ATS Brescia indaga sull’origine del focolaio che ha coinvolto nidi, scuole dell’infanzia e primarie. Proseguono le analisi su alimenti e ambienti alla ricerca di Salmonella.
Sono 89 le persone che hanno manifestato sintomi gastrointestinali nel focolaio che ha coinvolto bambini e alcuni adulti di asili nido, scuole dell’infanzia e primarie della Val Trompia, nel Bresciano. Secondo l’aggiornamento diffuso il 16 settembre da ATS Brescia, 14 bambini sono ricoverati: nove all’ASST Spedali Civili e cinque alla Fondazione Poliambulanza, in condizioni stabili o in miglioramento. I primi accertamenti di laboratorio effettuati sui pazienti hanno rilevato in alcuni casi la presenza di Salmonella. Restano invece da chiarire l’origine del focolaio e l’eventuale alimento responsabile.
La vicenda è emersa domenica 13 settembre, quando alcune famiglie hanno segnalato all’amministrazione comunale di Gardone Val Trompia l’insorgenza di sintomi gastrointestinali tra i propri figli. A scopo precauzionale, il Comune, insieme alla dirigenza scolastica, ha disposto per lunedì 14 settembre la sospensione del servizio di ristorazione e ha informato ATS dell’accaduto. Casi analoghi sono stati segnalati anche a Concesio e Marcheno. Secondo quanto riportato dalla stampa locale, i sintomi sarebbero comparsi tra l’11 e il 13 settembre.

Indagini sul centro cottura
Il centro cottura di Inzino, frazione di Gardone Val Trompia, finito al centro degli accertamenti non è operativo da lunedì 14 settembre. ATS Brescia fa sapere che la struttura aveva preparato 219 pasti il 10 settembre e altri 210 l’11 settembre. Gli operatori di ATS e i NAS stanno effettuando verifiche nei centri cottura e nelle mense interessate, mentre proseguono le analisi microbiologiche sugli alimenti. Gli accertamenti dovranno stabilire se nei campioni sia presente Salmonella e se il microrganismo sia riconducibile a quello individuato nei pazienti.
Secondo quanto riferito dal Giornale di Brescia, le ispezioni effettuate finora nei centri cottura di Inzino e Gussago e nelle mense coinvolte non avrebbero evidenziato difformità rispetto alle norme. Serviranno quindi ulteriori indagini per stabilire dove e come sia avvenuta la contaminazione. Nel frattempo il servizio di ristorazione è ripreso con pasti preparati da altri centri cottura non coinvolti negli accertamenti.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


