Home / Nutrizione / Tisanoreica: la dieta che ha fatto dimagrire il premier Berlusconi non piace ai nutrizionisti

Tisanoreica: la dieta che ha fatto dimagrire il premier Berlusconi non piace ai nutrizionisti

Forse per attenuare l’impatto delle notizie sempre più allarmanti sulla crisi economica, qualche settimana fa tutti i giornali hanno rimbalzato una imperdibile news di fine estate: anche il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha tirato la cinghia, ma per rimettersi in forma. In un’occasione calcistica è apparso visibilmente dimagrito e, ha spiegato al settimanale più diffuso della sua casa editrice, il merito sarebbe stato di “una dieta a base di tisane ed erbe”.

Ecco cosa si leggeva, per esempio, su Repubblica: «Beve molto e perde peso. A raccontare le sue ultime abitudini salutiste è un Silvio Berlusconi più in ossa che in carne, dopo avere adottato una dieta “tisanoreica” a base di erbe che gli avrebbe fatto perdere ben quattro chili in poco più di una settimana. Teatro della confessione a Chi il ristorante Giannino, a Milano, dove il presidente rossonero ha cenato subito dopo il match Milan-Juventus». Cronache simili, corredate dalle immancabili foto del “prima & dopo” sono uscite su tutti i quotidiani, con una imprevista e grandiosa pubblicità gratuita per la “tisanoreica”.

Un regime, che, per la verità, ha già trovato moltissima fortuna. Il suo ideatore è Gianluca Mech, imprenditore vicentino da anni nel settore erboristico, che ha manifestato così la sua gioia e imperitura gratitudine al presidente Berlusconi attraverso le colonne del Corriere Veneto: «L’azienda di famiglia (Balestra & Mech, ndr) quest’anno festeggia un secolo di attività e il presidente ci ha fatto un bellissimo regalo».

Gli specialisti di nutrizione e alimentazione, però, di fronte a queste diete-miracolo storcono il naso. «Senza dubbio possono dare risultati immediati – commenta Giovanna Cecchetto, presidente dell’Associazione nazionale dietisti Andid – ma non incidono mimimamente sulla consapevolezza, sulla reponsabilizzazione e sul ruolo attivo del paziente. In pratica, funzionano solo finché si fanno. La posizione della comunità scientifica internazionale, supportata da studi e ricerche, oltre che dall’esperienza sul campo, è diversa perché  ritiene che gli interventi sulle problematiche del peso devono mirare a un risultato di lungo periodo. Per ottenerlo però sono necessarie due condizioni.

Innanzitutto la gradualità del dimagrimento: in generale, se la perdita di peso invece avviene in modo repentino è ovvio che il regime dietetico è molto restrittivo, sia sul piano calorico che della eliminazione o riduzione forte di gruppi interi di alimenti, in genere i carboidrati e i grassi.

Questo ha due effetti negativi: innanzitutto, la perdita di massa magra, cioè muscoli, oltre a quella grassa. Poi, una riduzione dell’efficienza del metabolismo che, immediatamente, si attiva per opporsi al dimagrimento». In pratica, è come se la “carestia” improvvisa spingesse il corpo a risparmiare risorse. «Perciò quando la dieta si interrompe, si ricomincia a ingrassare velocemente, spiega la dietista. E siccome il rapporto massa magra/massa grassa non è più ottimale, la persona viene candidata ad avere un “problema di peso” cronico.

In secondo luogo, il problema del sovrappeso è quasi sempre correlato allo stile di vita: abitudini alimentari seguite da anni e sedentarietà. E allora un intervento dietetico davvero efficace deve aiutare le persone a modificare i comportamenti all’origine dell’obesità. Che, anche secondo l’Oms, è una patologia cronica e come tale va affrontata. Il sostegno di un nutrizionista è necessariamente di lungo periodo, perché le modifiche dello stile di vita sono impegnative, comportano ricadute e risalite, ma sono l’unica strada davvero valida per “guarire” dalla malattia sovrappeso», sottolinea la dottoressa Cecchetto.

Nonostante ciò, Silvio Berlusconi è solo l’ultimo di una fila di vip e personaggi famosi che si sono resi testimoni della tisanoreica. Gianluca Mech, attraverso l’associazione AssoTisanoreica da lui creata, ha avviato collaborazioni anche con amministrazioni pubbliche. In primavera, per esempio, ha sponsorizzato con il Comune di Cinisello Balsamo (MI) una campagna di comunicazione anti-obesità “Rifletti sul tuo peso. Il giusto peso alla salute, il tuo obiettivo”. Il sindaco Daniela Gasparini e altri personaggi noti della città sono stati fotografati utilizzando specchi deformanti per ricreare immediatamente l’effetto grasso/magro e finiti su poster affissi in giro per la città. Obiettivo: far riflettere i concittadini sull’importanza di avere un giusto peso.

Ma chissà se la dieta che ha fatto il presidente del Consiglio è davvero la tisanoreica o se, semplicemente, ha risposto così ai giornalisti per levarseli di torno, usando il nome della dieta che al momento va per la maggiore tra gli italiani.

