Nel 1988 l’International Agency for Research on Cancer (IARC) di Lione dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito l’alcol (l’etanolo) nella lista delle sostanze a effetto cancerogeno certo, cioè nel gruppo 1. Eppure, a differenza di altre molecole inserite nella medesima lista come quelle contenute nelle sigarette, la percezione dei rischi associati al consumo di alcolici non è arrivata al grande pubblico, a causa delle sovrastrutture culturali associate agli alcolici e dell’impegno dei produttori affinché ciò non avvenisse. Basta fare un confronto tra ciò che si vede in televisione, al cinema, nelle serie tv: mentre personaggi che fumano sono sempre più rari e in genere negativi (delinquenti, tossicodipendenti e così via), non c’è quasi produzione visiva che non preveda che i protagonisti bevano alcolici a tutte le ore, e attribuendo a questo gesto i significati più diversi.
In caso di produzioni statunitensi, poi, la presenza di superalcolici in ogni situazione, bevuti a tutte le ore in quantità, dalle case agli uffici, è evidente. Quella che è indispensabile fare è dunque un’operazione culturale massiccia, come hanno ricordato più volte, e messo nero su bianco in una dichiarazione ufficiale nel 2023 i vertici di organizzazioni quali la stessa OMS o il Parlamento Europeo. Ora una nuova metanalisi, supportata da numeri molto rilevanti, contribuisce a rafforzare la base teorica sulla quale impostare le campagne educazionali e le altre iniziative, chiarendo anche le particolarità del rischio in diversi sottogruppi di popolazione.

I dati di milioni di persone
La metanalisi, appena pubblicata su Cancer Epidemiology dagli specialisti dell’Università della Florida, ha infatti preso in esame 62 studi degli ultimi anni, che nel loro insieme hanno coinvolto un numero di persone compreso tra gli ottanta e i cento milioni di soggetti: probabilmente un record. Le ricerche vagliate sono state di vario tipo, da quelle classiche osservazionali a quelle con un controllo e hanno riguardato i legami tra il consumo di alcolici e diversi tipi di tumore, così come il ruolo di fattori quali l’età, le condizioni socioeconomiche, il genere, lo stile di vita, la presenza di malattie (mentali soprattutto, ma non solo), non trascurando di verificare i numeri in base alla quantità di alcolici e all’abitudine a berli.
Una serie di conferme e qualche sorpresa
Innanzitutto, escono rafforzate le prove che associano il consumo all’aumento del rischio di almeno nove tipi di tumori, insieme al fatto che la probabilità di ammalarsi sia direttamente proporzionale alla frequenza e quantità di alcolici bevuti. I tipi più strettamente correlati sono i tumori dell’esofago, del fegato, della laringe, dello stomaco, della bocca, della mammella e del colon retto.
Il consumo di alcolici, inoltre, peggiora l’andamento e quindi la prognosi di diverse patologie eventualmente presenti, a cominciare da quelle del fegato: il carcinoma epatico peggiora più rapidamente, e porta a una sopravvivenza minore, ma anche le epatiti tendono a evolvere in fibrosi prima e cirrosi poi in tempi più rapidi rispetto a quanto si vede in chi non beve.
Esistono fattori predisponenti, come alcuni tipi di geni e la presenza di alcune caratteristiche ereditarie, l’appartenenza a un certo gruppo etnico (tra quelli più a rischio vi è quello degli afroamericani), così come alcune patologie che aumentano il rischio di tumore associato all’etanolo come l’obesità e il diabete.

Scolarizzazione e condizione socioeconomica
Un grande contributo è dato dal livello di scolarizzazione e dalla condizione socioeconomica: alcuni gruppi sociali più svantaggiati sono colpiti in una misura definita sproporzionata rispetto ad altri, perché in essi aumentano sia l’esposizione che la vulnerabilità generale ai danni dell’alcol. I più poveri hanno conseguenze peggiori delle persone con meno difficoltà economiche anche a parità di quantità bevute.
Contano anche l’età della prima esposizione e il tipo di alcolico consumato regolarmente: per esempio, alcuni studi mostrano una chiara associazione tra birra o vino bianco e tumori, altri scagionano sostanzialmente i liquori, probabilmente perché bevuti saltuariamente dalla maggior parte di chi li apprezza.
