Dopo le recenti minacce di Donald Trump, che ciclicamente manifesta l’intenzione di annettere la Groenlandia con le buone o le cattive, in Danimarca ha ripreso vigore il boicottaggio dei prodotti e dei marchi statunitensi. Il movimento è nato poco dopo l’insediamento dell’amministrazione Trump II, quando il presidente ha iniziato la guerra commerciale e ha cominciato a parlare dei suoi piani per la Groenlandia, isola appartenete al Regno di Danimarca (ne avevamo parlato già allora in questo articolo).
Le app per il boiccottaggio
Secondo quanto riferiscono media danesi ed europei, le applicazioni che aiutano a individuare e boicottare i prodotti statunitensi hanno scalato le classifiche delle più scaricate nei principali app store, in seguito alle minacce di Trump. L’app UdenUSA (‘NonUSA’, in italiano), che a un certo punto ha superato anche ChatGPT per numero di download, per esempio consente di scansionare i prodotti per scoprire la loro origine e aiuta a trovare alternative. I principali mercati dell’app NonUSA includono anche Norvegia, Svezia e Islanda, suggerendo una sorta di asse nordico del boicottaggio. Un’app simile e con un funzionamento analogo che sta scalando le classifiche è Made O’Meter, scaricabile anche dall’Italia. Esiste anche l’app BuyEuropean, che permette di conoscere il Paese di provenienza di un marchio e suggerisce alternative europee.

I gruppi Facebook
Accanto alle applicazioni ci sono anche i gruppi Facebook. Il gruppo Boykot varer fra USA, che letteralmente significa Boicottate i prodotti provenienti dagli Stati Uniti, ha da poco superato i 100mila iscritti, con una crescita di circa mille nuovi membri ogni giorno. Sul gruppo sono pubblicate liste aggiornate dei prodotti da boicottare, divise per categorie: generi alimentari, aziende, servizi digitali.
Nel comparto alimentare sono presenti nomi come Coca-Cola, Pepsi, Mars e Mondelēz, con tutti i loro marchi, ma anche Del Monte e Dole, Kellogg’s e Quaker Oats, Philadelphia e Campbell, solo per citarne alcuni. Il fenomeno non resta confinato alla sola Danimarca. Gruppi simili sono spuntati un po’ in tutta Europa, tra cui Finlandia, Francia, Germania, Norvegia, Portogallo, Regno Unito, Spagna e Svezia.
In Danimarca, già dal 2025, il Salling Group, il più grande gruppo della grande distribuzione del Paese con oltre 1.400 punti vendita con le sue insegne Bilka, føtex e Netto, ha deciso di aiutare consumatrici e consumatori che partecipano al boicottaggio aggiungendo una stella sul cartellino dei prodotti di marchi europei.

Boicottaggio etico
Secondo gli esperti, tuttavia, l’efficacia del boicottaggio è limitata e di difficile misurazione, considerando anche che la maggior parte dei prodotti venduti in Europa sono confezionati in Europa, e non negli USA. In definitiva, il boicottaggio danese non mira a piegare l’economia americana, ma a rimettere in discussione il potere simbolico dei grandi marchi alimentari. Un gesto quotidiano, imperfetto e contraddittorio, ma capace di trasformare una tensione geopolitica in una scelta davanti allo scaffale.
In Italia il boicottaggio dei prodotti statunitensi esiste, ma assume contorni diversi rispetto al caso danese. I gruppi sui social sono più piccoli (il gruppo Boycott USA nel momento in cui scriviamo ha più di 4mila membri) e talvolta incrociano più fronti di protesta, includendo anche l’invito a evitare i prodotti provenienti da Israele. In questo caso, il consumo alimentare diventa uno strumento di presa di posizione politica legato soprattutto alla guerra a Gaza e alla campagna internazionale di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni (BDS). Ne risulta un movimento più orientato a un boicottaggio ‘etico’ e geopolitico, che mette insieme Stati Uniti e Israele come alleati politici e militari.
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Giornalista professionista, redattrice de Il Fatto Alimentare. Biologa, con un master in Alimentazione e dietetica applicata. Scrive principalmente di alimentazione, etichette, sostenibilità e sicurezza alimentare. Gestisce i richiami alimentari e il ‘servizio alert’.


