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Obesità e programmi nelle scuole. I risultati sono scoraggianti: bisogna cambiare strategie

Obesità sovrappeso bambini infanzia“È tempo di guardare in altre direzioni”. Con questo lapidario commento si chiude, sul British Medical Journal, lo studio condotto dai nutrizionisti e pediatri dell’Università di Birmingham, in Gran Bretagna, sull’efficacia delle iniziative anti-obesità nelle scuole, uno dei più completi mai condotti sull’argomento: e non sembrano esserci spiragli.

L’obesità infantile affligge la Gran Bretagna come e più di altri paesi europei: all’età dell’inizio delle scuole elementari già un bambino su quattro è in sovrappeso. Ma è negli anni successivi che si consuma il disastro, perché la percentuale dei bambini fortemente in sovrappeso o obesi passa dal 9 al 19% in soli sei anni. Da qui la convinzione che siano proprio quelli gli anni sui quali intervenire con una serie di iniziative e, in particolare, di farlo attraverso la scuola. Per questo negli ultimi anni sono stai avviati programmi che ampliano l’offerta di attività fisica fuori e dentro le mura scolastiche, con il coinvolgimento di personaggi sportivi molto popolari, altri che puntano a migliorare la conoscenza del valore nutrizionale degli alimenti di tutta la famiglia anche attraverso corsi di cucina gratuiti tenuti a scuola e iniziative di vario tipo.

Gli autori dello studio hanno voluto vedere se e in che misura tutti questi programmi antiobesità avessero avuto impatto sui 1.400 bambini di 6-7 anni di 54 scuole scelte a caso in un territorio che aveva attuati e dei quali erano disponibili i dati relativi ad almeno i due anni e mezzo precedenti. Il risultato è stato demoralizzante, perché non è stato possibile dimostrare alcun effetto significativo né sul peso né sul grasso corporeo, sulla dieta e sulla quantità di attività fisica: non ci sono state differenze tra i bambini che avevano preso parte a qualche iniziativa e quelli che non lo avevano fatto.

Pur riconoscendo alcune limitazioni alla loro analisi, gli autori sono convinti del fatto che questa non sia la strada giusta e che, piuttosto, sia necessario intervenire di più sulle famiglie, sulle comunità locali, sull’industria alimentare, sulla pubblicità, insomma su tutti gli altri responsabili dell’alimentazione e delle scelte di bambini e genitori.

obesità infantile
L’obesità infantile affligge la Gran Bretagna come e più di altri paesi europei

Di segno in parte contrario, è invece lo studio che arriva negli stessi giorni dagli Stati Uniti, dove un programma di attività fisica da svolgere prima dell’inizio delle lezioni ha dato risultati leggermente più incoraggianti, come emerge dai dati pubblicati sull’American Journal of Preventive Medicine.

Lì è stato lanciato un programma che prevede che i ragazzi facciano da una a tre volte alla settimana un’ora di sport prima dell’inizio delle lezioni, con riscaldamento poi corsa seguiti da giochi ed esercizi da svolgere negli altri giorni (per esempio: sedersi e alzarsi un certo numero di volte), e poi informazioni nutrizionali e partecipazione dei genitori, il tutto per 12 settimane. Il programma è stato adottato da circa 3.000 bambini, e lo studio ne ha presi in esame circa 700, divisi tra chi aveva fatto attività fisica due volte, tre volte o nessuna (i controlli). Il risultato, in questo caso, è stato positivo: chi aveva fatto sport tre volte alla settimana aveva un indice di massa corporeo migliore e mostrava più propensione a continuare con l’attività fisica, oltre a effetti anche sul rendimento scolastico e sull’umore. Coloro che avevano fatto sport due volte avevano anch’essi mostrato un miglioramento, mentre “i controlli” non avevano fatto progressi.

Lo studio inglese è stato più lungo e ha analizzato più bambini, mentre quello statunitense probabilmente è stato basato su un programma più completo e forse, per questo, più efficace, almeno a breve termine. Ciò che emerge, comunque, è che probabilmente i programmi scolastici, per essere incisivi, devono essere studiati molto bene e inseriti in schemi più ampi che prevedano una generale educazione alla salute e all’alimentazione di tutta la famiglia e che in ogni caso non sono sufficienti ma vanno affiancati da altri provvedimenti come quelli (sui quali si discute molto in Gran Bretagna) sulla pubblicità.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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2 Commenti

  1. CARUSO Giovanni

    L’assurdità, secondo me, di questi studi è proprio come le exit pool delle elezioni in Italia. Alla vigilia ha sempre vinto chi poi a risultato acquisito ha perso. Si spendono soldi a valanga per cose così inutili che solo a pensarci mi fa incavolare parecchio. Poi diciamoci la verità, in Gran Bretagna, Stati Uniti, Germania e altri paesi europei – Italia esclusa – ma cosa , e come mangiano! Non è possibile assolutamente condividere gli esiti di tali tipologie di studi. Solo perdita di tempo e spreco di risorse. Mi farebbe piacere sapere chi paga e quanto si spende per tali stupidità.

  2. Il problema non é la scuola ma la poca percezione di cosa sia CIBO in quei paesi..
    Inutile fare attività di nutrizione a scuola se poi il bambino si trova a vivere in una famiglia dove i genitori ne sanno meno di lui e cosi dopo la lezioncina di frutta e verdura via con i piatti pronti e cibi raffinati perché la mamma ha tante cose da fare ( cosi ripetono come un mAntra. Come se pensare seriamente alla salute della propria famiglia sia meno importante del proprio lavoro \ mestiere)..
    Se i genitori non sanno cucinare e non sanno individuare dei buon cibi il figlio é spacciato..scuola o non scuola.