Il rischio cambia poi in base al genere, che influenza il tipo di consumo: i maschi sono più abituati a bere regolarmente o comunque spesso, e questi comportamenti, per loro, rappresentano il massimo dell’aumento del rischio. Le donne invece hanno un altro fattore: le bevute eccessive, anche se più episodiche.
Fumo, sole e alcol
Il fumo, a sua volta, amplifica il rischio, anche se l’entità di tale aumento dipende dal consumo (di alcolici) e dal genere.
Un ulteriore situazione che può peggiorare il rischio derivante dall’etanolo è l’esposizione ai raggi ultravioletti. Analogamente, possono avere un ruolo un indice di massa corporeo alto o basso, la scarsa attività fisica, le infezioni che possono portare a un tumore come quelle da helicobacter pylori per lo stomaco o quelli delle epatiti (soprattutto B e C), un’alimentazione scadente dal punto di vista nutrizionale, alcuni colori degli occhi o dei capelli e certi ormoni.
La grande varietà di elementi che possono incrementare il rischio dati dall’etanolo si spiega con il principale sospettata: l’acetaldeide, primo suo metabolita dell’organismo. Questa sostanza danneggia direttamente il DNA e aumenta la permeabilità delle membrane delle cellule, portando vari effetti negativi. Per esempio, stimolano proliferazione tumorale o comunque supportano la moltiplicazione di cellule che stanno perdendo il controllo. Inoltre migliorano l’assorbimento di altri cancerogeni, aumentando la probabilità che questi svolgano la loro funzione e provochino la nascita di una lesione, e poi incrementano lo stress ossidativo delle cellule, e alterano gli ormoni e il sistema immunitario.
Che cosa fare
Chi segue con scrupolo le linee guida, che o non prevedono alcolici oppure ne tollerano quantità molto basse, è comunque protetto, ed è su questo che bisogna puntare, secondo gli autori, per migliorare la consapevolezza delle persone e spingerle a diminuire i consumi, quando non ad abbandonare tutto l’alcol. Non esiste però un solo approccio: è necessario inquadrare ciascuno degli interventi in una strategia che preveda, per esempio, anche leve fiscali e restrizioni legislative. Bisogna infine studiare interventi mirati per le persone più a rischio, anche per cercare di diminuire le disuguaglianze mediche che nascono da quelle socioeducative ed economiche.
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Giornalista scientifica



In questo sottotitolo penso vada tolto “dalla”: saluti
Scolarizzazione e dalla condizione socioeconomica
Grazie per la segnalazione, abbiamo corretto
Da Enotecario, in pensione, ma amante di tutti i sapori che arricchiscono il gusto, nel mix tra cibo e bevande, dico….eliminate tutto ciò che non apporta, con modesta dose, un immediato piacere olfattivo e gustativo, o comunque una serie di evoluzioni eleganti nei primi due tre minuti. Se così non è, avrete ingerito prodotti banali, quasi certamente privi di apporti benefici alla vostra salute. Se un vino, servito a temperatura corretta, non vi racconta nulla all’olfatto, e altrettanto al gusto, è un prodotto banale e pericoloso, perché non provando alcun piacere immediato, si è portati a ripetere l’ingestione più e più volte, come se prima o poi, in qualche parte della bottiglia, si potrà trovare quello che cerchiamo. Il danno ? certo !, È che stiamo parlando di un prodotto alcolico, e l’assunzione di più bicchieri di vino, non ci farà lo sconto perché di sapore scialbo, l’alcol c’è ad ogni bicchiere, e la quantità apporta danni certi e gravi in cambio di nulla. Un bicchiere di vino di ottima qualità, anche bio, può costare attorno ai 15 €, il risultato è che una bottiglia mi accompagna per tre ) quattro giorni, e diventa parte integrante del gusto e del piacere esattamente come la quantità corretta di sale, di chiodi di garofano, di cannella, ecc.. nel cibo.. Il vino di qualità apporta spezie e sali minerali che si combinano, esaltandosi a vicenda con il vino, senza prevaricarsi. Ciò che non vi fa raggiungere dal primo sorso questa combinazione, non acquistatelo più
Articolo interessante. Non credo però che aumentando le accise porti un decremento del consumo. Io ho smesso di bere da alcuni mesi, ero bevitore occasionale e grazie al libro di Carl Allen “è facile regolare l’alcool se sai come farlo” ho smesso definitivamente. È un libro molto interessante ed un metodo da divulgare perché disinnesca seriamente tutti i motivi e le false credenze per cui beviamo (o sottostiamo a qualunque dipendenza). Quindi credo che vada fatta molta prevenzione e sostegno alla persone con dipendenza, più che puntare su tasse o divieti.
