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Zucchero: Linee guida italiane contro l’Oms e la sugar tax. Ombre sul conflitto di interessi del Crea con aziende del settore

Da tre anni il Consiglio per la Ricerca e la Sperimentazione in Agricoltura (Crea) annuncia come imminente l’uscita delle nuove Linee guida per una sana alimentazione degli italiani, salvo poi rimandare la pubblicazione. Nel mese di aprile 2016 il presidente Salvatore Parlato in un’intervista a Il Fatto Alimentare  prendeva “l’impegno a nome dei miei ricercatori di completare i lavori entro il 2016”. Secondo fonti accreditate adesso i lavori sono a buon punto,  le bozze sono state distribuite, ma sulla data di uscita ci sono ancora incognite. Il motivo di questo ritardo è da ricercare nel confronto tra Ministero della salute, Ministero delle politiche agricole e Ministero dello sviluppo economico. C’è chi preme per un approccio scientifico, privilegiando gli aspetti nutrizionali, con un invito a limitare carne rossa, salumi, zucchero e grassi saturi, e chi non vuole scontentare le lobby del mondo agricolo e le grandi aziende alimentari, che vendono dolci, snack e salumi. La riprova di questo confronto evince anche dall’improbabile comunicato del Crea diffuso il 27 luglio 2018, sulla “tassazione di olio di oliva, Parmigiano e prosciutto”. Il testo dimostra un distacco pressoché totale con il mondo reale, descrivendo in modo didascalico le buone regole della sana alimentazione, appellandosi in modo astratto alla necessità di risolvere i problemi della scorretta alimentazione degli italiani,  con campagne sull’educazione  alimentare. Salvatore Parlato, Andrea Ghiselli e Laura Rossi, firmatari del documento del Crea, dimenticano di dire che da anni le iniziative di educazione sono scomparse dal paradigma dei loro programmi. I pochi lavori portati avanti hanno avuto riscontri di scarsa rilevanza,  come la pubblicazione dei filmati Sapermangiare.mobi, visti da una manciata di persone, e del sito collegato che aveva riscontrato un certo successo ma risulta scomparso dalla rete.

Uno degli argomenti critici su cui si dibatte nel gruppo che si occupa delle linee guida, riguarda lo zucchero. Poche settimane fa, abbiamo più volte chiesto a Salvatore Parlato, presidente del Crea, di anticipare la posizione nel documento, ma ci è stato detto che si tratta di materiale “ad uso interno”. Questo rifiuto desta più di un sospetto, perché negare il confronto con il mondo scientifico e con la stampa su un tema così importante non trova giustificazione. Le linee guida sono un documento pubblico, frutto di una ricerca condotta da nutrizionisti ed esperti e non può essere trattato alla stregua di un dossier riservato. La sensazione è che si cerchi di nascondere la posizione morbida assunta a favore dello zucchero, in contrasto con quanto consiglia l’Oms e quanto avviene in altri Paesi europei, che hanno adottato politiche come la “sugar tax” per arginare l’invasione della polverina bianca.

sapermangiare.mobi
Il sito e la serie di filmati sapermangiare.mobi sono scomparsi dalla rete!

Secondo quanto ci risulta le bozze delle linee guida invitano a una generica riduzione delle quantità di zucchero. Questo è positivo, ma anche scontato, visto l’elevata quantità assunta dagli italiani. La nota negativa riguarda le indicazioni sull’apporto energetico giornaliero derivato dagli zuccheri semplici, che dovrebbe variare dal 10 e il 15%. Si tratta di indicazioni in contrasto con la raccomandazione dell’Oms che invita a mantenere gli zuccheri aggiunti al di sotto del 10%, auspicando un’ulteriore riduzione al 5%. L’altro elemento inquietante delle bozze è la poca differenziazione tra zuccheri aggiunti e quelli naturalmente presenti nel cibo (contenuti nella frutta, nel latte…). Si dice in modo generico che questi zuccheri non aggiunti dovrebbero rappresentare poco meno della metà dell’apporto giornaliero degli italiani, senza fornire  strumenti pratici di orientamento.

