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Tisanoreica: per dimagrire Gianluca Mech propone la dieta Tamponcino e invita a fare l’esame del dna a 147 euro

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La dieta Tisanoreica  punta sulla genetica. Lo ha annunciato Gianluca Mech, l’imprenditore che ha lanciato il programma dietetico a base di pasti pronti e integratori

Il programma della dieta Tisanoreica punta sulla genetica. Lo ha annunciato lo stesso Gianluca Mech – l’imprenditore veneto che ha lanciato il programma dietetico a base di pasti pronti e integratori – in un’intervista pubblicata on line sul mensile Elle. In particolare Mech parla della dieta Tamponcino: così ribattezzata perché si utilizza appunto un tampone per prelevare materiale genetico dal cavo orale, «procedere all’esame del dna e quindi scoprire quali siano gli esatti bisogni nutrizionali personali».

Non si tratta di una novità assoluta – il test Genomech distribuito da Tisanoreica è già in commercio da qualche tempo – ma evidentemente Mech ha deciso di puntare su quella che definisce nel sito «una dieta personalizzata secondo il fabbisogno genetico».

 

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Le carenze nutrizionali emerse dal test si possono compensare con l’assunzione di specifici integratori sempre di Tisanoreica

Il test Genomech, in vendita al prezzo di 147 euro, dovrebbe fornire informazioni relative a vari elementi collegati alla salute dell’organismo e all’assorbimento di nutrienti: ciclo della vitamina B e livelli di omocisteina, antiossidanti e stress ossidativo, detossificazione, salute delle ossa, glicemia e processi infiammatori. L’azienda lo definisce «un ottimo strumento di prevenzione che fornisce i giusti “campanelli d’allarme” da segnalare al proprio medico di fiducia, il quale procederà ad eventuali esami di approfondimento».

(Esiste anche una versione del test per la celiachia, anche se il sito avverte che l’esame permette di individuare solo alcuni fattori genetici di predisposizione alla malattia, e che la diagnosi deve essere confermata da altri accertamenti).

 

L’obiettivo del nuovo test proposto da Gianluca Mech è di fare emergere «carenze nutrizionali che potranno essere compensate con l’assunzione di specifici integratori», per questo è affiancato da una linea di integratori Genomech presentati –  anche dalla propaganda diffusa da alcune farmacie – come “cuciti su misura”.

 

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I fattori da prendere in esame per definire una dieta veramente personalizzata sono troppi e troppo complessi per poter risolvere tutto con un test del DNA

Ma può bastare un semplice esame genetico a costruire una dieta personalizzata? «Oggi ci sono diverse aziende che propongono questo tipo di analisi», spiega Enzo Spisni, docente di fisiologia della nutrizione presso l’Università di Bologna. «È vero che ci sono variazioni genetiche che influenzano il metabolismo delle vitamine, dei glucidi e dei lipidi, ed anche l’attività dei sistemi antiossidanti dell’organismo ma hanno un ruolo abbastanza marginale». Contano molto di più i fattori ambientali, come per esempio il microbioma intestinale, ossia l’insieme di batteri e altri microrganismi che ospitiamo nel nostro organismo e che sono legati alla nostra storia personale e al nostro stile di vita. «Sappiamo che gemelli identici vissuti in ambienti diversi hanno un microbioma ed un metabolismo diversi. Ed è stato dimostrato sperimentalmente che se si prendono dei topi geneticamente modificati per essere obesi, e si trasferisce il loro microbioma intestinale in topi normali, questi diventano a loro volta obesi».

 

In altri termini, i fattori da prendere in esame per definire una dieta veramente personalizzata sono troppi e molto complessi per poter risolvere tutto con un test del dna. «Un esame davvero approfondito, in ogni caso, costerebbe migliaia di euro – osserva Spisni – e anche così, otterremo informazioni che non siamo ancora in grado di utilizzare per programmare una dieta corretta».

 

tisanoreica prodotti italiani
Ovviamente Tisanoreica cura gli interessi aziendali: non a caso i prodotti sono promossi come “authentic italian specialties”

Senza contare che – anche ammesso che il test individui carenze nutrizionali – sarebbe meglio risolvere il problema con una dieta equilibrata piuttosto che con una serie di integratori. Ma ovviamente Tisanoreica cura gli interessi aziendali: non a caso i prodotti – promossi come authentic italian specialties – sono stati presentati qualche giorno fa negli Stati Uniti all’Istituto italiano di cultura (e con il patrocinio del Consolato Generale d’Italia a Los Angeles).

