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Troppo sale nascosto negli alimenti trasformati. Gli uomini ne consumano più del doppio e aumenta rischio cardiovascolare

Nachos chips. Delicious salty tortilla snack.Passata completamente inosservata a causa dell’emergenza coronavirus, tra il 9 e il 15 marzo si è tenuta l’annuale Settimana mondiale per la riduzione del consumo di sale promossa dal World Action on Salt & Health, arrivata alla sua 12° edizione. Quest’anno il tema dell’iniziativa è “Hide and Seek”, per puntare l’attenzione sul sale nascosto da scovare all’interno dei cibi, anche i più insospettabili, proprio come nel gioco del nascondino da cui prende il nome l’evento.

Il sale è la fonte primaria di sodio nella dieta, che a sua volta, quando è consumato in eccesso, è associato a un aumento della pressione arteriosa e del rischio di sviluppare malattie cardio-vascolari, ictus, e altre patologie cronico-degenerative. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, per prevenire queste malattie si dovrebbero consumare meno di 5 grammi di sale al giorno. Tuttavia, un’indagine dell’Istituto superiore di sanità, condotta tra il 2008 e il 2012 nella popolazione adulta italiana (35-79 anni) ha rivelato che gli uomini in media ne consumano più del doppio (10,6 grammi), mentre le donne ne assumono 8,2: solo il 5% degli uomini e il 15% delle donne rimaneva nei limiti raccomandati dall’Oms. A livello globale la situazione non è migliore: si stima che la maggior parte degli adulti consumi tra gli 8 e i 15 grammi di sale al giorno.

Traditional italian antipasto o
Anche i salumi figurano tra gli alimenti trasformati ricchi di sale, il cui consumo è da limitare

Come fare, quindi, a ridurre il consumo di sale? Secondo le stime dell’Oms, in alcuni paesi l’80% del sale assunto proviene dal cibo della ristorazione e da alimenti trasformati e ultra-trasformati, come piatti pronti, salumi e snack, che sono sempre più numerosi, variegati e a buon mercato. Infatti, se con un po’ di attenzione e forza di volontà è abbastanza semplice controllare la quantità di sale aggiunto al cibo preparato in casa, è più difficile fare lo stesso con gli alimenti lavorati acquistati al supermercato o mangiati al fast food.

Per ridurre l’assunzione di sodio con la dieta l’Istituto superiore di sanità consiglia di preferire alimenti freschi e non trasformati, come frutta, verdura, carne e pesce, e cucinarli aggiungendo, gradualmente, sempre meno sale quando li si cucina, utilizzando le spezie per insaporirli. È bene evitare di tenere la saliera a tavola, per non cadere in tentazione di aggiungerlo al cibo, e limitare l’uso di condimenti ricchi di sodio, come ad esempio la salsa di soia. Per quanto riguarda gli alimenti trasformati, è importante leggere le etichette e preferire i cibi che hanno fino a 0,3 grammi di sale in 100 grammi, pane sciapo e snack meno salati.

All’interno del programma Guadagnare Salute, il ministero della Salute ha lanciato alcune iniziative per favorire la diminuzione del consumo di sale, come campagne informative diretta alla popolazione e collaborazioni con aziende e associazioni di categoria per ridurre gradualmente il contenuto di sodio nel pane artigianale e industriale, negli gnocchi confezionati, in primi piatti pronti, zuppe e passati di verdura surgelati e molti altri. Queste iniziative si inseriscono nel Piano d’azione globale dell’Oms per la prevenzione delle malattie non trasmissibili, che prevede una riduzione del consumo di sale del 30% entro il 2025.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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2 Commenti

  1. Avatar
    francesco negroni

    Certo, dobbiamo tutti ricordare che è utile leggere le etichette ( quando ne abbiamo la possibilità) e consultare i valori nutrizionali, traendo le nostre considerazioni.
    Cordialità
    Francesco

  2. Avatar

    nel sud Italia, dove c’è una forte tradizionalitá rispetto al pane, sono rarissimi gli esempi di panificatori che riescano a seguire le indicazioni del Ministero della Salute di diminuire la quantitá di sale, in particolare in Puglia e nel foggiano (dove vivo), in quanto il loro timore è quello di perdere i favori dei loro consumatori, a causa di una presunta perdita di gusto nell’abbassare le dosi di sodio (attualmente circa 20 gr/1 kg di farina). per fortuna sono comunque riuscito a trovare produttori, locali e non, che vendono tale prodotto con bassissime entitá di sale (intorno ad 1 g/1 kg di farina) e con ottimi risultati nel sapore. in casi estremi, il pane me lo faccio io… tuttavia, piu’ in generale, moltissima strada bisognerá percorrere ancora, se vogliamo vedere prodotti industriali o artigianali con ridotte quantitá di sodio e non sará facile essere convincenti con sole misure di raccomandazione…