In questo modo si ripetono le dimenticanze dell’ultima edizione del 2003,  caratterizzata da una certa benevolenza nei confronti dello zucchero e molta ambiguità sui valori da rispettare. Il parere al riguardo dell’Oms è molto chiaro: distinguere tra zuccheri aggiunti e zuccheri naturalmente presenti nel cibo, e stabilire come limite massimo giornaliero una quantità pari al 10% del fabbisogno calorico (10 zollette da 5 g per una persona adulta che assume 2.000 kcal/giorno), considerando tra questi anche quelli contenuti nei succhi di frutta, utilizzati spesso nei prodotti alimentari con la funzione di dolcificanti. C’è di più: l’Oms invita ad applicare una tassa del 20% sulle bibite e sui prodotti troppo zuccherati, e per questo motivo 30 paesi a mondo, tra cui la Franca e l’Inghilterra, hanno adottato provvedimenti adeguati.

succo frutta bambini
Secondo l’Oms anche gli zuccheri contenuti nei succhi di frutta vanno considerati come zuccheri aggiunti

Fa riflettere la posizione dell’Italia che, insieme agli Stati Uniti, ha dichiarato di essere contraria ai limiti indicati dall’Oms e alla Sugar tax. Queste prese di posizione fanno sorgere legittimi sospetti sull’esistenza di un conflitto di interessi del Crea. Il Crea ha nominato il ricercatore Andrea Ghiselli come Coordinatore della Commissione di revisione delle Linee guida per una sana alimentazione degli italiani. Ghiselli, oltre a questo incarico, ha svolto altre attività di divulgatore e consulente. È stato fino a pochi anni fa collaboratore retribuito dell’Associazione italiana lattiero casearia (Assolatte) in veste di consulente del Comitato scientifico. Per la stessa associazione ha coordinato il periodico di notizie online “L’attendibile” (ultima retribuzione settembre 2014). Ghiselli è stato anche membro del panel scientifico dell’Associazione delle industrie del dolce e della pasta italiane (Aidepi) che raccoglie marchi come Ferrero, Barilla e Bauli, e per questo incarico è stato retribuito fino a gennaio 2015. Secondo un’interrogazione parlamentare, Ghiselli nel 2015 era ancora consulente di Danone. Tutto ciò naturalmente si conciliava con ruoli di grande responsabilità all’interno del Crea anche come portavoce ufficioso.

Considerando che il Crea è un ente alle dipendenze del Ministero delle politiche agricole è legittimo ipotizzare l’esistenza di un possibile conflitto di interessi, o quanto meno l’oggettiva difficoltà di mantenere indipendenza ed equidistanza su temi delicati, come ad esempio la quantità di zucchero da consigliare agli italiani nelle Linee guida. Secondo il Presidente del Crea questi problemi non esistono, tanto che nel 2015 a difesa di Ghiselli dichiarava a Il Fatto Alimentare che “L’appartenenza ad un comitato scientifico, pertanto, non costituisce motivo che possa generare conflitto di interessi, anche tenendo conto della natura collegiale delle attività sopra richiamate. Più che di conflitto di interesse, si dovrebbe parlare di opportunità da parte di un ricercatore di partecipare a tali comitati, ancorché utilissimi, nel momento in cui alla sua persona si associa una credibilità che si trasfonde nella ricerca che si trova a coordinare”. C’è da chiedersi perché queste “opportunità” debbano essere compensate come consulenze, e non debbano rientrare nell’attività di ricercatore che Ghiselli svolge al Crea e per il quale è retribuito.

D’altro canto il pensiero di Ghiselli sullo zucchero è molto chiaro ed è distante sia dalle posizioni dell’Oms, sia da  quelle di una grossa parte del mondo scientifico che si occupa di nutrizione e che non svolge consulenze aziendali. Ghiselli ribadisce il suo parere sullo zucchero più volte nel 2012 e nel 2014, con dichiarazioni molto colorite contro la tassa e contro i nutrizionisti e le società scientifiche favorevoli a provvedimenti per arginarne l’invasione. La lettura di queste interviste con gli stralci integrali virgolettati (vedi sotto) non lascia spazio alla fantasia. Ci piacerebbe sapere se in questi anni il nutrizionista ha cambiato parere. Ci piacerebbe sapere come ha fatto il presidente del Crea Giuseppe Parlato a conciliare le varie consulenze esterne del Coordinatore delle Linee guida 2018 con il codice etico interno, e quanto sia lecito negare  ogni confronto sulle Linee guida sigillando nei cassetti la documentazione. Ecco le dichiarazioni di Andrea Ghiselli.

