I dati più recenti sull’obesità infantile, diffusi dall’Istituto Superiore di Sanità, proprio in occasione della Giornata Mondiale dell’Obesità, e basati sull’indagine Okkio alla Salute, restituiscono infatti un quadro preoccupante: nel nostro Paese un bambino su cinque è in sovrappeso, mentre circa il 40% degli adulti presenta la stessa condizione.
Le informazioni raccolte dall’indagine mettono in luce alcune abitudini alimentari diffuse tra i più giovani che contribuiscono a questo fenomeno. Quasi due bambini su cinque non fanno una colazione adeguata, più della metà consuma una merenda abbondante a metà mattina, uno su quattro beve quotidianamente bevande zuccherate o gassate e il consumo di frutta e verdura risulta spesso inferiore alle raccomandazioni nutrizionali.
Promuovere l’alimentazione sana
Di fronte a questi dati appare sempre più evidente quanto sia importante promuovere un’alimentazione sana, equilibrata e sostenibile, insieme a stili di vita attivi. Accanto all’attività fisica, la diffusione di competenze alimentari rappresenta infatti una delle strategie più efficaci per prevenire il sovrappeso e l’obesità già in età infantile. In questo scenario, la scuola assume un ruolo chiave: è uno dei pochi contesti in grado di raggiungere in modo sistematico bambini e ragazzi, offrendo loro strumenti e conoscenze utili per sviluppare una maggiore consapevolezza nelle scelte alimentari quotidiane.
Quando si parla di educazione alimentare si fa riferimento all’insieme di strategie e interventi finalizzati a trasmettere conoscenze e competenze utili a promuovere comportamenti alimentari più sani e consapevoli, contrastando la diffusione di abitudini scorrette. Ma queste strategie sono davvero efficaci? Se osserviamo i dati relativi al sovrappeso e all’obesità in Italia emerge chiaramente che la tendenza non ha subito cambiamenti significativi negli ultimi anni.

L’educazione alimentare nelle scuole italiane
Se analizziamo il contesto scolastico, che rappresenta uno dei principali luoghi in cui l’educazione alimentare dovrebbe essere promossa, emerge la mancanza di un approccio sistematico e strutturato. Esistono diverse proposte di legge a livello nazionale, ma al momento non si è arrivati a una normativa condivisa che definisca modalità e strumenti per l’insegnamento dell’educazione alimentare nelle scuole.
Alcune regioni hanno approvato leggi regionali specifiche, mentre altre stanno ancora completando l’iter di approvazione. La regione Toscana ha per esempio di recente dato disposizioni in materia di educazione alimentare mediante l’approvazione della Legge Regionale n. 48 del 18 agosto 2025 mentre la Regione Lazio, a novembre 205, ha presentato, in collaborazione con l’agenzia regionale Arsial, il Piano di interventi destinato a promuovere nelle scuole del territorio una cultura alimentare basata su qualità, sostenibilità e prodotti biologici.
Tuttavia, anche in presenza di normative regionali, la situazione rimane piuttosto frammentata. L’adozione di una legge regionale può certamente favorire l’aumento del numero di progetti di educazione alimentare all’interno del territorio, ma non garantisce uniformità né nella diffusione delle iniziative né nelle modalità con cui vengono realizzate nelle diverse scuole. Un ulteriore elemento critico riguarda il numero e la tipologia di scuole effettivamente raggiunte. Attualmente non esiste un obbligo specifico che preveda l’inserimento strutturato di questi contenuti all’interno dei programmi scolastici.
Una situazione frammentata e docenti non formati
Una legge nazionale risolverebbe davvero il problema? Se l’educazione alimentare venisse inserita all’interno delle ore di educazione civica, come previsto da alcune proposte di legge, il risultato potrebbe essere comunque limitato. Le ore di educazione civica possono essere distribuite dalle scuole tra diversi ambiti tematici. Anche ipotizzando che 2 o 3 ore all’anno vengano dedicate all’educazione alimentare, ci si può chiedere se questo tempo sia sufficiente per fornire agli studenti le basi necessarie per sviluppare una consapevolezza alimentare. A ciò si aggiunge un’ulteriore questione: i docenti dispongono sempre delle competenze specifiche necessarie per parlare ai ragazzi di corretta nutrizione, argomento che richiede conoscenze scientifiche aggiornate e un approccio interdisciplinare?
Ci troviamo di fronte a un sistema complesso, che richiede riflessioni approfondite e interventi concreti per essere ripensato in modo efficace. Imparare a nutrirsi in modo sano e consapevole rappresenta un elemento fondamentale per il benessere delle persone e dovrebbe essere considerato una priorità educativa al pari di altri contenuti fondamentali del percorso scolastico
Rossella Ierardi
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la materia è molto importante e non andrebbe trascurata, poiché si porrebbe alla base di un’esigenza di nozioni di cui gli studenti “si dovrebbero nutrire”, per crescere consapevoli di ciò che sarà la loro alimentazione. da una buona alimentazione, legata a doppio filo con la buona salute, ne trarremmo vantaggi tutti.