Protesta degli agricoltori su trattori in Belgio; concept: lobby, Copa-Cogeca, Coldiretti, Bruxelles

Documenti interni ottenuti da Grilled e raccontati dal Guardian svelano le strategie delle lobby per rallentare le riforme. Nel mirino, la riduzione dei pesticidi, i limiti agli allevamenti intensivi e le gabbie.

Un’inchiesta del quotidiano britannico The Guardian e del progetto investigativo Grilled, diretto dal giornalista Zach Boren, ricostruisce, attraverso documenti interni, le strategie utilizzate dalla lobby agricola europea Copa-Cogeca per rallentare o indebolire le riforme su pesticidi, allevamenti intensivi e benessere animale. Tra gli aderenti italiani figurano Coldiretti, Confagricoltura, Cia e Alleanza delle Cooperative Agroalimentari.

Questa volta non è la consueta polemica tra ambientalisti e agricoltori ma a parlare sono i verbali delle riunioni interne della più potente organizzazione agricola europea. Copa-Cogeca sostiene di rappresentare 22 milioni di agricoltori e cooperative agricole e gode di un accesso privilegiato alle istituzioni comunitarie. Nei documenti ottenuti da Grilled emerge però un’organizzazione che non si limita a rappresentare gli interessi del settore: cerca alleati tra i commissari, commissiona studi da utilizzare al momento opportuno, organizza visite negli allevamenti per i decisori politici e coordina la pressione sui governi nazionali.

Nel febbraio 2021 l’allora segretario generale Pekka Pesonen di Copa-Cogeca spiegò ai membri che avrebbero difeso prodotti controversi come foie gras e pellicce “allo stesso modo del tabacco”. Una frase che sintetizza bene l’impostazione: non discutere se una pratica debba cambiare, ma difenderla politicamente e guadagnare tempo.

Come la lobby ha affossato la riforma dei pesticidi

Uno degli obiettivi principali della strategia europea Farm to Fork era ridurre del 50% entro il 2030 l’uso e il rischio dei pesticidi chimici. Il nuovo regolamento avrebbe dovuto trasformare questo obiettivo politico in un obbligo concreto. Secondo i verbali citati dal Guardian, durante una riunione del settembre 2022 i rappresentanti di Copa-Cogeca discussero apertamente la possibilità di trascinare il negoziato fino alle elezioni europee del 2024, contando sull’arrivo di un Parlamento e di una Commissione meno favorevoli alle politiche ambientali.

Primo piano di un erogatore di pesticidi o fertilizzanti di un trattore
La lobby Copa-Cogeca è riuscita a ritardare i negoziati per ridurre del 50% l’uso di pesticidi fino alle elezioni

La strategia consisteva nel chiedere nuove valutazioni d’impatto, contestare gli studi delle istituzioni e presentare ai governi ricerche commissionate privatamente sugli effetti economici della riduzione dei pesticidi. L’obiettivo dichiarato nei documenti era “forzare la Commissione ad abbandonare i suoi obiettivi”. La tattica ha funzionato. La proposta di regolamento sull’uso sostenibile dei pesticidi è stata ritirata dalla Commissione nel febbraio 2024, pochi mesi prima delle elezioni europee.

Il risultato è ancora più rilevante oggi. La Commissione ha proposto nel dicembre 2025 che molte sostanze attive, dopo la prima valutazione, possano essere autorizzate senza una scadenza prestabilita, eliminando quindi per gran parte dei pesticidi il riesame automatico periodico. Bruxelles sostiene che il sistema consentirebbe di concentrare le risorse sui rischi emergenti; scienziati e organizzazioni ambientaliste temono invece che le sostanze possano rimanere sul mercato per decenni senza una rivalutazione sistematica.

Glifosato e neonicotinoidi

I documenti raccontano anche la pressione esercitata per il rinnovo del glifosato. In una nota del 2022 la segreteria di Copa-Cogeca invitava le organizzazioni aderenti a intervenire sulle rappresentanze permanenti degli Stati membri a Bruxelles per sostenere il rinnovo. Nel novembre 2023, dopo che i governi non erano riusciti a raggiungere una maggioranza qualificata né a favore né contro, la Commissione ha rinnovato l’autorizzazione del glifosato per altri dieci anni, fino al 15 dicembre 2033. L’Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro (IARC) lo classifica come “probabilmente cancerogeno”, mentre EFSA ed ECHA non hanno individuato elementi tali da impedire il rinnovo alle condizioni stabilite dall’Unione europea.

Il rapporto completo di Grilled aggiunge un particolare sui neonicotinoidi, sostanze note per gli effetti negativi sugli impollinatori. In risposta all’iniziativa europea Save Bees and Farmers, sostenuta da oltre un milione di cittadini, Copa-Cogeca predispose un documento per dimostrare che gli agricoltori stavano già adottando misure sufficienti e che quindi non servivano controlli più severi. Il documento venne definito internamente “un buon strumento di lobbying”. Un delegato fece però notare che rischiava di trasmettere un’immagine ingannevole, facendo credere che il declino degli impollinatori potesse essere risolto dagli agricoltori senza ulteriori interventi e finanziamenti pubblici.