In passato Andrea Ghiselli è stato consulente di molte aziende e si è espresso più volte contro la sugar tax

La Stampa 10 gennaio 2014

La campagna “Action on Sugar” promossa da un gruppo di medici e ricercatori britannici è «fuorviante e totalmente idiota in quanto priva di buon senso. Mentre alcol e tabacco sono fattori di rischio cancerogeno, lo zucchero è vitale, serve. E lo zucchero non è un killer, lo è invece la sedentarietà che, in Italia, è la prima causa dell’obesità dei ragazzi». Sulla campagna che nel Regno Unito chiede all’industria alimentare di ridurre del 30% la quantità di zucchero nei loro prodotti Ghiselli precisa «Compito dell’industria alimentare è quello di produrre alimenti sani ma buoni. Se tolgo il 30% dello zucchero da una bevanda chi comprerà questo drink senza gusto? È vero che tutti gli eccessi a tavola vanno banditi, ma il messaggio corretto è quello di uno stile di vita equilibrato, dove le linee guida internazionali prevedono 300 minuti a settimana di attività fisica per gli adulti, e almeno un’ora al giorno tutti i giorni per i ragazzi».

Corriere della sera 20 febbraio 2014

«C’è una vulgata, soprattutto americana e inglese, che criminalizza lo zucchero, come se fosse causa di tutti i mali del mondo. Ma se ci focalizziamo su un alimento perdiamo di vista il vero responsabile, ovvero la sedentarietà. Il fabbisogno giornaliero è ormai ridotto a meno di 2.000 kilocalorie, ma se mi muovo e faccio sport e ne consumo 4.000, allora lo zucchero mi può fare bene, perché mi dà energia». Ghiselli ha il gusto del paradosso: «Vi immaginate una crema di nocciole senza zucchero, o fatta con gli spinaci? Sicuramente non farà male, perché non la comprerà più nessuno… Si può indirizzare l’industria a rivedere gli ingredienti, ma non può andare a discapito del sapore». Ragionamento ovviamente condiviso dall’Assobibe, che raccoglie i produttori di bevande analcoliche. «Le nostre imprese sono impegnate ad ampliare l’offerta con prodotti che hanno un minor contenuto o assenza di zucchero. Ma non bisogna dimenticare che è la benzina del nostro cervello» dice David Dabiankov, direttore dell’associazione. Ghiselli è assolutamente contrario a introdurre, come avviene in molte nazioni deterrenti come balzelli o sovrapprezzi. «Dal punto di vista tecnico non credo che possano spostare i consumi. Dal punto di vista personale la ritengo un’aberrazione: non è tassando che si fa educazione alimentare, né si argina l’obesità».

Convegno Federalimentare 18 gennaio 2012

Andrea Ghiselli, dirigente di ricerca e responsabile dell’ufficio comunicazione INRAN, guarda all’ipotesi di tassazione senza alcun entusiasmo.

Non entro nel merito politico-economico di una tassazione del cibo perché esula dalle mie competenze, ma non si faccia in nome di un miglioramento dell’alimentazione degli italiani perché non ha senso. Sono sempre scarse le risorse che abbiamo a disposizione per la prevenzione e la corretta educazione alimentare, ma una tassa discriminatoria potrebbe aumentare la confusione, oltre ad essere regressiva. Non è corretto infatti classificare gli alimenti in buoni e cattivi, cibi sì e cibi no ed è cattiva educazione alimentare. Come facciamo inoltre a definire il junk food? Alimenti troppo ricchi di grasso? Di calorie? Di zucchero? Di sale? Allora è junk food tanta parte del patrimonio alimentare italiano, dall’olio di oliva, al parmigiano, al prosciutto crudo. Terzo ma non ultimo: il consumo di prodotti comunemente considerati junk food, come merendine e bevande carbonate, rappresenta oggi una piccola parte dell’apporto calorico della popolazione italiana, ma si vorrebbero additare come responsabili dell’eccedenza ponderale”.
Intenzioni lodevoli, dunque, ma totalmente sbagliata la strategia, secondo Ghiselli: “Dobbiamo invece educare il consumatore ad adeguare la propria alimentazione al proprio fabbisogno energetico, facendo discriminazione tra sedentarietà e attività fisica, non fra alimenti buoni e alimenti cattivi, cosa che inevitabilmente distoglierebbe l”attenzione dallo stile di vita”.

