Il report EFSA conferma l’efficacia del sistema di controllo italiano: bassissime le irregolarità, anche per i prodotti importati. Ma la metà dei campioni convenzionali presenta contemporaneamente più residui di pesticidi, seppur entro i limiti di legge.
Il cibo che arriva sulle tavole degli italiani è sicuro. È questo il verdetto che emerge dalle oltre 50 pagine dedicate specificamente all’Italia nell’ultimo rapporto annuale dell’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare). I dati, frutto di una delle reti di campionamento più capillari d’Europa, mostrano un quadro di sostanziale stabilità e conformità, ridimensionando i timori su possibili emergenze legate ai residui di pesticidi.
Il primato dei controlli italiani
L’Italia si conferma un modello di vigilanza. Il piano nazionale di controllo ha analizzato decine di migliaia di campioni, con un’attenzione che copre non solo la produzione interna ma anche le merci in transito. Secondo il report, la percentuale di campioni non conformi in Italia e nel resto dell’UE oscilla tra l’1,2% e l’1,8%. Si tratta di numeri estremamente piccoli, che testimoniano l’efficacia dei protocolli di corretta pratica agricola. Anche guardando alle importazioni, pur in presenza di un raddoppio della non conformità che sale al 3,6%, siamo di fronte a numeri che restano comunque marginali: il 96,4% dei prodotti che varcano le frontiere dell’UE è perfettamente in linea con i rigidi standard comunitari.

Il problema dei residui multipli di pesticidi
Il dato più interessante che emerge dall’analisi delle tabelle italiane riguarda però la natura dei campioni conformi. Circa la metà dei prodotti agricoli italiani analizzati presenta residui di pesticidi al di sotto dei limiti di legge. Questo significa che se da un lato il superamento delle soglie di sicurezza è un evento raro (meno del 2% dei casi), dall’altro la presenza di un cocktail di sostanze — tutte regolarmente autorizzate e presenti in dosi minime — è ormai una caratteristica strutturale dell’agricoltura convenzionale. Un dato che non deve allarmare dal punto di vista tossicologico immediato, ma che conferma come la chimica rimanga un pilastro fondamentale per la difesa delle colture su larga scala.
Sorveglianza alta sulle importazioni
Sebbene le irregolarità sui prodotti extra-UE siano percentualmente doppie rispetto a quelle interne (3,6% contro l’1,2-1,8% medio), il report invita alla calma. La maggior parte di queste non conformità viene intercettata prima ancora che il prodotto raggiunga gli scaffali dei supermercati, grazie ai controlli rafforzati alle frontiere. Il divario tra produzione interna ed estera esiste, ma non rappresenta una “falla” nel sistema: piuttosto, conferma che i criteri europei sono tra i più severi al mondo e che il filtro doganale funziona in modo efficace nel bloccare le partite non idonee.
Biologico e baby food si confermano ‘zero residui’
Per chi cerca l’assenza totale di sostanze chimiche, il report conferma la validità delle filiere bio e dei prodotti per l’infanzia. In questi settori, i campioni analizzati dalle autorità italiane mostrano tassi di conformità prossimi al 100%, con la quasi totale assenza di multiresiduità, posizionandosi come eccellenze assolute all’interno di un sistema già ampiamente sicuro.
Il report restituisce l’immagine di un Paese che controlla molto e bene. Mangiare italiano offre garanzie di sicurezza tra le più elevate al mondo. La sfida futura non sembra essere tanto la lotta alle (rare) illegalità, quanto una riflessione agronomica e normativa sulla presenza diffusa di multiresidui, anche se ampiamente al di sotto dei livelli di guardia stabiliti dalla legge.
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giornalista redazione Il Fatto Alimentare


