In Italia il consumo è tra i più alti in Europa, ma gli integratori non sono farmaci e, se usati senza cautela, possono provocare effetti avversi.
Noi italiani siamo i maggiori consumatori di integratori alimentari in Europa e il mercato ha un giro d’affari intorno ai 4,5 miliardi di euro pari a circa 80 € a persona l’anno. I più utilizzati sono prodotti per contrastare la tosse e fermenti lattici, seguiti dagli integratori che favoriscono il sonno (in questo momento in forte crescita), ma troviamo anche prodotti per dimagrire, per mantenere la salute dei capelli e della pelle, per rafforzare il sistema immunitario o per avere più energia. Funzionano davvero? Possono avere effetti collaterali negativi?
Parlando di integratori bisogna ricordare che, secondo la normativa, questi prodotti non sono farmaci ma alimenti, e, pertanto, non possono vantare un’efficacia terapeutica o la capacità di prevenzione delle patologie. Essi possono tuttavia contribuire al benessere dell’organismo, supportando le normali funzioni fisiologiche attraverso l’apporto di nutrienti o di altre sostanze a effetto nutritivo o fisiologico. Affinché una sostanza possa essere impiegata in un integratore alimentare, è necessario che, in ambito europeo, sia documentata una storia di consumo significativo, considerata indicativa della sua sicurezza. Resta comunque in capo ai produttori di integratori alimentari la responsabilità di garantire che il prodotto non comporti effetti dannosi per la salute nelle condizioni d’uso previste.

Integratori ed effetti avversi
In realtà effetti negativi a seguito dell’assunzione di integratori alimentari possono manifestarsi, anche perché le sostanze presenti negli integratori hanno concentrazioni superiori a quelle degli alimenti e questo può avere conseguenze negative per la salute. Questo aspetto è stato recentemente evidenziato da un articolo pubblicato su National Geographic che parla dei danni epatici registrati negli Stati Uniti e collegati all’assunzione di integratori alimentari. Il tema è considerato importante anche nel nostro Paese, tanto che in gennaio è stato firmato il decreto che istituisce un Tavolo di lavoro sugli integratori alimentari, un organismo che mira a potenziare il monitoraggio del settore, a formulare indicazioni sia in ambito tecnico-scientifico che normativo e a coordinare i rapporti fra enti di ricerca, cittadini e istituzioni.
Naturalmente, gli integratori non sono tutti uguali ed è utile distinguere due tipologie: i prodotti a base di minerali e vitamine contengono sostanze specifiche, dosate in modo preciso secondo un Regolamento europeo, quelli a base di piante, invece, i cosiddetti botanicals, contengono miscele di sostanze più difficili da definire con precisione, sia per quanto riguarda le concentrazioni che gli effetti. Le piante possono essere utilizzate come ingredienti degli integratori alimentari esclusivamente se incluse nell’Allegato 1 del Decreto Ministeriale 10 agosto 2018 e successivi aggiornamenti, e solo in relazione agli specifici effetti fisiologici ivi previsti per ciascuna specie botanica.
Il parere della ricercatrice
È vero che gli integratori possono danneggiare il fegato? Casi di questo tipo si registrano anche in Italia? Ne abbiamo parlato con Silvia Di Giacomo, ricercatore presso il reparto di Alimentazione, nutrizione e salute del Dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria dell’Istituto Superiore di Sanità.

“Nel nostro Paese non risulta attualmente attivo un registro nazionale dedicato alle patologie epatiche indotte da farmaci e integratori alimentari, comparabile ai registri DILI (drug-induced liver injury) disponibili in altri Paesi – spiega Di Giacomo – esiste però un Sistema di Fitosorveglianza che raccoglie le segnalazioni di sospette reazioni avverse a prodotti naturali, tra cui gli integratori alimentari. Questo sistema è coordinato dall’Istituto Superiore di Sanità e in particolare dal Centro Nazionale per la Ricerca e la Valutazione Preclinica e Clinica dei Farmaci in collaborazione con il Dipartimento di Sicurezza alimentare, nutrizione e sanità pubblica veterinaria.”
“Dal sistema emerge che le segnalazioni di effetti avversi dovuti agli integratori non sono molto numerose: – prosegue l’esperta – nel periodo che va dal 2002 al 2024, ne sono state raccolte circa 2.500 e solamente il 4% di queste riguardava un danno epatico. Gli effetti avversi più frequenti sono invece a carico dell’apparato gastro-intestinale (il 27,8%) e della cute (15%). Tuttavia, va considerato che le segnalazioni sono effettuate su base volontaria e, pertanto, non restituiscono una fotografia accurata della reale entità del fenomeno”.
Quali sono gli integratori più ‘pericolosi’ per eventuali effetti dannosi?
“Non esistono integratori più ‘rischiosi’ di altri – fa notare l’esperta –, è vero però che i prodotti a base di minerali o vitamine contengono concentrazioni ben definite di specifiche sostanze, mentre questo non accade per i prodotti ricavati dalle piante, caratterizzati dalla presenza di un gran numero di composti diversi. Per tale motivo, è molto difficile quantificare la concentrazione di ognuno di essi e valutare le possibili interazioni tra di loro. La composizione di un estratto botanico, inoltre, varia in base a fattori come le tecniche di coltivazione delle piante, il periodo di raccolta e il tipo di terreno. Ma incidono anche le tecniche di estrazione e di preparazione degli integratori.”

