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Calorie nei menu e sulle etichette: la misura non è sufficiente per diminuire l’assunzione calorica

calorie nel menuLe indicazioni delle calorie nei menu o accanto al cibo proposto hanno un piccolo ma significativo effetto sull’assunzione di calorie, ma gli studi fatti finora sono stati mediamente di qualità scarsa, sono giunti spesso a conclusioni contraddittorie o confuse, e andrebbero quindi rifatti con altri criteri prima di poter trarre indicazioni supportate da numeri affidabili. Per questo la conclusione cui è giunta la prima importante metanalisi della Cochrane Collaboration (il circuito internazionale di esperti che valuta gli studi e poi ne trae dati importanti, perché convalidati da numeri attendibili) sull’argomento va presa come un’indicazione di massima: ciò che ha messo in luce è appunto, soprattutto, la scarsità di studi rigorosi e riproducibili.

Pur con queste premesse, comunque, il verdetto finale è a favore delle etichette nutrizionali (sulle calorie o sugli ingredienti), che hanno mostrato di avere un’influenza tanto negli studi cosiddetti di vita reale, cioè effettuati in contesti normali, per esempio nei ristoranti, nei negozi di alimentari o nelle caffetterie (11 in totale) sia in contesti sperimentali, per esempio in laboratori di psicologia (17 in tutto).

Nell’analisi, effettuata da psicologi ed esperti di sanità pubblica delle Università di Oxford, Cambridge, Stirling e Londra, è emerso che, se un pasto medio apporta 600 calorie, la riduzione riscontrabile in chi legge il contenuto calorico o le caratteristiche nutrizionali dei cibi (sono stati esclusi gli studi che avevano valutato i semafori e altri segni solo grafici) è di poco meno di 50 calorie, cioè, circa, dell’8%. Tale effetto è però visibile solo nei contesti reali, mentre in quelli di laboratorio diventa non statisticamente significativo, neppure quando si valuta il possibile consumo di un solo alimento o bevanda per volta Solo apportando correzioni metodologiche emerge una riduzione delle calorie, associata alle etichette, del 12% (dall’analisi di 3 studi).

C’è infine un’altra piccola notizia positiva: non vi sono effetti negativi quali il paradossale consumo di più calorie, associabili, per esempio, alla presenza informazioni errate (può sembrare scontato ma secondo gli autori non lo è affatto).

Le iniziative dovrebbero comprendere educazione alimentare, limiti alla pubblicità, promozione dell’attività fisica…

Ciò che i ricercatori inglesi hanno dimostrato è insomma è che la situazione non è buona, dal punto di vista scientifico, perché l’attendibilità dei risultati di questo tipo di iniziative è dubbia, ma diversi paesi stanno puntando molto proprio sulle etichette. Le quali – hanno concluso gli autori – andrebbero sempre inserite in programmi molto più ampi che comprendano iniziative di vario tipo, dall’educazione alimentare ai limiti alla pubblicità, dalle regolamentazioni per certe categorie di sostanze (grassi, zuccheri, sale) alla promozione dell’attività fisica e così via, anche qualora si rivelassero molto più potenti di quanto, al momento, non si siano mostrate.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. CARUSO Giovanni

    Nell’etichettatura dei prodotti alimentari, a mio parere, la tabella nutrizionale è l’indicazione più assurda che ci si poteva inventare; a seguire il semaforo !!!!! Ma di cosa stiamo parlando ! ??? Chi vuole fare la dieta si mette nelle mani di persona qualificata. Assurdo pensare a tabelle e semafori. Primo, per dimagrire bisogna mangiare poco, quasi niente. Secondo, chi va in giro col bilancino a pesare tutto ciò che mangia? Mai visto nessuno in tali condizioni. Comunque i risultati sono sotto gli occhi di tutti; bambini, e non solo, obesi già in tenera età. Il benessere ha creato ciò e non bisognerebbe essere scienziati per capirlo.