Il Senato dà il via libera al disegno di legge che ridisegna le regole dell’attività venatoria in Italia: più poteri alle Regioni e scontro aperto con l’Unione Europea.
Il 23 giugno il Senato ha approvato il nuovo disegno di legge sulla caccia: al momento della votazione si sono contati 80 favorevoli – appartenenti ai partiti della maggioranza –, 56 contrari e due astenuti. Rispetto alla legge n. 157 dell’11 febbraio 1992, la proposta presentata dai senatori Malan, Romeo, Gasparri e Salvitti introduce delle novità che riguardano tanto le specie cacciabili, quanto le aree di caccia e i calendari venatori. Un primo cambiamento significativo si riscontra fin dalla definizione di caccia ora riconosciuta come un’attività che “concorre alla tutela della biodiversità e dell’ecosistema”. Mentre si è ancora in attesa dell’approvazione da parte della Camera, il ddl è già stato oggetto di aspre critiche in particolare da parte delle associazioni ambientaliste, ma anche per la Commissione europea è motivo di criticità.
Le principali novità
Ciò che salta subito agli occhi è il maggior potere che il ddl caccia consegna alle Regioni. Per quanto riguarda l’ampliamento delle zone interessate all’attività venatoria, saranno le Regioni a dover inviare al Ministero dell’Agricoltura e a quello dell’Ambiente una relazione sulle aree dove la caccia non è consentita. La valutazione dovrà essere provvista delle ragioni tecnico-scientifiche che hanno portato alla perimetrazione dei luoghi e i livelli di conservazione della fauna selvatica. Anche i terreni di proprietà di enti pubblici e demaniali potranno essere destinati alla caccia: ciò non significa che i divieti già esistenti saranno cancellati automaticamente, ma che tali zone saranno considerate nella programmazione delle regioni.
Tra i divieti eliminati si annovera anche quello di caccia nei pressi dei valici montani attraversati dalle rotte migratorie di uccelli dove la proibizione sarà attiva solo in determinati periodi dell’anno. In generale, non è più previsto un calendario venatorio valido per tutta l’Italia.
Animali sotto attacco
Tra i cambiamenti introdotti c’è anche la possibilità di cacciare gli ungulati e i cinghiali su terreni coperti in tutto o nella maggior parte di neve; la legge del 1992 vieta tale possibilità nel tentativo di tutelare la fauna selvatica: con la neve, gli animali sono vulnerabili, faticano a trovare cibo, si muovono più difficilmente e sono più rintracciabili tramite le impronte. Secondo il ddl caccia, invece, “in zone con sovrappopolazione di ungulati la braccata sulla neve può essere strumento utile per mantenere l’equilibrio tra fauna selvatica e le attività agricolo-forestali”. Se alcune specie potranno essere cacciate anche sotto la neve, altre per la prima volta saranno cacciabili.

È questo il caso dell’oca selvatica e del piccione di città. Allo stesso tempo si è provveduto alla liberalizzazione dei richiami vivi con la possibilità di catturare in natura fino a dieci uccelli per ciascuna specie e l’assenza di limiti alla detenzione di esemplari nati e allevati in cattività. Continuando a porre l’attenzione sugli animali, il lupo viene eliminato dall’elenco delle specie particolarmente protette sebbene il testo non lo inserisca nella lista delle specie che possono essere braccate. Spostando invece lo sguardo sulla figura del cacciatore, c’è un cambiamento rispetto alla legge n. 157 che prevede che l’esercizio venatorio possa essere praticato in via esclusiva in modo vagante oppure da un appostamento fisso: con il nuovo ddl si permette ai cacciatori di non rimanere legati a una modalità.
La posizione dei proponenti
Per i sottoscriventi, così come per la Federazione italiana della Caccia e Coldiretti, il ddl sulla caccia segna un punto di svolta fondamentale per la gestione della fauna selvatica in Italia. Ad accogliere con entusiasmo il disegno di legge c’è anche Confagricoltura che sottolinea come la densità della fauna selvatica porti con sé la perdita di redditività delle attività agricole in alcune aree del Paese, nonché la diffusione della peste suina africana. In quest’ottica, la proposta di legge vuole creare un maggiore equilibrio tra la natura e le attività produttive: i danni all’agricoltura italiana causati dalla fauna selvatica ammontano a 200 milioni di euro.
Caccia come veicolo della peste suina
Come abbiamo visto, c’è chi ritiene che una maggiore libertà di caccia degli ungulati, in particolare dei cinghiali, rappresenterebbe un limite alla diffusione della peste suina, virus particolarmente virulento ed estremamente letale che colpisce anche i suini domestici. Gli esperti contraddicono però questa posizione, tanto da affermare che ciò che viene spacciato per soluzione sia in realtà parte del problema.
La caccia rischia, infatti, di amplificare la circolazione del virus principalmente per due motivi: spaventati dai cacciatori, i cinghiali fuggono diffondendo con rapidità la malattia in aree ancora non infette; allo stesso tempo anche il cacciatore stesso potrebbe diventare veicolo di propagazione della peste. È sufficiente calpestare il terreno entrato in contatto con fluidi corporei del cinghiale per portare il virus nell’ambiente in zone libere dall’epidemia. Attualmente la peste suina africana è presente in otto regioni – Piemonte, Liguria, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Campania, Basilicata, Calabria – e l’unico modo per contenere la situazione è assicurarsi che gli animali non migrino in altri territori.

Monito dall’Europa
Il dibattito sul disegno di legge sulla caccia si caratterizza però anche per un’emblematica opacità: le associazioni ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU-Birdlife Italia e WWF Italia sono venute in possesso di una lettera ufficiale della Commissione europea inviata a dicembre 2025 al direttore generale della Tutela della biodiversità e del mare – e per conoscenza al Dipartimento amministrazione generale, pianificazione e patrimonio naturale, entrambi al Ministero dell’Ambiente – che boccia parte del disegno di legge n. 1552. Il documento evidenzia violazioni delle Direttive Uccelli e Habitat in particolare in relazione all’estensione della caccia fuori stagione, all’indebolimento del parere scientifico di ISPRA, all’uso di visori ottici, alla liberalizzazione dei richiami vivi con rischi di bracconaggio e traffici illegali.
A fronte di questi punti critici l’Europa tiene monitorato il percorso del ddl senza prevedere un reale rallentamento, così come dichiarato da Anna-Kaisa Itkonen, portavoce della Commissione europea per l’Ambiente, che da Bruxelles ha affermato: “Il provvedimento è ancora in fase di bozza. Siamo in contatto con le autorità italiane, ma per quanto riguarda un eventuale commento sulla legislazione lo faremo solo dopo che l’iter legislativo in Italia sarà concluso”.
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