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Prezzo, fame e falsi miti social: tre studi svelano cosa guida davvero le nostre scelte al supermercato.

Tra i fattori che influenzano la scelta di acquistare carne o altri cibi da acquistare ce ne sono alcuni prettamente economici, altri di tipo culturale, che dipendono da opinioni non sempre fondate, e altri fisiologici, che risentono di situazioni come il livello di fame. Il rapporto è quindi più complesso e articolato di quanto si potrebbe pensare, come illustrano tre ricerche uscite in contemporanea, che mostrano le diverse facce della stessa medaglia.

Il pensiero al portafoglio

Nel primo, pubblicato sulla rivista del gruppo Nature, Communications Sustainability, i ricercatori dell’Università di Helsinki, in Finlandia, in collaborazione con la McGill University di Montreal in Canada, hanno cercato di capire quali fossero le motivazioni che possono spingere i clienti di un supermercato a scegliere un’opzione vegetale al posto della carne.

A tale scopo hanno attentamente analizzato i movimenti mensili di 87.000 carte fedeltà di alcuni supermercati canadesi e finlandesi in un periodo di tempo di due anni, per un totale di 58.000 acquisti in Canada e 29.000 in Finlandia. In questo modo hanno avuto a disposizione dati reali sugli acquisti, e non ciò che le persone riferivano o ricordavano. Le analisi hanno riguardato sette categorie di prodotti vegetali tra le quali i legumi, le bevande come il latte di soia, il tofu e vari sostituti delle proteine animali, e 14 di prodotti animali quali la carne e le uova, e i cambiamenti associati alle variazioni di prezzo.

Più scelta aiuta

Il risultato è che il prezzo pesa soprattutto sulle scelte legate ai prodotti animali, più che su quelle riguardanti gli alimenti vegetali. Anche tra i clienti con minori disponibilità economiche, più sensibili alle variazioni di prezzo, gli acquisti cambiavano spesso all’interno della categoria dei prodotti animali: per esempio scegliendo carne macinata invece di bistecca. Questo accade probabilmente perché nel reparto delle proteine animali l’offerta è ampia e comprende molte fasce di prezzo, mentre tra le alternative vegetali la possibilità di scegliere prodotti equivalenti ma più economici è ancora limitata.

Dallo studio emergono quindi due fattori decisivi: il prezzo, come prevedibile, e l’offerta. Per favorire una dieta sana e sostenibile, secondo gli autori, non basta ridurre il prezzo dei sostituti della carne o delle bevande vegetali: occorre aumentare la disponibilità di prodotti e renderli competitivi rispetto a quelli di origine animale. Nel frattempo, chi vuole risparmiare può orientarsi verso prodotti vegetali semplici e poco trasformati, come i legumi, che restano una delle opzioni più convenienti.

Dito che indica un piatto di verdure miste accanto a un piatto di carne grigliata; concept: dieta vegetale, vegana o vegetariana, flexitariana
I meatinfluencer spingono verso un consumo esagerato di carne

Carne e meatinfluencer

Il secondo è in realtà un sondaggio condotto su mille cittadini statunitensi dall’autorevole gruppo di medici Physicians Committee for Responsible Medicine, che ha voluto esplorare un fenomeno sempre più evidente sui social: quello dei cosiddetti meatinfluencer (ne avevamo già parlato in questo articolo). Coloro che spingono verso il consumo esagerato di carne, sostenendo argomenti privi di fondamento, e delle opinioni infondate che si trasmettono nella cosiddetta manosfera, cioè quella parte di internet frequentata da maschi che esalta tutti i peggiori stereotipi e le credenze più infondate sulla supposta “mascolinità”.

Le risposte hanno mostrato quanto forti siano i pregiudizi: il 53% degli intervistati ritiene che mangiare carne sia un gesto da maschi, contro il 10% che lo pensa degli alimenti vegetali. Anche quando interrogati su singole categorie hanno affermato, in un caso su due, che la carne è per maschi e nel 35% dei casi che la soia è per femmine. E il dato più preoccupante è che i più convinti sono coloro che hanno tra i 18 e i 34 anni: i giovani risentono delle assurdità che leggono online più degli uomini più maturi. Gli autori sottolineano poi quanto siano paradossali le credenze diffuse tramite social: come dimostrano numerosi studi e metanalisi, è la dieta con un alto tenore di proteine animali e grassi saturi derivanti che minaccia la fertilità e non solo.

Viceversa, quella che contiene fibre, sostanze quali il licopene dei pomodori e il resveratrolo dell’uva, e il latte vegetale – compreso quello di soia – al posto di quello di vacca (che contiene estrogeni) è protettiva e benefica anche per le funzioni sessuali e riproduttive, protegge dal tumore della prostata e dalle patologie cardiovascolari e metaboliche e allunga quindi la vita.

Se a guidarci è lo stomaco

Infine, il terzo studio, uscito su Appetite, ha voluto indagare su un fatto noto, e cioè l’importanza di fare la spesa non quando si è affamati e, in particolare, il ruolo dell’immaginazione in condizioni di appetito più o meno pronunciato. I ricercatori dell’Università di Otago, in Nuova Zelanda, hanno infatti dimostrato che, quando si ha fame, i pensieri associati al cibo sono più vividi e gratificanti, e in questo modo spingono con più forza a soddisfare la fame e, se si è in un supermercato, ad acquistare.

Hanno chiesto a una sessantina di volontari di immaginare il sapore, l’odore e la consistenza di alcuni alimenti mentre erano in condizioni metaboliche diverse, per verificare se l’esito fosse differente, e hanno dimostrato che effettivamente è così. Quando si è affamati si immagina con più efficacia e in particolare si pensa alla consistenza, mentre proiettarsi sul sapore è più difficile. Tra l’altro, questo mostra che ogni aspetto subisce una diversa influenza dallo stato metabolico e ha quindi un impatto differente nel processo decisionale. Una differenza di cui si potrebbe tenere conto se si deve cercare di convincere le persone a orientarsi verso una dieta più sana.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos

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