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  Roberto La Pira

Roberto La Pira
Giornalista, laurea in Scienze delle preparazioni alimentari

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9 Commenti

  1. Matteo Giannattasio

    Credo che il dr Ghiselli si arrampichi sugli specchi con le sue argomentazioni a difesa dello zucchero (e quindi delle bevande zuccherate) riportate in questo articolo. Inoltre noto che egli non tiene conto del danno che le bevande zuccherate possono arrecare ai bambini nei primi anni di vita e per i quali i suoi discorsi sulla sedentarietà e sull’attività fisica contano poco. Eppure sono sempre più numerose le ricerche che provano l’esistenza di una relazione tra il consumo di bevande zuccherate da parte di questi bambini e la comparsa di vari disturbi come sovrappeso/obesità, insulino-resistenza sindrome metabolica e carie dentale (1). Inoltre l’abitudine al consumo di zucchero in età pediatrica crea una sorta di dipendenza allo zucchero che poi persiste per tutta la vita (2). Ben venga la tassa su queste bevande, e ben vengano anche tutte le altre iniziative che possano far ridurre l’introito di zucchero in età pediatrica, come il divieto della pubblicità delle bevande zuccherate, l’educazione dei bambini, la formazione degli operatori sanitari per l’età pediatrica e il rendere difficile fisicamente l’accesso a queste bevande(3). Inoltre è ben precisare che quando si parla di consumo di bevande zuccherate da parte dei bambini non si deve criminalizzare solo lo zucchero, ma anche l’eventuale presenza di caffeina e di additivi come i coloranti. Forse è questo cocktail di sostanze, unito all’eccessivo consumo di tali bevande, che può far aumentare l’aggressività dei bambini (4).
    1. Bleich, S. N., & Vercammen, K. A. (2018). The negative impact of sugar-sweetened beverages on children’s health: an update of the literature. BMC obesity, 5(1), 6.
    2. Liem, D. G., & Mennella, J. A. (2002). Sweet and sour preferences during childhood: role of early experiences. Developmental Psychobiology: J. Intern. Soc. for Developmental Psychobiology, 41(4), 388-395.
    3. Vercammen, K. A., Frelier, J. M., Lowery, C. M., McGlone, M. E., Ebbeling, C. B., & Bleich, S. N. (2018). A systematic review of strategies to reduce sugar-sweetened beverage consumption among 0-year to 5-year olds. Obes Rev. doi: 10.1111/obr.12741.
    4. Shakira F. et al. Soft Drinks Consumption Is Associated with Behavior Problems in 5-Year-Olds. (2013). J Pediatrics 163 (5),1323-1328.

    • Concordo in pieno con le sue considerazioni e mi stupisco ancora una volta per le posizioni fuori luogo, tempo e ruolo del ricercatore Ghiselli, che continua a ricercare non si capisce in quale ambito preferenziale, ma in quello della prevenzione salutistica alimentare sembra proprio non aver trovato ancora nulla.
      Speriamo che il nuovo presidente del Crea, Salvatore Parlato cambi frequenza e si sintonizzi con la salute degli italiani, in special modo proteggendo i bambini dall’assalto della pubblicità deleteria a loro rivolta e soprattutto all’educazione alimentare dei genitori italiani, corresponsabili con i produttori di alimenti e bevande killer.

    • Roberto La Pira

      È bene precisare che il presidente del Crea non è nuovo e ha sempre giustificato Ghiselli

    • Male, speriamo allora che Parlato si rinnovi e dia spazio e voce a nuovi ed aggiornati ricercatori.

  2. Agghiaccianti le considerazioni di Ghiselli, presidente della Società Italiana di Scienze dell’Alimentazione e ricercatore del Crea di Roma.
    Opinioni razionalmente indifendibili, logicamente dissonanti.

