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Esclusiva: arriva in Italia una grossa partita di mais alla diossina dall’Ucraina. Dopo un mese, scatta l’allerta. C’è pericolo per latte, carne e uova?

mais alla diossina
Una partita di mais alla diossina è arrivato in Italia dall’Ucraina, scatta allerta nazionale

Una nave Ucraina ha scaricato in Italia una grossa partita di mais contaminato da diossina, destinata ad essere utilizzata come mangime per animali. Le analisi sono state effettuate su campioni prelevati il 15 maggio 2014, ma solo oggi è scattata l’allerta. Il  lotto di mais contaminato è arrivato anche in Grecia e in Montenegro. I valori rilevati oscillano da 2,92 a 3,19 picogrammi di equivalente tossico (TEQ toxicity equivalence).

 

Secondo fonti accreditate, il lotto è sfuggito ai controlli e ora, a distanza di un mese, si teme che il mais sia arrivato in molti allevamenti. La questione è delicata perché la diossina (meglio sarebbe dire le diossine) è un inquinante pericoloso e sarà necessario ricostruire l’intera filiera di distribuzione per individuare dove è finita la partita di mais. In questi casi è importante fare un’analisi del rischio per valutare se la diossina ingerita dagli animali è riuscita a contaminare il cibo e in che quantità. Non è detto che si siano superati i livelli di soglia stabiliti dall’UE. Sino ad ora il Ministero della salute non ha diffuso comunicati.

mais alla diossina
Il bollettino RASFF riporta 241 segnalazioni negli ultimi 15 anni relative a presenza di diossine in quantità superiore ai limiti

La questione è delicata ma va detto che l’allerta diossina purtroppo è abbastanza frequente in Europa. Il Bollettino RASFF riporta ben 241 segnalazioni negli ultimi 15 anni, con quantità di diossine superiore ai limiti consentiti. In genere si tratta di segnalazioni sui mangimi per animali e in minor misura cibi destinati all’alimentazione umana. Basta ricordare la vicenda del 2008 che coinvolse allevamenti suini in Irlanda. In Italia invece furono le mozzarelle a occupare le cronache.

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Andando indietro negli anni, ricordiamo la contaminazione del 2004 quando, all’inizio di novembre, si scoprirono mangimi contaminati e l’allarme alimentare colpì Olanda, Germania e Belgio. Ecco in dettaglio le più importanti allerta rilevate dal 1999 al 2011 che Gianna Ferretti, docente all’Università Politecnica delle Marche, ha riassunto in un post pubblicato su Il Fatto Alimentare e sul suo blog Trashfood.

 

1999 L’allarme mangimi contaminati dalla diossina coinvolge polli e uova. La contaminazione parte dal Belgio: la quantità di diossina scoperta negli animali da allevamento era 500 volte superiore a quella che l’Organizzazione mondiale della Sanità indica come “tollerabile” dall’organismo umano. Le fabbriche di mangimi “Verkest” e “Fogra” che si occupava di riciclaggio di grassi animali e vegetali alla base di tutto.

2002 Ancora diossina in mangimi per pesci. Sempre nel 2002 si scoprono supplementi di fish oils contaminati.

2003 Un’inchiesta su mangimi tedeschi rivela di nuovo contaminazioni da livelli di diossina fino al 17 volte più elevati rispetto alla soglia accettabile. In Italia sequestrate migliaia di capi tra bovini, bufale e ovicaprini, nell’ambito dei controlli disposti dalla Regione Campania per la ricerca di tracce di diossina nel latte.

2004 All’inizio di novembre un nuovo allarme alimentare colpisce Olanda, Germania e Belgio, dove si scoprono mangimi contaminati.

molecola diossina
Nei casi di contaminazione da diossina è importante fare un’analisi del rischio per valutare se la quantità ingerita dagli animali è riuscita a contaminare il cibo

2005 È coinvolta la Francia, ancora diossina in mangimi per pesci.

2006 Di nuovo supplementi di fish oils contaminati, provenienza Svizzera e Francia.

2007 È la gomma di guar importata dall’India a risultare contaminata. L’allerta coinvolge diverse aziende del settore caseario e vengono sequestrati vari tipi di yogurt in diversi paesi europei. Nello stesso anno si susseguono allerta che riguardano contaminazioni di fegato di merluzzo e olio di fegato di merluzzo provenienti dalla Danimarca.

2008 Quest’anno è ricordato soprattutto per mangimi contaminati e allevamenti suini in Irlanda. Ma è quello che abbiamo saputo noi consumatori. Ai primi dell’anno diossine vengono rilevate in mangimi per pesci in Danimarca. In Italia scattano indagini sulle mozzarelle campane. A fine anno segnalazioni di diossina in olio d’oliva proveniente dalla Tunisia e nel solfato di rame dalla Russia.

2009 Ai primi dell’anno di nuovo diossine in mangimi per pesci in Danimarca. Nei mesi successivi ricompare la diossina in olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in campioni di fegato di coda di rospo (Lophius piscatorius) dagli USA.

2010 A febbraio diossine vengono rilevate in olio di palma idrogenato dalla Spagna. A giugno è la volta delle uova biologiche in Germania. La diossina viene trovata anche nel palmitato della vitamina A proveniente dalla Cina e usato per integrare mangimi in Germania. In Italia si scoprono semi contaminati di girasole destinati alla produzione di mangimi. Allerta per uova contaminate in Francia, un mese prima erano proseguite le allerta sull’olio di fegato di merluzzo proveniente dalla Polonia e in sardine congelate.

2011 Di nuovo mangime contaminato perché è stato utilizzato olio che non dovrebbe essere impiegato nella filiera agroalimentare.

Diossina e pericoli per l’uomo

L’uomo non lo sa ma ogni giorno assume piccole quantità di diossina attraverso i cibi, perché  si tratta di un composto ubiquitario generato in diversi processi termici e industriali come sottoprodotto indesiderato e spesso inevitabili. In genere le diossine si diffondono nell’ambiente attraverso l’aria e l’acqua, arrivando sull’erba che poi viene mangiata dagli animali al pascolo. La diossina è però presente anche nei mangimi a base di mais utilizzati negli allevamenti, come si rileva da centinaia di casi segnalati nel Rasff in questi anni.

Trattandosi di molecole solubili solo nei lipidi, le diossine si accumulano nel grasso degli animali alimentati con mangimi contaminati. In parte può arrivare anche nel latte vaccino. È stato dimostrato che l’esposizione prolungata a queste sostanze provoca una serie di effetti negativi sul sistema nervoso, su quello immunitario ed endocrino, compromette la funzione riproduttiva e può anche causare il cancro. La loro persistenza e il fatto che si accumulino nella catena alimentare, sono un problema difficile da risolvere.

 

Sara Rossi

© Riproduzione riservata

Foto: iStockphoto.com

 

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