In effetti, a dispetto del nome, nel “metodo tisanoreico” tisane ed erbe non c’entrano granché. Secondo il suo ideatore, il regime si basa su un paradosso: per dimagrire bisogna mangiare in modo da provocare un temporaneo squilibrio alimentare. E cioè escludere per un po’, ma in maniera totale, i carboidrati – pane, pizza, pasta, dolci –  e i grassi, a favore di verdure, carne e pesce, per indurre l’organismo a usare i propri grassi di riserva come energia attraverso un processo fisiologico, la chetosi, e mantenendo tonica la massa muscolare grazie alle proteine.

Siccome però non esistono alimenti fatti di sole proteine (mangiando carne, per esempio, si assumono anche grassi), il metodo prevede l’inserimento di alcuni preparati proteici, da sciogliere in acqua e cucinare (che imitano per aspetto e sapore cibi comuni e anche golosi, come zuppe, pasta, plum cake, biscotti, dessert al cioccolato o vaniglia)  facendo sentire meno la mancanza del sapore dolce e dei carboidrati. In ogni porzione di cibo  (Pat, pietanza tisanoreica attivata) c’è, in effetti, anche un pool di ingredienti erboristici che dovrebbe stimolare lo smaltimento delle scorie e il funzionamento dell’organismo.

Il piano deve essere personalizzato e si può seguire al massimo per 40 giorni (per arrivare a perdere fino a 8 chili). Prevede una fase intensiva di 20 giorni in cui si consumano 4 pietanze tisanoreiche al giorno e si completa la dieta con altri alimenti normali (verdure, carne, uova e pesce), poi 15-20 giorni in cui le pietanze si riducono a due e si cominciano a reintrodurre i carboidrati complessi a basso indice glicemico, come la pasta integrale, per prepararsi a tornare a una normale alimentazione bilanciata.

Il metodo va seguito con il controllo del proprio medico e di operatori qualificati dal Centro Studi Tisanoreica: questo spiega perché nelle vetrine delle farmacie e parafarmacie che vendono i Pat in genere sono segnalati i giorni in cui c’è l’operatore a disposizione del cliente o quando ci sono incontri di presentazione aperti al pubblico.

Vietato a chi soffre di insufficienza epatica e renale o diabete e durante la gravidanza, il metodo è tutt’altro che semplice anche per i sani: un piccolo sgarro con cibi non previsti (basta una caramella) interrompe la chetosi e potrebbe vanificare l’intero procedimento, e altri effetti collaterali sono l’alitosi e la stipsi. È pure è una dieta costosa: ogni Pat costa circa 4 euro, quindi la spesa complessiva si aggira tra i 500 e i 600 euro.

A parte la spesa e la laboriosità del sistema, ci sono ulteriori controindicazioni? Otto chili in 40 giorni non sono pochi. «Ribadisco: un dimagrimento così rapido espone a un continuo ingrassamento, avverte Giovanna Cecchetto. Anche pensare di seguire questi regimi “una tantum” – per esempio, in vista di una vacanza al mare, del matrimonio di un parente per mettersi in forma – è rischioso: molti pazienti arrivano da me dicendo “ho fatto varie diete, e adesso mi basta sgarrare anche di poco per prendere peso”, instaurando una mentalità per la quale si sta perennemente a dieta ma con continue oscillazioni tra la perdita di controllo e poi forti restrizioni a tavola. Magari con un pericoloso fai-da-te, senza nessun controllo medico».

Proporre un regime dietetico comporta forti responsabilità: «Bisogna essere sicuri che sia supportato da un fondamento scientifico e che non ci siano controindicazioni per la salute, sottolinea la dietista. Ma non semplicemente “in generale”: siccome i fattori che interagiscono col problema del peso sono molti e complessi, è  importante conoscere la storia e lo stile di vita della persona per stabilire quale sia l’obiettivo raggiungibile e seguendo quale percorso. Non esiste una dieta dimagrante valida per tutti, ed è indispensabile che il paziente sia informato dei pro e contro e quindi convinto di intraprenderla e di poterla seguire nella vita quotidiana».

Ed è davvero necessario, in nome di un girovita più sottile, mandare l’organismo in chetosi? «È uno choc metabolico che ha forti controindicazioni, e, comunque, esistono regimi alimentari iperproteici, cioè sbilanciati a favore di carne, pesce, uova e formaggi, con una ridotta quantità di pane e pasta, che, sotto il controllo dello specialista, possono essere seguiti senza bisogno di ricorrere ad “alimenti artificiali” costosi come se non più di carne e pesce», risponde l’esperta.

Non solo: «Studi che hanno messo a confronto regimi dimagranti iperproteici e altri basati sui principi della dieta mediterranea, la più equilibrata in carboidrati e proteine, hanno dimostrato che con i primi, in effetti, si perde peso più in fretta e quindi motivano di più il  paziente. Ma se si guardano i risultati dopo 12-16 mesi, si vede che le curve del dimagrimento sono sovrapponibili».