  3. Una cosa è certa, in UK ogni tentativo di ridurre l’obesità infantile è fallito, suga tax, semafori e la più grande campagna educativa sull’attività fisica e alimentazione mai fatta prima. Quando si ha una posizione come quella di Ghiselli meglio fare attenzione a cosa si dice:
    …focalizziamo su un alimento perdiamo di vista il vero responsabile, ovvero la sedentarietà. Il fabbisogno giornaliero è ormai ridotto a meno di 2.000 kilocalorie, ma se mi muovo e faccio sport e ne consumo 4.000, allora lo zucchero mi può fare bene, perché mi dà energia… poi dice che un ragazzo dovrebbe fare attività fisica almeno 1 ora tutti i giorni, ma per arrivare a 500 kcal di tennis o basket o calcio ci vogliono mediamente 90′. Per consumare 2000 kcal un adulto di 75 kg deve andare in bicicletta, media 15 km ora, 4 ore al giorno, e quando va a lavorare? Meglio mangiare poco e soprattutto moderare lo zucchero portatore di sole calorie vuote. 4 cucchiaini 20 g per 100 kcal 10% dell’energia quotidiana, più i carboidrati semplici già presenti nei cibi, perchè di più?.

  4. La scomparsa del sito internet non la vedo una cosa così negativa, tanto per cominciare viene sbandierata in home page la figura del personal trainer a cui “dar retta” per “mangiar meglio”.
    Il virgolettato può non venir adeguatamente percepito, ingenerando nel pubblico la convinzione che il professionista citato possa prescrivere una dieta, quando invece, qualora lo facesse, compirebbe reato di abuso di professione.
    Con ciò non dico che il Personal Trainer sia ignorante in fatto di diete, affermo invece che per legge può prescriverle o consigliarle quanto me.

  5. Scusate, è vero che lo zucchero è in eccesso e dovremmo anche usarne di meno, ma le considerazioni che voi avete cassato – assieme alla vostra crociata assolutista contro lo zucchero e coloro che non sono pienamente d’accordo con voi! – è la questione del “sedere pesante” degli italiani incollati sui divani di casa o sulle sedie dei ristoranti trattorie etc o dei bambini parcheggiati davanti a vari PC, TV, iPh, LG, Sam, etc.
    Tra riscaldamenti ben oltre i 19°C, vite assolutamente inerti di moltissimi e altri fattori che esulano da questa specifica trattazione, quale ad esempio la componente energivora della tensione lavorativa che in Italia per moltissimi è esperienza ignota, la parte delineata dai ricercatori che voi avete demonizzato scandalizzati (è esattamente un giudizio questo che ho espresso!) riguardo alla scarsa propensione al dispendio di energie degli Italiani è assolutamente corretta; vado a memoria, ma 1/3 è riservato al mantenimento della temperatura, 1/3 al battito cardiaco e funzioni varie e 1/3 ai muscoli rimanenti (pare che il cervello – almeno in Italia – non consumi nulla!). Io prima di trassare lo zucchero (a parte le considerazioni ambientaliste per cui mi troverei invece pienamente d’accordo, molto di più che per la parte salute!) tasserei innanzitutto le case dove il riscaldamento supera i 19°C, la sedentarietà, i condizionatori d’aria (che alimentano la sensazione di fame o più semplicemente l’autorizzazione a nutrirsi di più) e le ore di utilizzo dei mezzi informatici e dei media, riduciamo anche gli stipendi di molte persone (ed eventualmente licenziamo), chi non è effettivamente produttivo (queste ultime due sono provocazioni per metà!), il consumo di zuccheri diventerebbe marginale!
    Non è che l’aspetto dell’alimentazione sia entità staccata da tutto il resto della vita e da osservare come sistema chiuso: è solo e puramente un fattore funzionale parziale di un più vasto sistema energetico; il problema primario è la vita che conduciamo che non funziona! Proviamo a tassare anche quello che non facciamo, risparmieremmo moti di più sulle spese sanitarie!
    Prima di massacrare qualcuno, direi che è importante provare a vedere se quello che dice ha senso!

  6. Stile di vita e corretta educazione alimentare non sono alternativi ma obbligatoriamente complementari, quindi nessuna guerra di religione ma massima collaborazione professionale tra chi si è assunto l’onere e la missione della salte pubblica.