Operatrici prendono cibo da pozzetti da un bancone di una mensa scolastica o lavorativa

Non servono campagne di sensibilizzazione complesse o costi extra: basta un semplice accorgimento strategico nel menu della mensa aziendale per spingere i lavoratori a scegliere opzioni più sostenibili.

Bastano gesti semplici e molto economici per convincere le persone a mangiare più pietanze a base vegetale, quando consumano i pasti nelle mense aziendali. Inserire nei menu quotidiani, oltre alle solite proposte, opzioni di questo tipo, che costino mediamente come le altre, e che apportino lo stesso quantitativo di calorie, può fare una grande differenza. Lo ha dimostrato una sperimentazione britannica condotta in contesti reali, capace di offrire dati estremamente affidabili.

Nello studio, i ricercatori dell’Università di Oxford hanno selezionato sei mense aziendali sparse in tutto il paese, di aziende di dimensioni variabili da qualche decina a diverse centinaia di dipendenti, e hanno chiesto ai gestori di sostituire un piatto a base di carne con uno a base vegetale, mantenendo sempre una scelta tra tre possibili piatti principali (due delle quali con proteine animali), per un periodo complessivo di sette settimane. Poi sono andati a verificare che cosa avevano scelto i lavoratori.

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Mangiare alimenti vegetali significa avere sempre un impatto inferiore rispetto alla carne

In totale, in quell’intervallo di tempo sono state acquistate oltre 26.100 porzioni singole di alimenti per il pranzo. Come illustrato sull’International Journal of Behavioural Nutrition, i dati hanno mostrato che, nelle mense dove era stata introdotta la pietanza vegetale, l’acquisto era aumentato del 41% rispetto a quanto era accaduto nelle mense di controllo. Da notare che in tutti i menu erano comunque presenti anche prima piatti a base vegetale, in percentuali variabili dal 7 al 27% del totale, ma erano quasi sempre in posizioni poco visibili o presentati con minore enfasi. Circoscrivendo l’analisi a giorni singoli, l’aumento era stato talvolta anche superiore, fino al 63%.

Salute e dieta vegetale

Ci sono stati poi ulteriori vantaggi, derivanti direttamente dalla decisione di prendere un piatto privo di carne o pesce. Le calorie medie sono diminuite di 26 unità, i grassi totali di 0,59 grammi (g), quelli saturi di 0,49 g, il sale di 0,05 g, mentre le proteine sono aumentate di 2,04 g e i carboidrati di 1,48 g. Fibre e zuccheri sono rimasti sostanzialmente invariati. Ci sono stati quindi benefici dal punto di vista della salute, per quanto di modesta entità, se rapportati al singolo pasto.

I vantaggi sono stati anche di carattere ambientale, perché mangiare alimenti a base vegetale significa avere sempre un impatto inferiore rispetto a quello che si genera con la carne, i latticini e il pesce. Secondo le stime effettuate, durante le settimane di intervento si è ridotto l’impatto in termini di emissioni, la perdita di biodiversità, come pure il potenziale di eutrofizzazione e l’utilizzo di acqua.

Infine, non meno importante per il successo di iniziative di questo tipo, i gestori non hanno avuto alcun effetto negativo: le vendite sono rimaste invariate, sia come quantità che come ricavi, e lo spreco non è aumentato. Non ci sono pertanto motivi economici per non implementare l’offerta di piatti a base vegetale. E ce ne sono molti per farlo.

© Riproduzione riservata. Foto: Depositphotos.com

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