Olio di palma in una brocca di vetro, foglie e frutti tropicali su un tavolo di legno

Uno studio indica tracciabilità, monitoraggio delle emissioni e stop alla deforestazione come strumenti chiave per rendere più sostenibile la filiera del secondo importatore mondiale.

La Cina è il secondo Paese al mondo per importazioni di olio di palma, che utilizza in gran parte per alimenti quali i noodles, i prodotti da forno, gli snack fritti e altri cibi pronti, e poi per cosmetici e prodotti industriali di vario tipo. Il Paese si è però dato obiettivi precisi in merito alle emissioni attraverso i suoi Dual Carbon Goals, e secondo le sue stime raggiungerà il picco entro il 2030, per poi avviarsi verso la neutralità carbonica che, in teoria, dovrebbe raggiungere entro il 2060. Finora la Cina non ha incluso il contributo alle emissioni associate al consumo di  olio di palma, perché la produzione avviene in altri Paesi.

Tuttavia, viste le dimensioni, si tratta di quantità molto significative, così come la quota di responsabilità nella perdita di biodiversità, la sparizione delle foreste tropicali, l’avvelenamento dei terreni e tutto ciò che comporta la coltivazione intensiva delle palme di cui è indirettamente responsabile il Paese. Di conseguenza, se adottasse misure molto più severe di quelle attuali, facendo rientrare le emissioni e gli altri fattori nei conteggi relativi alla propria impronta e adottando diversi provvedimenti, gli effetti sarebbero molto rilevanti in tutto il mondo. L’olio di palma rappresenta infatti circa un terzo della produzione mondiale di oli vegetali.

Più regole per l’olio di palma

A considerare il consumo di olio di palma (Elaeis guineensis) da questo particolare punto di vista è uno studio pubblicato su Agricultural Ecology and Environment dai ricercatori della Qinghai University, che spiegano quali provvedimenti sarebbe urgente adottare, e come una politica adeguata potrebbe cambiare la situazione e rappresentare al tempo stesso un esempio per Paesi che consumano olio di palma ma, a oggi, non hanno regole stringenti sugli aspetti più importanti.

In generale, il contributo della Cina potrebbe essere positivo solo se fossero introdotte regole sulla tracciabilità che oggi sono del tutto carenti. Anche laddove esistono, non sono seguite da controlli adeguati, e le certificazioni sono sempre piuttosto flessibili e poco chiare. È quasi impossibile tracciare realmente l’origine della materia prima, scrivono gli autori, soprattutto quando nel commercio sono coinvolte aziende piccole o piccolissime, che tendono a sottrarsi alle procedure previste.

Casco di frutti della palma da olio ancora sulla pianta; concept: olio di palma
La Cina non calcola nei suoi obiettivi climatici le emissioni associate al consumo di di olio di palma, perché la produzione avviene in altri Paesi

La questione delle emissioni

Un altro aspetto lacunoso riguarda i conteggi delle emissioni. Talvolta vengono richiesti, ma in assenza di protocolli statali unici la loro affidabilità è dubbia. Inoltre, anche quando esistono, non prendono quasi mai in considerazione le emissioni generate nei Paesi in cui sorgono le piantagioni e risultano quindi incompleti. Lo stesso tipo di carenza caratterizza la deforestazione: di solito, quando un olio di palma arriva in Cina, non è possibile sapere se proviene da zone deforestate o meno. Inoltre, quasi per nessuno aspetto negativo esistono sistemi di monitoraggio indipendenti.

Il Paese è però anche all’avanguardia dal punto di vista tecnologico, e non sarebbe dunque difficile realizzare una rete efficace di tracciamento, sfruttando i dati satellitari e le tecnologie blockchain: sempre secondo gli autori, sarebbe possibile, e non troppo complicato, seguire il prodotto dall’albero al consumatore, evidenziando così tutti i passaggi sui quali intervenire, per esempio con divieti di importazione se le piantagioni non rispettano i criteri stabiliti e gli standard prefissati.

Gli aspetti positivi dell’olio di palma

La palma da olio presenta però anche diversi vantaggi rispetto ad altre piante da olio, che andrebbero valorizzati. Per esempio, a parità di terreno rende molto più della soia, e ha un’elevata capacità di assorbire carbonio. Tuttavia, tutto dipende da dove viene coltivata la palma da olio: se la piantagione sorge su terreni esausti o comunque non più coltivati, il bilancio può essere più che positivo. Se invece sostituisce una foresta o una palude, il bilancio diventa disastroso e le conseguenze durano per decenni. Anche sul luogo e sulla tipologia delle piantagioni ci sono quindi ampi margini di intervento: si potrebbero favorire gli oli provenienti da piantagioni realizzate su terreni degradati e vietare quelli ottenuti da coltivazioni che comportano la distruzione di aree vergini e ricche di biodiversità.

Piantagione di palme da olio; concept olio di palma
L’impatto di una piantagione di olio di palma dipende soprattutto da dove si coltiva, su un terreno esausto recuperato o abbattendo una foresta

I residui della produzione di olio, poi, costituiscono una grande opportunità di circolarità e anche di upcycling, perché si può riutilizzare ogni parte. Scorze, bucce dei noccioli, foglie, fibre, reflui della lavorazione possono essere trasformati in biocarburanti, biochar, bioplastiche, energia e prodotti di valore come fibre tessili. Infine, si può catturare il metano emesso dalle lavorazioni, così come tutta la biomassa, ed è già possibile farlo con tecnologie ampiamente disponibili già oggi.

Un approccio internazionale

I tre pilastri sono dunque la completa tracciabilità e sostenibilità del prodotto, il computo delle emissioni dell’olio prodotto in altri Paesi ma consumato in Cina e gli investimenti in tecnologie moderne per lo sfruttamento degli scarti, la cattura dei gas serra e il monitoraggio satellitare dell’intera filiera. Molti di questi passaggi prevedono collaborazioni internazionali, ma se la Cina imponesse questo tipo di approccio, essendo uno dei primi acquirenti mondiali, i produttori sarebbero fortemente incentivati ad adeguarsi. D’altro canto, se il Paese includesse una gestione diversa dell’olio di palma tra gli strumenti di cui si sta dotando per raggiungere i suoi obiettivi, ne trarrebbe un sicuro e rapido vantaggio.

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Fotolia

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