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Piatti e bicchieri in bambù: non sono “green” come si crede e attenzione a usarli correttamente

L’ondata “green” che sta travolgendo aziende e consumatori ogni tanto rischia di far perdere la bussola. È il caso delle stoviglie in bambù, pubblicizzate ed etichettate come super ecologiche e amiche dell’ambiente, ma in verità neanche riciclabili. Questo materiale è sempre più diffuso, soprattutto tra i set per la pappa dei bambini o per i bicchieroni con il tappo utilizzati per il caffè americano. Il motivo? È un materiale leggero e resistente alle cadute. Ma nonostante i simboli che richiamano alla natura e all’ambiente, si tratta di un composto ottenuto da polvere di bambù e resine sintetiche, perlopiù melammina e formaldeide, che non è compostabile e non può essere riciclato.

Altroconsumo ha puntato il dito contro queste stoviglie che, oltre ad avere solo la facciata green, possono, se non sono correttamente utilizzate, presentare rischi di migrazione. “I risultati delle nostre prove su 14 articoli – scrive la rivista – hanno confermato che i problemi di migrazione esistono, anche se le quantità di formaldeide e melammina rilasciate erano inferiori ai limiti di legge.”

bambù
Alcuni degli articoli in bambù testati da Altroconsumo

A conferma delle preoccupazioni di Altroconsumo ci sono i dati del Sistema rapido di allerta europeo per alimenti e mangimi (Rasff) che nel 2019 ha segnalato quasi 40 prodotti in bambù per non conformità di questi tipo. Per ridurre al minimo i rischi di migrazione si sconsiglia di utilizzare tazze e piatti in bambù nel microonde e in generale di utilizzarli per alimenti caldi. Anche per lavarli è meglio evitare la lavastoviglie.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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