Api sul telaio di un alveare
In risposta all’iniziativa europea Save Bees and Farmers, Coga-Cogeca ha cercato di sostenere che gli agricoltori stessero già facendo abbastanza

La lobby contro i lupi

Anche sui lupi la strategia ha funzionato. Nel 2021 Copa-Cogeca giudicava “probabilmente ingenuo” pensare di modificare la direttiva Habitat. Dopo anni di pressioni coordinate con governi, associazioni di cacciatori e proprietari terrieri, la tutela del lupo è stata però ridotta: da specie rigorosamente protetta è diventato specie protetta. Il cambiamento concede ai Paesi membri più libertà nell’autorizzare abbattimenti e caccia regolamentata, fermo restando l’obbligo di conservare popolazioni vitali.

Nel settembre 2024 Copa-Cogeca celebrava il risultato come “una grande vittoria di lobbying”. Secondo Ariel Brunner di BirdLife International, questa modifica non risolve i problemi degli allevatori, ma rischia di rappresentare il primo passo verso l’indebolimento di altre norme europee sulla protezione della natura.

Cambiare la legge sugli allevamenti intensivi prima che la vedano i cittadini

L’altra parte inquietante dell’inchiesta riguarda gli allevamenti industriali. Nel 2022 la Commissione europea stava preparando l’estensione della direttiva sulle emissioni industriali ai grandi allevamenti. In sostanza, le strutture con migliaia di animali avrebbero dovuto rispettare autorizzazioni e limiti alle emissioni più simili a quelli previsti per gli impianti industriali. Secondo un promemoria interno, le lettere inviate da Copa-Cogeca ai vertici della Commissione contribuirono a innalzare da 100 a 150 unità di bestiame la soglia prevista nella prima bozza, prima ancora che il testo fosse reso pubblico. Un’analisi citata da Grilled ha stimato che questo cambiamento abbia ridotto di 1,8 miliardi di euro l’anno i benefici sanitari attesi dalla riforma.

La pressione continuò con incontri, campagne sui media, visite di politici in allevamenti belgi, lettere agli ambasciatori e una manifestazione con i trattori davanti al Parlamento europeo durante il voto finale. Il testo approvato nel 2024 ha innalzato ulteriormente le soglie per gli allevamenti di suini e pollame ed escluso completamente quelli bovini. La proposta originaria avrebbe interessato comunque poco più dell’1% degli allevamenti bovini europei: non le piccole stalle familiari, dunque, ma le aziende con il maggior numero di animali e un impatto ambientale sproporzionato. Marco Contiero, responsabile delle politiche agricole di Greenpeace Europa, ha accusato Copa-Cogeca di avere scelto di proteggere un ristretto gruppo di operatori altamente industrializzati, invece della maggioranza degli agricoltori europei.

Tabella emissioni animali Fonte Grilled
Come è cambiata la normativa sulle emissioni degli allevamenti, nelle varie versioni (Fonte Grilled)

Le gabbie si potrebbero eliminare, ma è meglio aspettare

Ancora più clamorosa è la distanza tra le dichiarazioni interne e la posizione pubblica sulle gabbie. L’iniziativa europea End the Cage Age ha raccolto quasi 1,4 milioni di firme, chiedendo di vietare le gabbie per galline ovaiole, conigli, quaglie, scrofe e altre categorie di animali. Nel 2021 la Commissione si impegnò a presentare entro il 2023 una proposta legislativa per arrivare gradualmente al divieto. La proposta non è mai arrivata nei tempi annunciati.

Nei verbali di Copa-Cogeca, un rappresentante ammetteva che, con un adeguato sostegno economico, il settore avrebbe potuto “rinunciare alle gabbie domani”. La posizione ufficiale della lobby chiedeva però fino a 15 anni di transizione per le galline ovaiole.
Grilled riferisce inoltre che Copa-Cogeca commissionò una propria valutazione economica sull’abbandono delle gabbie, la tenne nel cassetto per due anni e la presentò alla Commissione solo quando la valutazione istituzionale aveva incontrato difficoltà. Dai verbali risulta che lo studio finanziato dalla lobby fu accolto favorevolmente e che la Commissione promise di utilizzarlo.

“Il lobbying ha dato i suoi frutti”

Lo stesso metodo è stato usato per difendere i finanziamenti pubblici alla promozione della carne rossa e lavorata. Quando la Commissione ipotizzò di escludere questi prodotti dai programmi coerenti con il piano europeo contro il cancro, Copa-Cogeca coinvolse alcuni commissari, le organizzazioni del vino e dell’alcol e le associazioni nazionali. Le limitazioni furono prima attenuate e poi abbandonate. Il commento riportato nei documenti interni è lapidario: “Il lobbying ha dato i suoi frutti”.

Copa-Cogeca non ha risposto alle richieste di commento di Grilled e del Guardian. La Commissione europea ha replicato che le proprie decisioni sono prese secondo le regole dell’Unione e nell’interesse europeo. Resta però una domanda: se le riforme ambientali possono essere rinviate fino alle elezioni, modificate prima ancora di diventare pubbliche e indebolite attraverso studi commissionati dai soggetti interessati, chi sta davvero scrivendo le politiche agricole europee?

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, Grilled

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