Sono stati registrati effetti avversi legati a questo tipo di integratori?
“Sì – conferma Di Giacomo – in questi anni, nel mondo, e anche nel nostro Paese si sono manifestati effetti avversi correlati al consumo di alcuni botanicals, in particolare curcuma, garcinia e ashwaganda. In alcuni casi, è stato possibile confermare un nesso di causalità tra il prodotto consumato e le patologie osservate; tuttavia, in molte situazioni i meccanismi alla base delle manifestazioni patologiche non sono ancora del tutto chiariti”
“Gli effetti negativi, infatti, possono essere dovuti a diversi fattori. Spesso le persone assumono dosi giornaliere superiori a quelle raccomandate in etichetta o più integratori contemporaneamente, con il rischio di sovradosaggio o di interazioni negative tra le sostanze contenute nei diversi prodotti. Il danno osservato può inoltre dipendere da un’elevata suscettibilità individuale, legata a fattori genetici, oppure da procedure errate o contaminazioni durante la preparazione del prodotto. Spesso, inoltre, le reazioni negative sono correlate all’uso di prodotti contenenti estratti di piante con una elevata concentrazione di sostanze attive.”
Cosa possiamo fare quindi per evitare l’insorgenza di effetti dannosi?
“Non dobbiamo considerare questi integratori come prodotti ‘pericolosi’, però non è corretto nemmeno pensare che i prodotti ‘naturali’ non possano farci male. – Raccomanda Di Giacomo – Gli integratori devono essere utilizzati con cautela, soprattutto quando sono a base di piante. È opportuno parlarne con il proprio medico, che può dare consigli tenendo conto anche delle interazioni con i farmaci eventualmente assunti. È poi consigliabile utilizzare prodotti in cui sia indicata la concentrazione dei principi attivi e prestare attenzione all’assunzione di prodotti con concentrazioni più elevate. Sebbene tale informazione non sia obbligatoria, la sua indicazione può rappresentare un elemento di maggiore trasparenza, contribuendo a una valutazione più consapevole del prodotto da parte del consumatore.”
“È consigliabile inoltre attenersi alle dosi giornaliere riportate in etichetta e ricordare che l’integratore non andrebbe assunto per periodi prolungati. Inoltre, è preferibile acquistare gli integratori nei luoghi autorizzati, quindi farmacie, parafarmacie, supermercati o siti internet autorizzati dal Ministero della Salute (ad esempio, farmacie online) ed evitare di acquistare direttamente dall’estero, da siti non autorizzati dal Ministero. Infine, prima di ricorrere all’assunzione di un integratore, può essere utile riflettere sull’effettiva necessità del prodotto in relazione alle proprie esigenze. In ogni caso, qualora si ravvisasse il sospetto dell’insorgenza di una reazione avversa a seguito dell’assunzione di un integratore alimentare è opportuno segnalare tramite il sistema online VigiErbe per migliorare le informazioni disponibili sulla sicurezza d’impiego di tali prodotti.”
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Giornalista pubblicista, laureata in Scienze biologiche e in Scienze naturali. Dopo la laurea, ha collaborato per alcuni anni con l’Università di Bologna e con il CNR, per ricerche nell’ambito dell’ecologia marina. Dal 1990 al 2017 si è occupata della stesura di testi parascolastici di argomento chimico-biologico per Alpha Test. Ha collaborato per diversi anni con il Corriere della Sera. Dal 2016 collabora con Il Fatto Alimentare. Da sempre interessata ai temi legati ad ambiente e sostenibilità, da alcuni anni si occupa in particolare di alimentazione: dalle etichette alle filiere produttive, agli aspetti nutrizionali.