E allora: perché privarsi della pastasciutta, del riso o della pizza se con un regime equilibrato e vario si possono ottenere gli stessi risultati di uno più monotono, più costoso e più punitivo per il palato?

Mariateresa Truncellito

foto: Photos.com

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

Guarda qui

Pane fresco o pane industriale? In arrivo un decreto che regolamenta il settore, ma i dubbi restano

Quando pensiamo al pane, di solito distinguiamo il pane “industriale”, confezionato in sacchetti sigillati – …

7 Commenti

  1. Da un professionista del settore: complimenti per la pubblicità che avete fatto alla dieta tisanoretica, con tanto di nome, cognome, logo aziendale e preventivo. Come chiunque del settore può confermare, a nulla valgono in questi casi i virgolettati di chi ne sconsiglia l’uso su base scientifica: com’è arcinoto la propensione di chi ha un disturbo del comportamento alimentare e di chi ha un’obesità in continuo e refrattario trattamento è unicamente quella di cercare spamodicamente l’ultimo rimedio per togliere i 4 chili in una settimana, meglio ancora se il rimedio è stato adottato da un VIP.
    Obiettivo centrato: bravi!

  2. Il suo parere è interessante, ma il nostro è un articolo e non uno spot pubblicitario. Noi cerchiamo di dare informazioni corrette, poi è lei che deve spiegare ai pazienti che le scorciatoie non esistono.

  3. Certamente il vostro è un articolo, anche se alcuni capoversi contengono riferimenti espliciti e dettagliati ad una attività imprenditoriale che propone regimi di dieta (o "dietoterapia", se vogliamo, vista la definizione dell’OMS di obesità come "malattia") non sottoposti a verifica di efficacia basata sulle evidenze.
    Il problema è un altro: le persone a cui mi riferivo, dopo aver letto sui media informazioni di questo tipo, negli studi dei nutrizionisti neanche ci arrivano.
    Ecco quindi il punto: da una testata come la vostra (che seguo con attenzione sin dall’inizio) mi aspetto un’efficace e consapevole di promozione del corretto stile di vita, che passa per un’attenta selezione di notizie che conviene dare e notizie che conviene tacere…

  4. ”E allora: perché privarsi della pastasciutta, del riso o della pizza se con un regime equilibrato e vario si possono ottenere gli stessi risultati di uno più monotono, più costoso e più punitivo per il palato? ”

    Non scrivete bestialità,grazie.
    Non si possono paragonare alimenti come pasta e riso ad uno come la pizza..meglio dire quindi..”Sì alla pasta e via libero al riso”,ma la pizza,su quella,meglio eclissare..

  5. Mariateresa Truncellito

    La pizza, che è fatta con gli ingredienti migliori della dieta mediterranea, si può mangiare tranquillamente all’interno di un regime equilibrato: qualsiasi nutrizionista – e le assicuro che ne ho intervistati tanti che me lo hanno ribadito – la considera accettabile come piatto unico, anche una volta alla settimana. Se è necessaria maggior moderazione, tocca all’esperto stabilire la dose (un trancio? una pizza senza mozzarella tipo "romana"?). Quanto ai dettagli sulla tisanoreica, ritengo che nulla faccia pubblicità più dell’ignoranza, e dell’effetto "polvere magica" che si spera miracolosa proprio perché non si capisce cosa fa. Spiegare i meccanismi di funzionamento, invece, permette a chi legge di farsi un’opinione in merito e, si spera, di chiedere un parere anche al suo medico di fiducia. Compito del giornalista non è tacere ma informare, dando massima fiducia all’intelligenza e alla capacità di discernimento dei lettori.

  6. salve, ho letto con attenzione il "dibattito" e concordo con ENTRAMBI,la TINANOREICA, LA SDM, LA PENTA etc sposano il principio della chetogenesi, io stessa ho perso ben 25 kg oramai tre anni fa senza prendere peso, ho seguito il regime proteico sotto stretto controllo medico, e ho sposato una nuova filosofia alimentare che ben si sposava e si sposa con il mio stile di vita, non mangio piu la pizza ( che mi gonfiava ad esempio, anche per giorni ) mangio pasta integrale….muovo il corpo non sono la mandibola, ho partorito (tre anni fa) e sto bene, controllo reni e fegato periodicamnete MA, mangio molta SOIA, MOLTO PESCE, TANTISSIME verdure..il problema è nelle PERSONE, non si puo pensare di dimagrire, mangiando correttamente SOLO per un periodo…attendendo il raggiungimento del traguardo per poi rimangiare come e peggio di prima, la bellezza è armonia, la saluta passa anche attraverso l’armonia, ben venga la PIZZA. il Panettone…etc etc se ci fa sentire MEGLIO! io personalmente preferisco SENTIRMI BENE, e ho scelto di mangiare diversamente,credo che quando si scelga un percorso alimentare bisogna concentarsi sul PAZIENTE, e domandarsi se avra PAZIENZA, xchè DOMAGRIRE è dura, mantenere il PESO forse lo è di piu.

  7. CONCORDO CON GIANNI.
    GIORGIA.