Bambino sovrappeso a torso nudo con lattina di bevanda zuccherata in mano; concept: alimentazione, obesità, bambini, cattive abitudini, sugar tax, fegato grasso

Il fegato grasso interessa circa un bambino su tre con sovrappeso o obesità. Ridurre gli zuccheri e migliorare alimentazione e stile di vita è fondamentale.

Il fegato grasso nei bambini spesso non dà sintomi, soprattutto nelle fasi iniziali, ma può peggiorare nel tempo. La malattia interessa soprattutto chi ha sovrappeso o obesità ed è legata a diverse alterazioni del metabolismo. Per questo è importante riconoscerla presto e intervenire sull’alimentazione e sullo stile di vita. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Antonella Mosca, epatologa pediatrica dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma, che si occupa di steatosi epatica in età pediatrica da oltre vent’anni.

Il ruolo degli zuccheri

Tra i fattori che possono favorire la malattia c’è un consumo eccessivo di zuccheri liberi, in particolare di fruttosio, presente soprattutto nelle bevande zuccherate e in molti prodotti con zuccheri aggiunti. Una volta assorbito dall’intestino il fruttosio arriva al fegato dove viene metabolizzato in larga parte ma se è presente in quantità elevate, può favorire la produzione di nuovi grassi attraverso un processo chiamato lipogenesi. Questo meccanismo può contribuire all’accumulo di trigliceridi nel fegato, soprattutto quando si introducono più calorie di quelle necessarie. Anche il glucosio in eccesso può contribuire alla sintesi e all’accumulo di grassi nel fegato.

Una bambina beve una bevanda zuccherata da una lattina con la cannuccia; concept: bibite zuccherate, coca-cola, zuccheri
Tra i fattori che possono favorire lo sviluppo del fegato grasso c’è un consumo eccessivo di zuccheri liberi

Il fegato grasso non riguarda solo il fegato

“Oggi consideriamo questa malattia in una prospettiva più ampia. Il fegato è al centro di un processo che coinvolge aspetti nutrizionali, endocrinologici e metabolici, con conseguenze che possono interessare anche la salute cardiovascolare. Per questo non possiamo limitarci a osservare il fegato: dobbiamo valutare il bambino nel suo complesso”, sottolinea Antonella Mosca.

La steatosi epatica non può essere infatti interpretata come un problema isolato del fegato. L’accumulo di grasso dipende dall’interazione tra alimentazione, attività fisica, predisposizione genetica, distribuzione del grasso corporeo e metabolismo. Proprio per sottolineare questo legame, dal 2023 si è cominciato a parlare di MASLD, malattia epatica steatosica associata a disfunzione metabolica. Quando all’accumulo di grasso si aggiungono infiammazione e danni alle cellule epatiche, si parla invece di MASH, una forma più grave che può evolvere verso la fibrosi e, nei casi più avanzati, la cirrosi.

Uno dei meccanismi centrali alla base della malattia stessa è l’insulino-resistenza: quando le cellule rispondono meno efficacemente all’insulina, l’organismo gestisce con maggiore difficoltà glucosio e grassi e questo può favorire l’accumulo di grasso nel fegato. Con il tempo possono comparire infiammazione e danni alle cellule epatiche e, in alcuni casi, fibrosi.

Come si può curare il fegato grasso nei bambini?

La ricerca sulle terapie sta cercando di intervenire su diversi punti di questo processo, dal danno metabolico iniziale all’infiammazione e alla fibrosi. Il trattamento di riferimento in età pediatrica però rimane la modifica dello stile di vita. L’intervento deve essere personalizzato e coinvolgere la famiglia, con l’obiettivo di migliorare l’alimentazione, favorire l’attività fisica e affrontare eventuali alterazioni metaboliche.

Ragazza grassa che mangia patatine da una ciotola mentre è seduta sul pavimento in salotto, vista laterale. Bambino caucasico sovrappeso in abiti casual si diverte a condurre uno stile di vita malsano, a mangiare cibo spazzatura e a guardare la tv.
Il trattamento di riferimento del fegato grasso in età pediatrica è la modifica dello stile di vita e dell’alimentazione

Questo non significa che la dieta sia una cura semplice o che basti eliminare un singolo alimento. Il percorso richiede tempo, controlli regolari e il supporto dei professionisti sanitari. “Il lavoro nutrizionale è fondamentale. Attraverso il follow-up cerchiamo di modificare progressivamente le abitudini alimentari, mantenendo come riferimento un modello vicino alla dieta mediterranea. Interveniamo, per esempio, sul consumo di bibite zuccherate e su altri comportamenti che possono essere migliorati nel tempo”, spiega Mosca.

Si può ricorrere anche ai farmaci?

Sul fronte farmacologico, la ricerca sta valutando nuove possibilità. Tra queste ci sono i farmaci agonisti del recettore GLP-1, sviluppati per il trattamento del diabete di tipo 2 e oggi utilizzati anche contro l’obesità in determinate fasce d’età. Questi farmaci riducono la fame e possono favorire la perdita di peso; in alcuni pazienti con obesità e steatosi si osservano anche miglioramenti della salute del fegato.

Resta però aperta una questione importante: capire quanto questi miglioramenti dipendano dall’azione diretta del farmaco sul metabolismo e quanto invece dalla perdita di peso e dai cambiamenti dello stile di vita che accompagnano il trattamento. Spesso, peraltro, i due effetti possono coesistere e non è sempre possibile separarli.

Negli adulti, lo studio di fase 3 ESSENCE, pubblicato sulNew England Journal of Medicine nel 2025, ha mostrato che la semaglutide può favorire la risoluzione può favorire la risoluzione della MASH senza peggiorare la fibrosi e, in una parte dei pazienti, ridurre la fibrosi senza peggiorare la MASH. Si tratta di risultati importanti, ma ottenuti in adulti e non automaticamente trasferibili ai bambini.

Una nuova ricerca nazionale per conoscere meglio la MASLD

Per comprendere meglio la diffusione e l’impatto della malattia, nel settembre 2025 è partito ITA-MASLD, il primo studio osservazionale multicentrico nazionale dedicato alla MASLD in Italia. Promosso dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS) e dall’Associazione Italiana per lo Studio del Fegato (AISF), coinvolge centri specialistici di diverse discipline e raccoglie dati clinici, metabolici e socio-demografici su pazienti adulti. L’obiettivo è stimare l’impatto della malattia, individuare le persone a rischio che non hanno ancora ricevuto una diagnosi e sviluppare strategie di prevenzione e assistenza più efficaci. Anche se non coinvolge direttamente i bambini, lo studio conferma l’importanza di riconoscere precocemente i fattori di rischio metabolico.

© Riproduzione riservata Foto AdobeStock, Depositphotos

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