
Anche se se ne parla di meno rispetto ad altri ambiti, l’intelligenza artificiale (IA) sta entrando nelle cucine dei ristoranti, così come sta andando incontro all’esigenza dei consumatori di avere informazioni accurate su ciò che acquistano. Ne sono una prova due invenzioni presentate nei giorni scorsi, che potrebbero diventare familiari in un futuro abbastanza prossimo.
Il caffè del robot intelligente
I robot nelle cucine dei ristoranti più all’avanguardia non sono una novità assoluta: negli ultimi anni sono arrivati in aiuto di staff sempre più in crisi per le carenze di personale. Quello che propongono gli ingeneri dell’Università di Edimburgo in Scozia sulle pagine di Nature Machine Intelligence, tuttavia, è qualcosa di diverso. Il dispositivo, riunisce in sé le ultime scoperte in fatto di robotica, relative alla sensibilità e alla capacità di movimento dei bracci meccanici più sofisticati, e le applicazioni specifiche dell’IA GPT4. Il risultato è un robot chiamato Kinova, i cui movimenti sono molto meno standardizzati rispetto a quanto avviene di solito, che riesce a interagire con un ambiente estremamente variabile come quello della cucina, e che si comporta in modo simile a quello del personale.

In concreto, e come si può vedere in un video dimostrativo, il robot ha sette braccia, risponde ai comandi vocali e, in base alla richiesta, cerca in cucina ciò che gli occorre. Per esempio, se la voce chiede un caffè, Kinova cerca il barattolo con la polvere. Quindi si preoccupa della tazza, e lo fa anche aprendo sportelli o cassetti con meccanismi che non ha mai visto prima. Poi misura la giusta dose e mescola la polvere di caffè con l’acqua di un bollitore, adattando i movimenti in caso qualcuno o qualcosa sposti la tazza o il bollitore. Infine, versa il caffè nella tazza.
Secondo gli autori, strumenti come Kinova in futuro faranno parte delle dotazioni di tutte le cucine domestiche, oltreché di quelle dei ristoranti, e svolgeranno numerose funzioni, diventando una presenza abituale e utile a tutti, a cominciare da chi (per esempio perché anziano o malato) non riesce a svolgere le normali mansioni domestiche.
L’intelligenza artificiale (IA) nel carrello
Si muove in un ambiente diverso, invece, il sito web consultabile dal telefono presentato dai ricercatori della Tandon School of Engineering della New York University a un meeting e poi illustrata su IEEE Xplore: al supermercato o comunque nelle rivendite di alimenti e pasti pronti. In questo caso, lo scopo è trasformare il cellulare in un food scanner, assicurando quindi a tutti la possibilità di capire quante calorie, quanti grassi, proteine e carboidrati contenga un certo alimento. Addio, quindi, alle congetture, spesso sbagliate, fatte da chi deve o vuole stare attento a ciò che mangia, ma non ha strumenti specifici, a parte ciò che crede di sapere.
Mettere a punto un’intelligenza artificiale che dalle immagini sappia capire che cosa contiene un certo piatto è stato molto difficile, ricordano gli autori, perché ogni piatto è diverso dagli altri, a seconda di come viene cucinato, anche quando è estremamente comune come un hamburger. Ora però sembra che il risultato sia stato raggiunto, grazie soprattutto al calcolo volumetrico, che tiene in considerazione la porzione di piatto occupata da una certa pietanza, collegando questo dato spaziale con la densità e con la presenza di macronutrienti. Inoltre, grazie all’uso di una piattaforma web e non di una app, che rallentava troppo il calcolo, e a sistemi ottici di rilevazione di ultima generazione, i tempi di elaborazione dei dati sono compatibili con quelli di una spesa. Alla piattaforma si accede comunque con il cellulare, con una semplice connessione.

Il test
Sperimentato su una fetta di pizza, il programma ha stimato 317 calorie, dieci grammi di proteine, 40 g di carboidrati e 13 g di grassi a porzione, cioè valori assai vicini a quelli medi usati anche come riferimento nelle diete. Ma si è comportato bene anche con un piatto più difficile perché composito, il sambhar, una specialità indiana con tortini di riso al vapore e stufato di lenticchie. In quel caso, la stima è stata di 221 calorie, 7 g di proteine, 46 g di carboidrati e un solo grammo di grasso.
Di nuovo, valori prossimi alla realtà. Ancora, la promozione è arrivata anche con un hot dog (280 calorie) e con la baklava (310 calorie e 18 g di grassi), dolce mediorientale. È importante che un sistema del genere funzioni con la stessa affidabilità con i piatti delle più diverse tradizioni culinarie, visto che ormai la cucina è globalizzata quasi ovunque. In generale, l’analisi delle prestazioni ha mostrato che questa IA riesce a fornire risposte corrette nell’80% dei casi.
La possibilità di utilizzare il cellulare per avere un’idea immediata di un certo alimento sembra quindi più vicina, e potrebbe avere grande successo. Inoltre, potrebbe costituire un formidabile stimolo, per chi produce cibo pronto, a riformulare le ricette peggiori, per evitare che i clienti abbandonino quelli di qualità inferiore.
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Giornalista scientifica