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Troppe vitamine fanno male: con gli integratori l’eccesso è possibile. Si rischiano gravi conseguenze, spiega Issalute

È vero che più vitamine prendo meglio sto? No, anzi è vero il contrario Un’assunzione eccessiva di alcune vitamine può essere addirittura pericolosa e dare origine a ipervitaminosi dalle gravi conseguenze, come ricordano gli esperti nella sezione dedicata a bufale e falsi miti di Issalute, il portale di informazione dell’Istituto superiore di sanità. È infatti ancora molto diffusa l’opinione che le vitamine possono solo fare bene, per cui in molti, spinti anche dalla pubblicità, assumono integratori multivitaminici senza una reale necessità. Tuttavia una dieta varia e bilanciata di norma è sufficiente per soddisfare il fabbisogno di queste sostanze.

Non era così in passato, quando le malattie causate dalle carenze vitaminiche (avitaminosi) erano molto comuni. Come racconta Issalute, è alla fine del Settecento che abbiamo iniziato a identificare le vitamine, osservando come il consumo di specifici alimenti faceva scomparire i sintomi di alcune patologie. È famoso il caso dello scorbuto: nel 1753 un medico inglese scoprì che la malattia poteva essere curata con il succo di limone, che doveva contenere una “sostanza anti-scorbuto“ poi identificata nel 1932 come vitamina C o acido ascorbico. Pochi anni dopo si scoprì che la pellagra, malattia che in passato ha colpito duramente le regioni del Nord Italia, era dovuta alla carenza di vitamina B3.

Un’assunzione di vitamine in eccesso può causare delle malattie dette ipervitaminosi

Oggi le carenze vitaminiche sono piuttosto rare nei paesi occidentali, ma possono verificarsi ancora in caso di condizioni che impediscono l’assorbimento, di dieta fortemente squilibrata o quando il fabbisogno è aumentato, come in gravidanza. Si dovrebbe pertanto fare ricorso a integratori solo quando ne è accertata la necessità, altrimenti si rischia di andare incontro alla condizione contraria, cioè alle ipervitaminosi, che talvolta possono avere conseguenze gravi.

Le ipervitaminosi più comuni sono quelle date dalle vitamine liposolubili A, D, E e K, che vengono accumulate nel fegato e nel tessuto adiposo e smaltite molto lentamente.  L’eccesso delle vitamine idrosolubili C e B viene eliminato molto rapidamente attraverso le urine. I sintomi delle ipervitaminosi variano a seconda della sostanza che si accumula. Troppa   di vitamina A causa cefalea, vomito, torpore, ossificazione precoce nei bambini e malformazioni nei feti; la vitamina D provoca l’aumento dei livelli di calcio nel sangue, sete, dolori addominali, affaticamento e alterazioni dello stato di veglia; l’ipervitaminosi E può dare disturbi intestinali; la vitamina K può causare vampate, trombosi e anemia.

Assumere dosi eccessive di queste vitamine attraverso l’alimentazione – spiega Issalute – è estremamente difficile se non impossibile: la maggior parte dei casi di ipervitaminosi riportati sono dovuti a un consumo eccessivo di integratori.” Quindi è importante ricordare ancora una volta di non assumere integratori vitaminici senza una reale necessità e di informare sempre il proprio medico di tutti i supplementi che prendiamo.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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