Buongiorno, sarebbe interessante capire anche l’età media di vita delle persone astemie e quali sono le maggiori cause dei decessi.
Sia chiaro che non è una provocazione … a mio parere sarebbe un dato molto interessante.
Articolo molto interessante, scritto in modo chiaro e comprensibile per tutti.
Importante aver sottolineato il fatto che il rischio alcol non arriva al grande pubblico anche a causa dei produttori di vino e alcolici in generale. D’altra parte nel secolo scorso è stata la stessa cosa per i produttori di sigarette. È necessario fare qualcosa subito per abbassare l’eco delle pubblicità di alcolici. E fare una campagna informativa nelle scuole considerando il fatto che le nuove generazioni cominciano a bere in età sempre più precoci.
Io vedo proprio nei film e sempre con più fastidio, più fumatori accaniti che in passato. Voi che canali guardate?
Articolo giusto e condivisibile il difficile è : cosa bere a pasto? non certo acqua del rubinetto, nè bevande gassate o zuccherate…il vino dealcolato poi l’ho trovato personalmente imbevibile e mi viene difficile come fanno alcuni turisti stranieri prendere un cappuccino con la pizza… Mi piacerebbe evitare quel mezzo bicchiere di vino rosso ma non trovo alternative
perché non acqua? tra l’altro esistono svariati modi per filtrarla e addolcirla nel 2026…
Bho, ma non si citano le differenze tra le bevande, in termini di concentrazione alcolica e preparazione?
Quanto sono pericolosi gli additivi che entrano nel processi di produzione e nella conservazione?
Se ve ne sono sempre, quanta è la responsabilità dell’alcool e quanta degli additivi?
Da bevitore occasionale di vino che vedeva venerandi vecchietti, in ottima salute, bere shottini di Chianti mentre giocavano a carte nei circoletti sociali di campagna, chiedo: quanto sono pericolosi i solfiti, oppure gli anti fungini, nonché tutti gli aromi “naturali”, che di naturale poco hanno e che vengono aggiunti ad una bevanda ricca di polifenoli e altre composti utili alla nostra salute?
il vino ha polifenoli perché contiene uva, non per altri motivi. dunque sono molti di più i rischi che i possibili vantaggi. dobbiamo accettare che l’alcol sia un cancerogeno di classe 1 visti gli studi pluridecennali in materia. non serve bere alcol per gustare una bevanda buona e nemmeno per divertirsi in compagnia. specialmente ora che esistono mille alternative come kombucha, feral, ma anche tè sfusi di tutti I tipi, tisane fruttate, eccetera
Da tempo sono scandalizzata dal fetto che ci siano spot simpatici ed eleganti su vino e superalcolici, mentre sono tassativamente vietati quelli sui prodotti da fumo. Su tutti i prodotti da fumo compaiono immagini raccapriccianti e scritte minacciose, mentre vino e superalcolici presentano belle bottiglie e belle etichette. La normativa antifumo è sempre più restrittiva, ma nessun fumatore provoca incidenti stradali e i ragazzi finiscono in rianimazione per coma etilico e non per aver fumato qualche sigaretta. A me sembra un asservimento alla mentalità U.S.A., che considera “bibita” un bicchierone di liquore e lascia più libertà a chi va in giro armato che ai fumatori. Perché allora non mettiamo immagini e scritte terrificanti anche sulle bottiglie alcolici? Perché allora non ne vietiamo l’uso nei locali pubblici e financo all’ aria aperta?
