Studio dell’Oregon Research Institute ribalta le teorie sulla dieta: la varietà a tavola potrebbe essere il nemico del peso forma.
C’è un modo per perdere peso che non prevede farmaci: puntare sulla stabilità delle abitudini e sulla monotonia alimentare. Se si mangiano sempre le stesse cose, giorno dopo giorno, non solo si rischia di indulgere meno verso alimenti che fanno ingrassare, ma subentra anche la noia che, a sua volta, fa scemare l’appetito, evitando che si continui ad acquistare peso o facilitando l’eliminazione di qualche chilo di troppo.
L’efficacia – sorprendente – della routine, che in parte contrasta quanto si è sempre sostenuto sul ruolo della varietà a tavola, è stata dimostrata in uno studio pubblicato su Health Psychology dagli psicologi dell’ Oregon Research Institute, che hanno ideato un modo per verificare l’influenza delle abitudini reiterate a tavola.
In esso i ricercatori hanno coinvolto oltre 110 persone in sovrappeso o già obese che avevano aderito a un programma di terapia comportamentale per cercare di dimagrire, e hanno chiesto loro di annotare qualunque cosa mangiassero durante la giornata in una app specifica, e di pesarsi ogni giorno con una bilancia wireless. Per avere traccia di abitudini il più possibile coerenti, hanno concentrato le misurazioni nelle prime 12 settimane del programma, perché di solito chi inizia un percorso tende a rispettare le regole in modo scrupoloso nelle prime settimane, per poi lasciarsi andare sempre di più via via che passano i giorni.
Dimagrire con la routine
Una volta raccolti i dati, i ricercatori hanno stabilito il livello di routinarietà di ciascun partecipante in due modi. Innanzitutto hanno controllato la stabilità calorica, cioè quanto il singolo partecipante tendesse ad assumere le stesse calorie giorno dopo giorno e tra i giorni feriali e il fine settimana. Poi hanno analizzato la cosiddetta ripetizione alimentare, cioè la frequenza con cui i volontari segnavano lo stesso tipo di alimento alla stessa ora, indice di abitudini radicate, o invece tendevano a cambiare cercando sempre nuovi prodotti, anche se isocalorici*.

Infine, hanno controllato il peso degli abitudinari e lo hanno confrontato con quello dei più curiosi, e hanno così scoperto che i primi nei tre mesi di osservazione avevano perso il 5,9%, i secondi il 4,3%: una differenza rilevante. Inoltre è emerso che una maggior uniformità del tipo di alimento scelto corrispondeva a risultati migliori dal punto di vista della perdita di peso. Ed era vero anche il contrario: per ogni cento calorie in più assunte ogni giorno da alimenti diversi da quelli soliti, la perdita di peso diminuiva dello 0,6% e la dieta era quindi meno efficace. Il vantaggio delle abitudini rimaneva visibile anche in caso di variazioni tra giorni lavorativi e giorni del fine settimana: se erano abitudini con caratteristiche stabili, anche le variazioni erano associate a una perdita di peso superiore.
L’interpretazione
Secondo gli autori i risultati suggeriscono che la strategia migliore per dimagrire sia decidere una certa dieta basata su pochi alimenti e un tenore calorico fisso, e poi mantenere quello schema, piuttosto che cercare di variare. Vivendo in società obesogene, dove gli stimoli sono ubiquitari e costanti, è meglio cercare di consolidare abitudini sane piuttosto che, con la scusa della varietà, esporsi a cambiamenti che possono costituire altrettanti stimoli a derogare, o possono essere la via di accesso per alimenti non adatti anche senza che la persona se ne renda conto. Inoltre la routine induce noia, e la noia non spinge a mangiare troppo, anzi, suscita in parte anche rifiuto del solito cibo: un fattore inconscio su cui si può contare come sostegno ulteriore alla forza di volontà e alla disciplina.
Altri studi hanno concluso il contrario, e cioè che, nelle diete, la varietà sia un valore aggiunto e aiuti, ma secondo gli autori c’è sempre un elemento che distorce i risultati di quel tipo di ricerche: si valutano situazioni lontane da quelle reali, nelle quali le persone scelgono cibo sano e vario, resistendo a quello che fa acquisire peso. Nei contesti come quelli attuali, è invece meglio aggrapparsi a pochi alimenti certi e concentrarsi sulla necessità di non concedersi eccezioni o quasi.
* Isocalorico: dal greco isos (uguale), indica alimenti o pasti che hanno lo stesso contenuto calorico.
© Riproduzione riservata Foto: AdobeStock
Giornalista scientifica