Nel comunicato presente sul sito, Mech presenta la sua creazione come “la dieta proteica italiana per eccellenza” per poi accostarla senza ragione apparente ai prodotti con certificazione Dop e Igp. Per supportare questo legame tra la Tisanoreica e l’agroalimentare di qualità italiano il sito dice che “si sente parlare ovunque di diete, ma non si parla quasi mai della qualità del cibo, aspetto troppo spesso sottovalutato! I tipici marchi italiani di qualità DOP (Denominazione di Origine Protetta) e IGP (Indicazione Geografica Protetta) costituiscono una garanzia e danno la sicurezza […].” Anche gli acquirenti italiani vengono ora rinviati al sito americano per gli acquisti on line.

 

Paola Emilia Cicerone

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Foto: Gianlucamechspa.com, Photos.com

  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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16 Commenti

  1. Il test Genomech è valido. E’ un test con la firma dr Keith Grimaldi ed è quasi lo stesso con quello che io ho proposto in Romania, molto prima di Gian Luca Mech. Veniamo al punto. Io sono a favore della dieta genetica. E mi spiego.

    Quando si parla di diete, gli inglesi usano spesso l’espressione “one size does not fit all”: signfica che una stessa dieta può essere ottimale per una persona e non funzionare invece per un’altra. Perchè accade questo? Negli ultimi anni, la ricerca genomica ha provato a rispondere a questa domanda e sembra che il modo in cui un individuo si rapporta a quello che mangia dipenda in buona parte dal suo codice genetico. La nutrigenetica è una disciplina che sta finalmente cominciando ad affermarsi nel campo della nutrizione e che cerca proprio di spiegare come il modo in cui metabolizziamo e utilizziamo le sostanze che ingeriamo cambi a seconda dei nostri geni. L’intolleranza al lattosio o la celiachia sono solo i rappresentanti più conosciuti di questo ramo della ricerca in forte sviluppo, e la lista di geni associati in qualche modo alla nutrizione sta diventando sempre più lunga. La bella notizia è che queste nuove conoscenze scientifiche non restano fini a se stesse, ma trovano invece un riscontro nella realtà, come uno studio del 2007 ha dimostrato: una dieta personalizzata basata sulle indicazioni fornite da un test genetico funziona molto meglio di una dieta generica.
    In un articolo pubblicato sul Nutrition Journal si spiega che vennero invitati a partecipare allo studio 93 pazienti di una clinica di Atene, pazienti che avevano cercato ripetutamente di perdere peso senza riuscirci. 43 di essi furono seguiti per diversi mesi da nutrizionisti che prescrivevano diete con il metodo classico, mentre i rimanenti 50 ricevettero delle indicazioni aggiuntive basate su un test genetico a cui si erano sottoposti. I 19 geni presi in esame dal test in questione erano relativi ad enzimi del metabolismo per i quali erano note associazioni tra specifiche varianti alleliche e alcuni stili alimentari, e le informazioni ottenute dal test hanno permesso di elaborare diete personalizzate che, come vedremo, hanno funzionato molto meglio.
    Tra i tanti geni testati ce n’erano ad esempio quattro associati al metabolismo dell’acido folico. Questa vitamina interviene in un processo fondamentale dell’organismo, cioè la conversione dell’amminoacido omocisteina in una molecola innocua: quando l’omocisteina non viene adeguatamente smaltita, infatti, essa si accumula nel sangue e può provocare malattie cardiovascolari. Deputato a svolgere questa conversione è l’enzima MTHFR, il quale però può presentarsi in due varianti: chi ha la variante meno efficiente ha molto più bisogno di vitamine (e di acido folico in particolare) per riuscire a mantenere bassi i livelli di omocisteina. Altri enzimi, come GSTM1, sono coinvolti nell’eliminazione delle tossine, molecole pericolose che alla lunga possono favorire l’insorgere di tumori. Come nel