ma allora come anche il vino? Un bicchiere al giorno è consigliato anche dai medici anche ora
Gentilissimo, tutti gli alcolici e in tutte le quantità di assunzione fanno male. Qui le segnalo un articolo proprio su questa fake news del “bicchiere al giorno”:
L’alcol in piccole quantità fa bene? Dagli studi alla bufala https://ilfattoalimentare.it/alcol-piccole-quantita-fa-bene-bufala.html
e qui un altro articolo che approfondisce alcuni aspetti: https://ilfattoalimentare.it/alcol-salute-domande-risposte-oms.html
Grazie. È un argomento importante ma spesso non trattato perché dusturba gli operatori economici legati a prodotti alcolici. Ma è come la nicotina: è lo Stato a produrre sigarette e “pubblicità progresso” contro tale prodotto dannoso non se ne vedono!
Come educare alla giusta quantità? Come parlarne seriamente sui media più diffusi (TV, social) per prevenire malattie anche gravi e infine anche mortali?! I ministeri statali ma anche le regioni dovrebbero rendere consapevoli e informati i cittadini dei pericoli e consigliarne proprio l’utilizzo consapevole e salutare. Ma non si fa, perchè? Perché siamo sempre lì, il condizionamento delle lobby varie di settore che fanno pressione e i politici governanti non ne fanno di niente. Quando è uscito mesi fa un report sui danni dell’alcool, i vari operatori di settore intervistati ad una manifestazione di vini, hanno tutti minimizzato il problema, dicendo che un bicchiere di vino non fa male. Certo, ma non basta e una campagna educativa sull’alcool come sulle sigarette comprese quelle elettroniche non può essere rimandata o sottaciuta per non inimicarsi i potenti gruppi economici di settore. Ma il discorso deve essere ancora più esteso all’educazione scolastica. Invece di tante cose anche in parte modeste, bisognerebbe aiutare i nostri giovani e bambini alla gestione del proprio corpo, non solo dal punto di vista sessuale, ma anche alimentare e della gestione del quotidiano rispetto ai pericoli diffusi come un certo tipo di alimentazione, di bevande, di piccoli e grandi consumi pericolosi. Ma ancora non si fa perché contrasti politici e interessi vari condizionano e bloccano iniziative e corsi specifici. L’interesse e la salute pubblica non sono più in cima alle priorità dei ns governanti e vediamo la sanità sempre più privatizzata dove anche qui interessi di bottega dominano e lo Stato si ritrae se non addirittura si fa complice. Educare, informare, consapevolizzare… un obbligo doveroso da parte di chi ci governa, senza paraocchi.
Domanda, in Germania ma anche Austria, e prevalentemente nei paesi a lingua tedesca si beve tantissima birra procapite, in questi paesi quanto ammonta l’incidenza di tumore dovuto all’assunzione della birra, considerando il basso tenore alcolico medio, e l’apporto di nutrienti tendenzialmente sani (cereali, luppolo e malto in primis). Però come provocazione, incidenza di tumore dovuti all’alcool nella birra in Germania dovrebbe essere del 99,8% dei consumatori…
Come riporta la rivista “Il Mitte”: I dati più recenti, presentati da Christina Rummel, direttrice generale del Centro tedesco per le dipendenze (DHS), rivelano che l’alcol causa circa 47.500 morti all’anno. Le stime indicano che oltre il 20% della popolazione consuma regolarmente alcolici a livelli rischiosi o patologici. Circa il 9% dei tedeschi tra i 18 e i 64 anni abusa di alcol o ne è dipendente. I decessi sono legati in parte al fatto che il consumo cronico aumenta il rischio di diverse patologie, tra cui alcuni tipi di cancro, problemi cardiaci e cirrosi epatica, e in parte agli incidenti stradali e ai reati violenti commessi in stato di ebbrezza. Qui trova l’articolo completo: https://www.ilmitte.com/2025/04/emergenza-alcol-germania-rapporto-2025/
Le segnalo anche questo approfondimento delll’ISS sulla birra: https://www.issalute.it/index.php/falsi-miti/233-bere-solo-birra-fa-meno-male-che-bere-altri-alcolici
penso che debba essere fatta sensibilizzazione su questo tema sia per i giovani che per i non più giovani, sia nelle scuole o anche tramite semplicemente tv come ai tempi c’era sul fumo e sui danni del tabagismo. Allo stesso modo, pari pari