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Mangimi per suini e polli: il progetto della Commissione è di autorizzare le proteine animali trasformate

Group of pigs domestic animals at pig farm. suini maialiI casi di encefalopatia spongiforme bovina, o morbo della mucca pazza, sono diventati estremamente rari in Europa. La Commissione Europea ha quindi proposto agli Stati membri di ridurre le norme che vietano l’uso di proteine ​​animali nell’alimentazione di polli e suini da allevamento. All’Anses (l’agenzia francese che si occupa di sicurezza alimentare) è stato chiesto di valutare i rischi che comporterebbe la reintroduzione di proteine ​​animali nei mangimi. Il progetto della Commissione Europea è di autorizzare l’uso di proteine ​​animali trasformate (Pat*) ottenute da pollame nei mangimi per suini, e di Pat ricavate ricavate dalla macellazione dei suini nel mangime per polli. Stiamo parlando di proteine ​​ottenute esclusivamente da sottoprodotti provenienti da animali macellati.

Il rischio principale correlato all’incorporazione di proteine ​​di pollame e suini nei mangimi, è la diffusione delle Encefalopatie spongiformi trasmissibili (Est). Queste malattie possono essere trasmesse da prioni (particelle proteiche infettive), se prodotti prodotti derivati da animali infetti si trovano negli alimenti destinati a un individuo della stessa specie. Le attuali normative europee hanno adottato alcune regole per evitare il rischio. Il primo è il “non cannibalismo”; per questo non si somministrano a un animale proteine trasformate della stessa specie. Inoltre, poiché è noto che i ruminanti sono potenzialmente portatori di Encefalopatie spongiformi trasmissibili, le Proteine animali trasformate da essi derivati sono vietate per l’alimentazione di tutti gli animali da allevamento. 

Siccome i ruminanti sono potenziali portatori di Encefalopatie spongiformi trasmissibili, restano vietate le proteine trasformate da essi derivate

Per questo motivo la bozza europea prevede, in caso di autorizzazione, solo l’impiego di Pat di avicoli nei mangimi per suini e viceversa, oltre a un’effettiva separazione dei siti di produzione in tutta la filiera, dal macello alla consegna del mangime. Tuttavia, i regolamenti esaminati prevedono che possano essere concesse deroghe sotto la responsabilità degli Stati membri. Infatti, in Francia, come in altri Paesi europei, alcuni macelli e impianti di produzione alimentare riguardano diverse specie. L’approccio degli esperti  – spiega Charlotte Dunoyer, capo dell’Unità di valutazione del rischio per la salute, l’alimentazione e il benessere degli animali dell’Anses – è  stato identificare situazioni rischiose in cui le Encefalopatie spongiformi trasmissibili (Tse), conosciute o sconosciute, potrebbero essere trasmesse, amplificate e difficili da controllare, come è successo per l’agente dell’encefalopatia spongiforme bovina negli anni ’80. Questa patologia si è sicuramente sviluppata partendo da un numero molto ridotto di casi che sono stati poi amplificati dal riciclo intraspecie di sottoprodotti bovini.

Il principale rischio di trasmissione di una Tse sarebbe la contaminazione incrociata: quando sottoprodotti di origine animale non destinati a una specie finiscono accidentalmente nella sua dieta. Queste contaminazioni possono avvenire prima della produzione delle Pat, al macello, durante la raccolta dei sottoprodotti, o durante il processo industriale, come pure negli stabilimenti di stoccaggio o nel trasporto.

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Nei macelli misti possono verificarsi contaminazioni crociate tra sottoprotdotti di specie animali diverse

I macelli misti, dove si lavorano più specie, sono l’anello debole della catena di produzione, e comportano un rischio di trasmissione alto. In effetti, è stato dimostrato sperimentalmente che i suini possono sviluppare la malattia se sono contaminati da determinate Tse dei ruminanti. Questo potrebbe accadere ad esempio se, a monte della fabbricazione del pollame Pat destinato all’alimentazione dei suini, parti di carcasse di ruminanti fossero erroneamente mescolate con quelle di pollame. Il rischio minimo si ottiene separando per specie tutti i siti della filiera produttiva. L’Anses raccomanda pertanto di osservare rigorosamente questa regola.

(*) Le Proteine ​​animali trasformate (Pat) sono costituite dai sottoprodotti degli animali macellati. Si tratta quindi di parti di carcasse di animali sani che abitualmente non vengono commercializzate. I tessuti dei ruminanti più a rischio di contenere prioni e quindi trasmettere Tse, come il sistema nervoso centrale, non sono inclusi nella Pat. I cadaveri di animali trovati morti durante l’operazione o soppressi non sono inclusi nella composizione delle Pat, così come le carcasse di animali malati.

 © Riproduzione riservata Foto: stock.adobe.com, depositphotos.com

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Roberto La Pira

  Sara Rossi

Sara Rossi
giornalista redazione Il Fatto Alimentare

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Un commento

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    Le Malattie da Prioni sono uniche nel loro genere, potendo avere sia un’eziologia genetica che un’eziologia infettiva: nel secondo caso rientrano nel più vasto gruppo di quelle che sono denominate “Infezioni lente del Sistema Nervoso”, e si distinguono in almeno 5 tipologie diverse.
    Almeno 15 specie diverse di mammiferi sono state riconosciute affette da malattia prionica.
    Il consumo umano e l’utilizzo per mangime animale di parti di animali in fase subclinica della malattia, dato che sembra ci sia una lunga fase di incubazione circa 5 anni, ha creato danni abbastanza rilevanti anche se numericamente le vittime umane non sono state molto elevate, per pura fortuna.
    Facendo però dire a qualcuno su questo portale un annetto fa che la BSE era stata comunicata male e aveva portato al settore danni sproporzionatamente alti……questione di punti di vista però la brace è rimasta accesa sotto la cenere ed ora la fiamma riprende vigore.
    E’ un esempio eclatante di come la pressione economica onnipresente sia forte in un momento in cui un sistema prevalente di allevamenti è sotto processo, trasformare uno scarto costoso da smaltire legalmente in una risorsa commerciabile è sicuramente un vantaggio per le aziende coinvolte nella filiera, e, sembra, poco importa se rischiano di portare a spasso virus, batteri, antibiotico resistenza e chissà quale altro diavolo.
    Data l’inesorabilità di questi bisogni finanziari sicuramente si andrà avanti per un pò……resta solo da sperare che tutti questi punti critici, che si risolvono solo sulla carta dei regolamenti ma in pratica sono di difficilissima applicazione e altrettanto difficile controllo effettivo quindi sostanzialmente inefficaci, aprano gli occhi alle autorità e le inducano a rimettere tutti questi progetti nel dimenticatoio.
    Personalmente sono realisticamente pessimista anche se i maggiori rischi sono per le generazioni più giovani, sarebbe bene ci fosse una fascia di persone desiderose di studiare, sapere e protestare sia comunicativamente che al momento di acquistare cibo.