caso dell’acido folico, anche qui alcuni di essi hanno varianti con una funzionalità limitata e se la persona ha la sfortuna di avere la forma “difettosa” di quel gene è necessario farsi aiutare nel processo di detossificazione. Molecole utili in questo senso sono i glucosinolati, contenuti soprattutto nelle crucifere (cavolfiori, broccoli, cavoli). Gli stessi discorsi valgono per tutti gli altri geni che rientravano nel test. Il gene SOD2 combatte i radicali liberi, ma in presenza di un polimorfismo particolare può diventare meno efficace nella sua attività anti-ossidante (per questa tipologia di pazienti servono dosi extra di antiossidanti e di vitamine). Gli Omega 3 contenuti nell’olio di pesce, invece, sono consigliati per chi ha una certa variante di geni coinvolti nei processi infiammatori, come il gene dell’interleuchina IL6.
    Queste e altre informazioni derivanti dal test genetico vennero utilizzate per prescrivere diete ad hoc ai pazienti selezionati, che hanno potuto così alimentarsi nel modo più congeniale al proprio profilo genetico. Inizialmente questo non ha portato nessun vantaggio particolare, dal momento che entrambi i gruppi oggetto dello studio dimagrivano più o meno allo stesso modo, ma mentre dopo un anno di cura il 73% dei pazienti del gruppo nutrigenetico conservava la perdita di peso, la maggior parte di quelli che avevano seguito una dieta classica ingrassava nuovamente. La cosa interessante è che il test non era stato sviluppato specificatamente per influire sul peso dei pazienti, ma semplicemente per offrire consigli personalizzati su come nutrirsi in modo più sano.
    Questo lavoro ha dimostrato che l’utilizzo delle informazioni genetiche può aiutare chi è sovrappeso a raggiungere e a mantenere per più tempo il proprio peso forma. Permette inoltre di conseguire uno stato di benessere maggiore, perché la dieta personalizzata interviene direttamente anche sulla prevenzione di diverse malattie. Sempre in questo stesso studio, è stato osservato che oltre a conservare più a lungo un peso ottimale, i pazienti del gruppo nutrigenetico a rischio diabete avevano drasticamente diminuito il livello di glucosio nel sangue. Quindi cosa state aspettando? Chiedete al vostro nutrizionista di fiducia maggiori informazioni: i test genetici sono sempre più diffusi, sono utili e non sono neppure costosissimi.
    Noi abbiamo linee guida standard del mangiar sano che sono basate su molti anni di prove scientifiche accumulate principalmente da studi epidemiologici e di intervento (e NON prove cliniche). Queste linee guida sono state sviluppate per aiutare a mantenere uno stile di vita salutare più a lungo possibile. Lo scopo della nutrigenetica è di essere capace di modificare le linee guida alimentari in accordo al genotipo e fenotipo individuale – anche la nutrigenetica è basato su molti anni di prove scientifiche accumulate principalmente da studi epidemiologici e di intervento. Il livello di prove per la nutrigenetica è almeno all’altezza di quello usato per sviluppare e giustificare le linee guida standard.

    Quello che non va bene nella storia di Gian Luca Mech è che lui vuole collegare la nutrigenetica con i suoi prodotti per aumentare le vendite, cosa assai sbagliata.

    Personalmente sono rimasta senza fiato a vedere Gian Luca Mech in Tv rumena a proporre il test genetico in una maniera di tutto errata. In seguito tanti pazienti mi hanno chiamato per chiedermi se il test era lo stesso. Purtroppo è un mercato libero e sempre purtroppo Gian Luca Mech ha un giro d’affari che fa sbiadire i poveri nutrizionisti per bene( me compresa)

    Per concludere: il test e Ok, la dieta genetica e Ok, quello che vuol fare Mech NON E ‘ OK.

    Marie Vranceanu

    nutrizionista e autore
    Bucarest

  2. Dop e Igp sono marchi europei tanto per essere precisi e l’attinenza con la tisanoreica sarebbe tutta da spiegare.A volte spiegandole le cose uno capisce!

