. Al Museo del Risorgimento di Torino una mostra sulle abitudini alimentari degli italiani.
Che cosa mangiavano gli italiani nell’Ottocento? E quando è nata una cucina nazionale? A queste domande prova a rispondere “A Tavola! Cucina, cibo e gusto nell’Italia del Risorgimento”, la mostra che ha aperto il 21 ottobre al Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino, a Palazzo Carignano, e resterà visitabile fino al 4 aprile 2027.
Curata dalla storica Ilaria Porciani, l’esposizione ripercorre oltre un secolo di abitudini alimentari, dalla fine del Settecento alla Prima guerra mondiale. Ricettari, menu, dipinti e utensili raccontano le differenze tra le cucine regionali, l’influenza francese, i banchetti aristocratici e la diffusione di osterie, caffè e ristoranti. Fra i protagonisti ci sono Cavour, frequentatore del torinese Del Cambio, e Pellegrino Artusi, autore del celebre ricettario.

Italia unita, ma cucine regionali
L’Italia si unificò politicamente nel 1861, ma continuò a mangiare in modi molto diversi. Disponibilità degli alimenti, reddito e tradizioni locali determinavano ciò che arrivava in tavola. I ricettari, i collegamenti ferroviari e la nascente industria alimentare favorirono gradualmente la circolazione dei prodotti e la conoscenza di specialità di altre regioni. L’identità gastronomica nazionale si costruì così nel tempo, senza cancellare la varietà delle cucine locali.
Un capitolo riguarda la Grande Guerra: nelle trincee soldati provenienti da regioni diverse conobbero nuove preparazioni e prodotti, dalla pasta alle conserve in scatola. Anche l’alimentazione militare contribuì quindi alla diffusione di abitudini comuni, in un Paese dove molti non avevano mai assaggiato i cibi dei connazionali.
Fra i materiali esposti figurano 23 libri ottocenteschi e dieci menu storici prestati da Barilla, insieme a trafile per la pasta e a una targa pubblicitaria in latta del 1913, mai mostrata prima al pubblico. Un’occasione per osservare anche come la produzione alimentare passò dagli utensili domestici alle prime forme di industrializzazione e pubblicità.
Tra i partner culturali figurano l’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, Fondazione Casa Artusi e Slow Food Italia. Partecipano anche l’Archivio Storico Lavazza e Baratti & Milano.
La mostra è accompagnata da incontri, spettacoli ed esperienze gastronomiche nei caffè storici della città. Informazioni e orari sul sito del museo.
© Riproduzione riservata Foto: Barilla, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano
giornalista redazione Il Fatto Alimentare


