Una donna in cucina vista di schiena con guanti di gonna, straccio e prodotto per le pulizie; concept: pulizia, igiene, disinfettanti

Troppi disinfettanti in casa: l’abuso di biocidi e antimicrobici rischia di favorire resistenze e danni ambientali, avvertono gli esperti.

Le case private ne sono piene, soprattutto dalla pandemia: saponi, prodotti per l’igiene personale, per la biancheria, per la cucina, per il bagno e per la casa in generale sono sempre più spesso addizionati di antimicrobici o biocidi, propagandati dal marketing come un valore aggiunto. Ma è proprio così? C’è davvero bisogno di tutta questa disinfezione di ogni superficie e di ogni centimetro di pelle? E che conseguenze negative può avere? Per rispondere a queste domande e insieme lanciare un appello affinché si ponga un freno a una tendenza scellerata, un gruppo di esperti di università e centri di ricerca di Canada, Stati Uniti, Brasile e Svizzera ha pubblicato un dettagliato articolo su Environmental Science & Technology, che si conclude con una serie di richieste molto specifiche rivolte all’Organizzazione Mondiale della Sanità come ai singoli Paesi, ai produttori come ai cittadini: a tutti.

La resistenza agli antimicrobici uccide

Il dato di partenza, da non dimenticare, è che già oggi ogni anno almeno un milione di persone muoiono per infezioni contro le quali gli antibiotici non sono più efficaci perché si è sviluppata una resistenza, e le previsioni sono tutte negative. Per questo l’OMS già nel 2016 ha lanciato il suo Global Action Plan on Antimicrobial Resistance, più volte aggiornato, e non smette di emanare allarmi e richiami, oltre a raccomandare di lavare le mani con sapone e acqua, senza ricorrere ai biocidi.

Un uomo usa un gel igienizzante per le mani; concept: Covid-19, coronavirus, pandemia, antimicrobici, disinfettanti
Gli antimicrobici e i biocidi si sono diffusi particolarmente durante la pandemia da Covid-19

Durante la pandemia, però, i disinfettanti e i biocidi hanno svolto un ruolo fondamentale, e molte persone si sono abituate a usare prodotti come i gel o gli spray, anche se oggi non c’è più la necessità di sterilizzare le superfici. Il risultato, comprovato da tutti gli studi che analizzano le acque reflue e i terreni in alcune zone sensibili, sono enormi quantità di prodotti di questi tipo dispersi nell’ambiente provenienti da usi privati, che si aggiungono a quelli che arrivano dalle disinfezioni industriali come i composti di ammonio quaternario (QAC), per esempio il cloruro di benzalconio, altre sostanze come il cloroxilenolo e molti altri. La diluizione dell’acqua e del suolo, però, fa sì che i batteri patogeni siano esposti a quantità sub-ottimali di questi composti, ovvero che si trovino nelle condizioni ideali per sviluppare resistenze non solo verso di essi, ma anche verso gli antibiotici: un pericolosissimo circolo vizioso.

Le raccomandazioni degli esperti

Inoltre alcuni dei biocidi sono stati trovati in acque potabili, sedimenti e perfino nel latte materno, a conferma della pervasività della dispersione. Ecco quindi i consigli che gli esperti ritengono fondamentali, per tutelare la salute di tutti e ridurre anche la dispersione di sostanze chimiche nell’ambiente:

  • OMS e comunità internazionale: il primo passo è riconoscere l’esistenza del problema. Per farlo, il gesto più forte è includere i biocidi nel Piano globale, che dovrebbe esplicitamente escludere l’impiego in tutti i casi non necessari e stabilire obiettivi di riduzione della produzione. Inoltre i biocidi dovrebbero essere stabilmente inseriti nei programmi di monitoraggio delle acque reflue, di quelle superficiali e delle matrici ambientali.
  • Singoli Paesi: i governi nazionali dovrebbero varare regole che seguano le direttive del piano dell’OMS, compresi i monitoraggi. Nello specifico, dovrebbero permettere l’uso dei biocidi nei prodotti domestici solo qualora esistano prove certe di efficacia e di superiorità rispetto ad altre sostanze o pratiche. Inoltre dovrebbero creare un archivio nel quale far confluire le informazioni scientifiche di rilievo, di modo che l’aggiornamento sia costante e tempestivo. Infine – molto importante – dovrebbero finanziare campagne di informazione rivolte al pubblico finalizzate a sradicare le errate credenze arrivate dalla pubblicità negli ultimi anni e relative alla necessità di disinfettanti nelle normali attività quotidiane.
  • Aziende: i produttori dovrebbero essere sostenuti nella ricerca di alternative e nella sostituzione graduale dei prodotti attuali con altri che non contengano biocidi.
  • Cittadini: i singoli dovrebbero evitare di usare questi prodotti e ricorrere piuttosto, quando necessario, all’acqua ossigenata o all’alcol, che hanno un potere superiori rispetto ai QAC ma inducono molto meno facilmente resistenza. 

© Riproduzione riservata Foto: Depositphotos, AdobeStock

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