  3. Filomena Soave

    Mi pare davvero interessante – ancorchè un pò prolisso e a tratti troppo tecnico per chi come me non è “addetta ai lavori” – il post della Dott. sa Vranceanu, laddove spiega molto bene e nei dettagli l’utilità dei test genetici per elaborare diete “ad personam”, in effetti penso che la genetica sia il futuro su molti fronti, incluso quello della nutrizione, quindi grazie per queste precisazioni che trovo siano importanti per noi lettori del sito. Meno comprensibile sono le affermazioni finali che dicono che “quello che fa Gianluca Mach sia sbagliato a priori”. Ho fatto qualche ricerca sulla dieta Tisanoreica, non voglio scendere nel merito, ma non capisco francamente questo accanimento per cui una cosa “è giusta ma diventa sbagliata se la fa Gianluca Mech”. Viviamo in un mondo libero, come libero è il mercato delle proposte dietetiche, che quella di Mech funzioni o meno lo lascerei decidere a chi l’ha fatta (la dieta) e non a coloro che hanno *evidenti conflitti di interesse* sul tema perchè vivono e guadagnano proponendo soluzioni alternative a quelle di Mech. E già che ho scritto un post, rispondo anche al collega utente Giuseppe: a me pare normale che una dieta che prevede ai propri prodotti l’aggiunta di cibo “normale”, se esiste un minimo di sensibilità salutistica da parte di chi la propone, suggerisca l’uso di prodotti DOP e IGT (italiani, per giunta, dato che Mech non fa che sottolineare la bontà dell’agroalimentare di qualità): cosa dovrebbe fare, un italiano che ha messo a punto un protocollo dietetico made in Italy, consigliare di abbinarlo a “junk food” americano o a pomodori cinesi?? Bene, ho detto la mia 😉 Un ultimo grazie a Il Fatto Alimentare che ci da queste occasioni di confronto preziose 🙂
    Filomena

  4. Lo studio riportato da Marie Vranceanu non dimostra gran che. Basta per esempio che ai soggetti sia stato comunicato che la loro dieta era basata su ulteriori informazioni date da studi sul loro DNA, e questo basta e avanza per conferire a questi soggetti una determinazione e una motivazione maggiore per proseguire la dieta e mantenere i risultati raggiunti.
    D’altronde non vedo perché, se quelli dell’altro gruppo sono dimagriti normalmente, essi con una dieta adeguata non dovevano essere in grado di gestire il loro peso. Evidentemente hanno seguito una dieta di mantenimento sbagliata, come accade al 90% di chiunque segua una dieta (nutrigenomicizzati inclusi… Aspettiamoli al varco quando la motivazione sarà scemata).
    Sono andato a leggermi l’articolo: le raccomandazioni per i nutrogenomicizzati sono ridicole. Sono supplementazioni vitaminiche che un soggetto che crede nell’integrazione adotta abitualmente. Io rientro almeno nel 50% di quel protocollo per le vitamine che prendo ogni giorno. E cose dire degli altri consigli? Mangiare cavoli, fare più esercizio fisico (e si dimagrisce? ma va non l’avrei mai detto!), evitare i latticini o i cibi grassi… Come si può pensare che consigli del genere facciano davvero la differenza, sono validi ovviamente per tutti! Se un po’ di vitamine facessero la differenza allora consigliamo il multicentrum a tutti (e io lo faccio già in automatico per i miei clienti). Ma davvero serve un test genetico?
    Marie Vranceanu mi dovrebbe allora spiegare perché qualunque soggetto che segua una normale dieta ipocalorica e pratichi correttamente attività fisica (sottolineo correttamente 20 min di passeggiata non valgono 🙂 ), dimagrisce e rimane in forma senza il bisogno di test genetici.
    Francamente rifiuto l’idea che l’organismo umano sia così scarso da dover aver bisogno di test genetici per capire cosa deve mangiare… Voglio dire milioni di anni di sviluppo dell’istinto li abbiamo annullati in 50 anni di società occidentale?

