Due nuovi studi internazionali rivelano l’impatto devastante dei cibi industriali: se tra i giovani il rischio obesità triplica, dopo i sessant’anni il danno si sposta sui muscoli, sostituiti progressivamente dal grasso.
Un elevato consumo di alimenti ultra processati nell’adolescenza è associato all’aumento di peso e all’obesità, e anche se non è possibile dimostrare un rapporto diretto di causa ed effetto, la relazione si vede in tutto il mondo, ed emerge da studi anche piuttosto diversi. Lo dimostra una delle più grandi metanalisi mai effettuate sul tema, appena pubblicata su PLoS One dai ricercatori ed epidemiologi dell’Università di Gondar, in Etiopia. Il danno prosegue poi nell’età adulta, e dopo i sessant’anni si vede in particolare nei muscoli, perché in chi consuma più ultra processati le fibre muscolari sono sostituite da tessuto adiposo, come evidenzia un’altra ricerca, questa volta uscita su Radiology.
Adolescenti e ultra processati: una relazione pericolosa
Negli ultimi decenni il tasso di sovrappeso e obesità tra i bambini e gli adolescenti è cresciuto in maniera drammatica, e le due condizioni si manifestano sempre più precocemente. Come ricordano gli autori, in quarant’anni il numero di bambine obese è aumentato di dieci volte, passando dai cinque milioni del 1970 ai cinquanta milioni del 2016, e quello dei bambini obesi di dodici volte, passando da sei ai 74 milioni. In base alle stime del 2019 della World Obesity Federation, nel 2025 i bambini e i ragazzi di età compresa tra i cinque e i 19 anni già obesi erano 206 milioni, un numero destinato a crescere fino a 254 milioni entro il 2030.
Da tempo ci si interroga sulle cause di questa esplosione di chili di troppo, cercando di capire il ruolo dell’aumento della sedentarietà, amplificato dalle ore passate davanti ai device, e quello della dieta. E ora questa metanalisi contribuisce a sottolineare l’importanza degli alimenti ultra processati, il cui consumo è aumentato di pari passo con il peso medio degli adolescenti e non solo.
Ultra processati nel mondo
I ricercatori hanno individuato 23 studi effettuati tra il 2008 e il 2025 in paesi diversissimi, tra i quali l’Indonesia, il Bangladesh, l’India, il Brasile, la Cina, l’Etiopia, la Grecia, il Qatar, la Giamaica, il Messico, la Polonia, la Corea del Sud, gli USA, l’Iraq e il Vietnam, che hanno coinvolto in totale ben 155.000 adolescenti di età compresa tra i dieci e i 19 anni, e hanno verificato i risultati. Si trattava di ricerche che prendevano di mira situazioni come la frequentazione dei fast food, il consumo di junk food e/o di bevande zuccherate, le abitudini a casa o a scuola, la frequenza dei pasti in famiglia e così via.

Inesorabilmente è emerso che c’è sempre una relazione lineare: più ultra processati si consumano, maggiore è il rischio di essere in sovrappeso o già obesi; chi ne mangia di più ha un aumento del 63% di essere obesi rispetto a chi ne mangia di meno. Un’analisi più ristretta, concentrata sugli anni 2024-2025, ha confermato la relazione e anzi, ha mostrato che è ancora più forte, perché l’aumento, tra i ragazzi che mangiano peggio rispetto a quelli che consumano meno ultra processati, è del 200%.
Anche se gli studi analizzati erano tutti osservazionali, questi risultati ne rafforzano numerosi altri: difficile pensare che si tratti di una relazione casuale. Piuttosto, commentano gli autori, è fondamentale proteggere i più giovani da rischi che hanno ripercussioni su tutta la loro vita, iniziando da un’educazione che li aiuti a capire meglio che cosa mangiano e perché questo c’entra con la loro salute.
Gli ultra processati colpiscono i muscoli
A conferma del fatto che i danni non sono certo limitati alle età dello sviluppo è giunto poi un altro studio, questa volta singolo e relativo alla fascia di popolazione che tende verso l’estremo opposto: quella degli over sessanta. Si tratta di una ricerca diversa da quelle consuete, che si è avvalsa dei dati raccolti nell’ambito di un programma di prevenzione dell’artrosi attraverso le risonanze magnetiche chiamata The Osteoarthritis Initiative, portata avanti negli Stati Uniti tra il 2004 e il 2015 su seicento persone. L’indice di massa corporea medio era di 27, ed erano quindi tutti in sovrappeso, e la percentuale di calorie giornaliere ricavata dagli ultra processati nell’anno precedente era stata attorno al 40%.
Analizzando le risonanze, i ricercatori dell’Università della California di San Francisco hanno dimostrato che maggiore era il contributo degli ultra processati e maggiore era la presenza di grasso intramuscolare nella coscia, a prescindere dalle calorie totali assunte. Nelle immagini, ottenute mediante risonanze normali, a disposizione di qualunque centro di radiologia, il fenomeno viene interpretato come vera e propria degenerazione muscolare, cioè sostituzione delle fibre muscolari in tessuto adiposo, che si deposita in striature rimpiazzando quelle muscolari.
Gli ultra processati danneggiano quindi chi li assume anche da questo punto di vista, particolarmente importante se si pensa che i muscoli dovrebbero sorreggere un peso che è già eccessivo e che, più si va avanti con gli anni, più la situazione di ossa, articolazione e muscoli peggiora.
In definitiva, secondo gli autori avere una dieta di qualità migliore, oltre ad avere numerosi altri effetti positivi, può aiutare anche a prevenire l’artrosi del ginocchio, preservando la muscolatura.
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Giornalista scientifica


