Il lato oscuro degli alimenti ultra-processati: così il consumo eccessivo alimenta la crisi sanitaria e ambientale.
L’emergenza obesità e quella climatica sono interconnesse. Questo è quello che risulta da un’analisi pubblicata su Frontiers in Science che evidenzia le correlazioni esistenti tra questi due fenomeni che stanno caratterizzando la nostra epoca. Secondo gli autori dello studio entrambe le crisi derivano da forme di consumo eccessivo di cibo: l’abbondanza di determinati alimenti, come quelli ultra processati, da una parte favorisce l’insorgenza di casi di obesità e dall’altra aumenta il peso che il settore alimentare ha sull’ambientale.
I cibi ultra processati, contenenti ingredienti che normalmente non si trovano nelle nostre cucine, sono spesso ricchi di zuccheri, grassi e conservanti. Sebbene sia importante sottolineare che questo tipo di alimenti non sono tutti uguali (quelli a basso contenuto di fibre e ad alta densità energetica non corrispondono a quelli ricchi di fibre e di sostanze vegetali), essi giocano un ruolo significativo nell’incidenza dell’obesità e nello sviluppo di meccanismi di dipendenza.
Un problema globale
Negli ultimi anni, l’aumento del loro consumo, che va di pari passo con l’aumento dell’obesità negli adulti e nei bambini, è stato molto rapido nelle aree rurali dei Paesi a basso e medio reddito del Sud-Est asiatico, dell’America Latina, dell’Asia centrale e del Nord Africa, ma è ancora nei Paesi ad alto reddito (in particolare gli USA) che questo tipo di cibo registra una prevalenza. L’accesso al cosiddetto “cibo spazzatura” – non tutti gli alimenti ultra processati sono cibo spazzatura ma tutto il cibo spazzatura è composto da alimenti ultra processati – è maggiore nei quartieri più poveri delle città, dove la concentrazione di mini market e di fast food è superiore rispetto a quella di negozi che vendono frutta e verdura freschi. Tali aree vengono chiamate paludi alimentari e sono fortemente correlate a elevati tassi di obesità.
L’aumento dell’obesità non sembra essere dovuto all’aumento dell’apporto calorico di per sé, ma ai cambiamenti di dieta che, come abbiamo visto, stanno interessando il mondo intero. Il consumo di cereali raffinati, carni rosse e lavorate, bevande zuccherate, patatine e biscotti confezionati è sempre più elevato anche tra quelle popolazioni che fino a non troppi anni fa seguivano una dieta principalmente vegetale e casalinga. L’occidentalizzazione della dieta ha fatto sì che l’obesità diventasse un fenomeno di scala globale e rappresentasse il cambiamento più rapido nel fenotipo umano della nostra intera evoluzione. Attualmente oltre 2,6 miliardi di persone – il 38% della popolazione mondiale – convive con il sovrappeso o l’obesità, ma con questo ritmo si prevede che entro il 2035 la percentuale salga al 50% della popolazione mondiale.

Alimenti ultra processati e cambiamento climatico
Come affermato dagli autori dello studio, gli alimenti ultra processati giocano un ruolo emblematico non solo nel campo della salute umana, ma anche in quello ambientale a causa del loro impatto sull’ecosistema. La maggior parte degli ingredienti con cui sono fatti tali cibi deriva da colture ad alto rendimento come quella del mais, del grano e dei semi oleosi e sono spesso di origine animale. Oltre agli snack dolci e salati, alle caramelle, tra i cibi ultra-processati ci sono anche quelli a base di carne, un prodotto che, come oramai sappiamo, ha un’impronta ecologica molto elevata anche a causa del consumo di suolo, acqua, fertilizzanti ed erbicidi determinato delle colture con cui viene nutrito il bestiame destinato al macello.
La produzione alimentare è responsabile del 25-33% delle emissioni globali di gas serra, percentuali che includono la conversione di suolo per trovare spazio ai terreni agricoli, la lavorazione del cibo, il trasporto, l’imballaggio e la vendita. Essa è parte di quelle attività umane che stanno provocando eventi meteorologici estremi: tra il 2012 e il 2021, il riscaldamento globale ha causato circa 546.000 decessi all’anno.
Possibili soluzioni
Gli autori dell’analisi credono che un’iniziativa rivolta a contrastare la diffusione degli alimenti ultra processati possa avere degli effetti positivi sia per il benessere delle persone sia per quello dell’ambiente. Sebbene i farmaci incretino-mimetici (per esempio l’Ozempic, Rybelsus, Wegovy) offrano nuove opzioni terapeutiche nei casi di obesità, essi non possono rappresentare una soluzione: se da una parte questi prodotti fanno sì che la cura si trasformi in una dipendenza terapeutica, dall’altra non cambiano l’ambiente che favorisce l’obesità.
Come abbiamo visto con il caso delle “paludi alimentari”, l’obesità può essere una risposta a un ambiente insensato e insano: davanti a questo scenario, la scelta da prendere dovrebbe essere quella di una riforma a livello sociale e sistemico che faciliti l’accesso a un’alimentazione sana e nutriente. Intraprendere questa strada potrebbe a lungo termine incidere sul peso ambientale della produzione alimentare che, a oggi, è una delle principali cause di perdita di biodiversità e deforestazione.
Nello studio pubblicato su Frontiers in Science viene ricordato che alcune delle possibili soluzioni a questi problemi già esistono, ma non vengono efficacemente applicate per mancanza di volontà politica. Tra le azioni da avviare c’è la tassazione degli alimenti ultra processati e delle bevande zuccherate reindirizzando il ricavato alla sanità pubblica, il contrasto a un marketing aggressivo attraverso un’adeguata etichettatura, la promozione di ambienti di vita sani, l’agevolazione di scelte alimentari genuine, una maggiore trasparenza dei costi e programmi di educazione alimentare.
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