  5. Valutate voi stessi i consigli che può darvi un test genetico che costa centinaia di euro:
    http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2151062/table/T3/
    si tratta di banali integrazioni ad alto dosaggio di vitamine, omega 3 (in dosi normalissime tra l’altro, oltre ad altri consigli banali che ci hanno ripetuto fino alla noia i nutrizionisti da anni… Forse non in Romania ma in Italia non avete mai sentito dire che i cavoli fanno bene perché pieni zeppi di antiossidanti?
    E comunque leggetevi le motivazioni: cosa c’entra il cancro con il dimagrimento? Un ipotesi: se dico al paziente che se mangia cavoli tutti i giorni il rischio di cancro diminuisce dell’80% lui magari è motivato a farlo, e già che c’è segue anche il resto della dieta, e così non aumenta di nuovo di peso…

    • Gentilmente, Andrea Tibaldi, potrebbe spiegarmi questa frase? “Forse non in Romania ma in Italia non avete mai sentito dire che i cavoli fanno bene perché pieni zeppi di antiossidanti?
      Senza sforzo, con le sue semplice parole.
      Domanda: Lei è mai stato in Romania? Conosce qualche scienziato rumeno, conosce le realtà del mio paese?
      Se la risposta è NO siamo in piena manifestazione razzista e non mi meraviglio affatto.
      Può essere, Andrea Tibaldi che i rumeni non abbiano mai sentito che i cavoli facciano bene alla salute. Ma vi posso garantire che ci sono tanti specialisti che se ne occupano. Non so che genere di preparazione abbia Lei, io sono laureata in biologia e ho studiato nutrizione all’Università degli studi di Milano, quindi stia pur tranquillo, insegnerò ai rumeni che cavoli e broccoli sono zeppi di antiossidanti. Tra l’altro sono una nutrizionista invitata sempre in televisione per parlare della sicurezza alimentare e nutrizione in generale e sono convinta che già metà della Romania è al corrente della storia dei cavoli. Non dei cavoli miei giustamente!
      Se Lei è a favore della dieta ipocalorica… niente da dire… viviamo in un mondo democratico (cosi dicono!). Ma Lei sa che gli studi hanno dimostrato che su 100 persone che hanno seguito la dieta ipocalorica, nell’arco di 10 anni solo una è riuscita a mantenere il peso? Tutti gli altri sono ingrassati. Perché? Mi spiega Lei che è così pratico di queste diete? Io sono un’ex obesa? È stato questo il motivo per cui mi sono specializzata in nutrizione.
      Per 7 anni ho seguito diete dimagranti, tutte ipocaloriche, proposte da nutrizionisti, forse come Lei… e sono dimagrita al massimo di 8 kg per poi ingrassare ancora e ancora!
      Poi ho fatto la dieta genetica e l’ho adottata come stile di vita.
      Che Lei creda o meno alla dieta genetica m’interessa poco. Leggendo quello che ha scritto mi rendo conto che ancora si deve informare e studiare. Essere ironici non basta. Tenere un blog nemmeno.
      Poi. se Lei considera l’italiano superiore al rumeno, parliamo un poco della ricerca italiana: mi risulta dai dati ufficiali che nelle prime 100 università nel mondo non c’è traccia di una italiana, questo considerando che l’Italia è la settima potenza economica nel mondo (o sbaglio?). Io non voglio essere cattiva , ma a questo punto mi risponda Lei . Cosa ne pensa? Non vedo granchè di differenza tra Italia e Romania (da questo punto di vista)
      Poi essere rispettosi nei confronti degli altri penso che non nuoccia.

  6. Lo studio citato dalla dott.ssa Vranceanu è il solito e l’unico che spesso si sbandiera quando si parla dei test genetici sopra descritti. Non prova molto ed è considerato quasi banale dalla comunità scientifica. Piuttosto, è utile citarlo quando si intende far profitto su clienti, purtroppo, poco informati. Inoltre a fronte di costi notevoli, si ottengono indicazioni banali relative alle integrazioni tipiche di ogni dieta. La vera nutrigenomica è ben altra cosa. E che dire della bufala della omocisteina ? Occorrerebbe un bell’articolo a parte, ma in sintesi, basta semplicemente un’integrazione di vitamine del gruppo B per farla scendere in poco più di un mese e, soprattutto, non è necessario un complicato (e costoso) test genetico per evidenziare i livelli dell’enzima deputato alla detossificazione, basta una semplice (e decisamente meno costosa)analisi del sangue.

