Un dolce bambino, che mangia gli spaghetti a casa, fa confusione e si diverte a giocare con loro alimentazione bambini verdure zuccheri

La qualità degli zuccheri assunti durante l’infanzia ha un’importanza paragonabile, e probabilmente superiore, a quella della quantità, rispetto all’andamento del peso negli anni successivi. Se infatti gli zuccheri sono quelli naturalmente presenti negli alimenti come la frutta e il latte, le conseguenze sono opposte rispetto a quando sono quelli aggiunti, per esempio nelle merendine e nei dolci.

Questo il senso di uno studio presentato al recente congresso europeo sull’obesità svoltosi a Venezia dai ricercatori dell’Università e dello University Medical Center di Groningen, nei Pesi Bassi, che spiega perché sarebbe meglio evitare di dare ai più piccoli alimenti e bevande zuccherate.

Lo studio sugli zuccheri

Gli autori hanno illustrato i dati ottenuti nell’ambito di un progetto chiamato GECKO Drenthe cohort, che ha lo scopo di individuare le cause dell’obesità infantile in una coorte di circa 3.000 bambini nati nel 2006 nella regione appunto di Drenthe, e dal quale sono già scaturite una quarantina di pubblicazioni. In questo caso, sono stati presi in considerazione i dati di circa 900 tra bambini e bambine normopeso i cui genitori avevano risposto a specifici questionari quando i figli avevano tre anni.

Grazie alle risposte, è stato possibile calcolare l’apporto totale di zucchero e quello relativo a 13 categorie di alimenti: verdura, frutta (solo intera); cereali; verdura amidacea; noccioline e simili; legumi; carne, uova, sostituti vegetariani della carne insieme a olio, burro e margarina; latte e prodotti lattiero-caseari; caffè, tè e bevande a base di caffè e tè; bevande zuccherate (compresi succhi di frutta, limonate e bevande a base di latte e yogurt zuccherati); prodotti salati, compresi piatti pronti e fatti in casa, e zuppe; dolci come torte e simili, anche al cioccolato, con aggiunta di zuccheri; condimenti, salse e altri zuccheri aggiunti.
Inoltre infermieri qualificati hanno misurato altezza e peso dei partecipanti a tre anni e a 10/11 anni, calcolando le variazioni e l’indice di massa corporea.

Bambina con faccia sporca di cioccolato mangia una tavoletta di cioccolato
Occorreranno indagini specifiche sui meccanismi d’azione degli zuccheri naturali e sul confronto con quelli aggiunti negli alimenti.

In totale, a tre anni l’apporto quotidiano di zuccheri (medio) era di circa un terzo delle calorie assunte (1.388, in media). Le fonti principali erano state la frutta, di cui i bambini avevano mangiato in media 13 grammi al giorno, seguita dai derivati del latte (18,6 grammi), dalle bevande zuccherate (41,7 grammi) e da merendine snack dolci (13,1 grammi).

A 10 anni arriva l’obesità

Raggiunti i 10-11 anni, un centinaio circa dei bambini erano diventati obesi, ma il rischio non era dipeso dal quantitativo totale di zuccheri, come si potrebbe pensare. Piuttosto, i fattori che sono risultati associati a un rischio maggiore di obesità sono stati quelli relativi al consumo più elevato di snack dolci, merendine e simili. Specularmente, i bambini per i quali c’era stato un apporto di zuccheri dalla frutta (intera, non dai succhi) più elevato sono stati anche quelli che avevano acquisito meno peso. E lo stesso si era verificato per chi aveva bevuto più latte e mangiato più derivati liquidi non zuccherati come gli yogurt appunto liquidi naturali: per questi bambini, il rischio di obesità a 10-11 anni era inferiore del 67% rispetto a quello dei bambini che avevano assunto meno latte.

Le considerazioni

Lo studio non va oltre, cioè non analizza le possibili cause di effetti tanto diversi. Probabilmente, hanno comunque ipotizzato gli autori, gli zuccheri presenti naturalmente sono sempre assunti insieme a micronutrienti, ed è il mix a risultare vincente, per esempio attraverso un’azione sul microbiota. Per capire esattamente che cosa succeda, però, occorreranno indagini specifiche sui meccanismi d’azione degli zuccheri naturali e sul confronto con quelli aggiunti negli alimenti.

Nel frattempo, è sempre più chiaro perché le autorità sanitarie e le società scientifiche chiedano l’adozione di misure quali le sugar tax (appena rinviata per l’ennesima volta in Italia), i divieti per le pubblicità e così via. Come conferma anche la coorte di Drenthe, a 11 anni più di un bambino su dieci è già obeso, e la percentuale aumenta con l’età.

Secondo le raccomandazioni dell’OMS sullo zucchero, non bisognerebbe superare il 10% (ma raccomanda di stare sotto al 5%) dell’apporto calorico quotidiano con gli zuccheri. Secondo i LARN (Livelli di assunzione di riferimento per la popolazione italiana 2014) l’apporto giornaliero dovrebbe essere inferiore al 15%, ma si riferisce a tutti gli zuccheri (compresi quelli presenti in latte, frutta e verdura) , mentre il valore dell’OMS (inferiore al 10%) si riferisce solo agli zuccheri liberi. Questa informazione generica, dovrebbe essere rivista, e formulata in modo da distinguere la provenienza degli zuccheri stessi, in modo da aiutare i genitori a capire meglio che cosa è opportuno dare i propri figli, e che cosa sarebbe meglio evitare.

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luigiR
luigiR
30 Maggio 2024 14:47

mi giocherei qualcosa se, alla fine di altri futuri studi, a risultare utili per un maggiore equilibrio nella BMI dei bambini, fosse la funzione dei pre-biotici (ma anche dei pro-)…