pecore

Oltre 50 pecore sono morte in pochi minuti dopo aver ingerito sorgo selvatico cresciuto tra le stoppie. L’Istituto Zooprofilattico conferma l’intossicazione acuta da cianuro

La sosta per un pasto fresco dopo settimane di caldo asfissiante per concedere un po’ di sollievo a un gregge di circa mille animali si è trasformata in una vera e propria strage improvvisa: oltre 50 pecore sono crollate a terra e sono morte nel giro di pochissimi minuti, vittime di una trappola chimica. I fatti si sono verificati venerdì 10 luglio nelle campagne alessandrine, all’interno di un campo di grano da poco mietuto. Attirati dalle erbe spontanee cresciute tra i solchi, i pastori hanno lasciato pascolare gli animali. Tra la vegetazione, però, si nascondeva un nemico silenzioso: il sorgo selvatico (Sorghum halepense).

L’ingestione della pianta ha scatenato una reazione immediata e drammatica: mancanza d’aria, schiuma alla bocca e collasso immediato. Soltanto la prontezza e l’intervento tempestivo dei conduttori del gregge hanno evitato che l’intera mandria facesse la stessa fine. Il verdetto dell’Istituto Zooprofilattico: intossicazione acuta da cianuri. Sul posto sono prontamente intervenuti i medici del Servizio Veterinario di Alessandria e dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta (IZSPLV). Il tempestivo supporto dei veterinari ha permesso di somministrare le cure necessarie e salvare i capi colpiti in forma più lieve.

Le successive necroscopie sugli animali e le analisi di laboratorio effettuate dall’IZSPLV sulle piante prelevate nel campo hanno confermato i sospetti: la morte delle pecore è stata causata da un’intossicazione acuta da cianuri. I rilievi di laboratorio hanno mostrato un dato allarmante: i livelli di tossicità riscontrati nel sorgo in questo episodio risultano quasi doppi rispetto aquelli già record registrati durante la grande siccità del 2022, quando a morire furono diversi bovini nel Cuneese.

La trappola del sorgo

Ma come fa una semplice erba di campo a trasformarsi in una sostanza letale? La spiegazione risiede nei meccanismi di difesa naturali della pianta, esasperati dalle condizioni meteorologiche estreme. Durante le prime fasi di sviluppo, il sorgo produce un glicoside cianogenetico chiamato durrina.
In condizioni di caldo estremo e forte disidratazione, la pianta accumula dosi massicce di durrina nei nuovi germogli, nelle foglie giovani e nei ricacci.
Quando l’animale mastica e ingerisce la pianta, la lacerazione dei tessuti vegetalì e l’azione dei microrganismi presenti nel rumine accelerano l’idrolisi, liberando cianuro libero (CN). Il cianuro si lega al ferro della citocromo-ossidasi mitocondriale, bloccando la respirazione cellulare. L’ossigeno presente nel sangue non può più essere utilizzato dai tessuti e la produzione di energia (ATP) si arresta, portando l’animale all’asfissia e al collasso repentino.
I rischi indiretti del cambiamento climatico

Mentre le piante adulte di sorgo sono storicamente considerate sicure per l’alimentazione animale, le prolungate ondate di calore, la siccità estrema seguita da irrigazioni o piogge improvvise, così come i trattamenti azotati o con erbicidi, possono alterare radicalmente la biologia vegetale. L’episodio dell’Alessandrino riaccende così i riflettori sui rischi indiretti e meno visibili del cambiamento climatico: l’ipertermia e la scarsità idrica non mettono a rischio soltanto le scorte d’acqua e i raccolti, ma arrivano a modificare la chimica stessa della vegetazione del territorio, trasformando innocui pascoli in trappole mortali per la zootecnia.

© Riproduzione riservata Foto: iStock, Fotolia

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