  7. Mi meraviglio che qualcuno o forse molti credano ancora alle bubbole delle diete “fregasoldi”. Se ci sono dei problemi si va dal medico,dal nutrizionista ecc.da uno specialista insomma che conosce scientificamente i problemi da risolvere, altro che test del DNA, intolleranze alimentari fai-da-te. Sempre dal medico specialista si deve andare. I maghi come i creduloni sono sempre esistiti. La salute é una cosa seria e non può essere affidata ai furbacchioni che mirano solo a fare soldi. Se poi si vuole essere presi per i fondelli, ognuno é libero di farlo a proprie spese.

  8. Banalmente, e senza nulla togliere a chi ne sa certamente più di me e che svolge il proprio lavoro con dedizione e serietà… Ma siamo davvero arrivati al punto che per sapere ciò che dobbiamo introdurre dentro il nostro corpo abbisognamo di un test genetico?
    Non è un poco eccessivo?
    Come fanno gli animali a sapere qual’è il cibo giusto per loro senza tutta questa tecnologia???

    • E’ chiaro che nessuno dovrebbe sentire il bisogno di maghi, stregoni, approfittatori…però il paragone con gli animali mi sembra poco pertinente…

    • Alessandro, perchè le sembra poco pertinente?
      Fino a prova contraria l’uomo è una specie animale… e prima di “evolvere” si nutriva con l’istinto e le nozioni acquisite dal branco…

  9. Barbara, lei ha centrato l’obbiettivo. Tutto comincia dalla testa. Ragioniamo quindi. L’evoluzione ha insegnato agli animali di che nutrirsi, mentre l’uomo col tempo l’ha dimenticato. Ad Auschwitz, diceva un mio amico medico nutrizionista, in modo un po’ crudo, non c’erano gli obesi e quindi il fast food etc. Occorre ricordare quello che dicevano gli antichi greci (Ippocrate): Sia il cibo la tua medicina e la medicina il tuo cibo. Il resto, se stai bene, aggiungo io, lascialo ai “maghi” e ai creduloni.

  10. @Barbara, ci tengo a precisare che non ho la competenza per poter sostenere o screditare la validità di questi test genetici. Dico che mi sembra poco pertinente il suo paragone proprio perchè gli animali si nutrono ad istinto l’essere umano no. L’animale si nutre per necessità, l’essere umano non solo. L’essere umano modifica gli alimenti che assume, l’animale no.
    Mi sembrano differenze sostanziali, frutto non solo dell’evoluzione, chiamiamola Darwiniana, ma anche dell’evoluzione socio-alimentare. E mi sembra intelligente da parte del genere umano sfruttare tutti gli strumenti possibili per migliorare il proprio stile alimentare. Dubito che se l’essere umano si affidasse al suo istinto, al pari di un animale, si nutrirebbe in modo corretto e bilanciato. A differenza di quanto appunto riuscirebbe a fare un animale. Ripeto, io non so dire se il test genetico abbia o non abbia valore scientifico. Dico solo che se lo avesse, sarebbe uno strumento da utilizzare a sostegno di una corretta alimentazione. Così come tutti i metodi sostenuti da basi scientifiche comprovate. Siano essi semplici o molto complessi.

    • Non so che studi abbia fatto il signore per affermare che “L’essere umano modifica gli alimenti che assume, l’animale no”.Forse prima di parlare dovrebbe riaprire qualche testo fondamentale di biologia se non di biochimica umana e animale.

    • Forse prima di rispondere affrettatemente, il signore avrebbe potuto pensare ai vari significati del verbo “modificare”. Senza scomodare la biochimica, l’uomo cuoce il pollo, il cane lo mangia crudo (in natura lo farebbe perlomeno). La cottura non è forse un processo che modifica un alimento? Quindi, fino a che non vedrò un leone cuocere una zebra sul barbecue, potrò affermare con ragionevole certezza, pur senza aver fatto studi appropriati che l’uomo modifica il cibo che assume attraverso la cottura, attraverso i condimenti, attraverso l’abbinamento di vari ingredienti (le cosiddette ricette), l’animale no. Mi sembra una differenza sostanziale. Altra differenza sostanziale, è il fatto che l’animale si nutre per necessità e non per piacere o per occasioni sociali (gli etologi mi potranno eventualmente smentire).

  11. A proprosito proprio di tutta questa discussione ho visto che su Affari Italiani è uscito questo articolo http://www.affaritaliani.it/curadise/tisanoreica050713.html