Home / Sicurezza Alimentare / GranoSalus, un’associazione sconosciuta, accusa Barilla, Voiello, De Cecco e altri marchi di produrre pasta contaminata. La questione diventa virale ma la notizia è inattendibile

GranoSalus, un’associazione sconosciuta, accusa Barilla, Voiello, De Cecco e altri marchi di produrre pasta contaminata. La questione diventa virale ma la notizia è inattendibile

Da due giorni  è diventata virale la notizia diffusa dall’associazione GranoSalus che accusa la pasta venduta da grandi marchi come Barilla, Voiello e De Cecco di essere contaminata da DON (micotossina), glifosato e cadmio. Ma c’è di più, secondo l’associazione la presenza di queste sostanze, oltre a portare alla luce un rischio per i cittadini, sarebbero la prova lampante che la pasta è stata prodotta da una miscela di grano duro nazionale e frumento importato dal Canada, anche quando i produttori dichiarano sull’etichetta una pasta fatta con grano 100% italiano. I nomi coinvolti nell’indagine sono importanti: Oltre a Barilla, Voiello e De Cecco troviamo Divella, Garofalo, La Molisana, Coop e Granoro.

Le reazioni delle aziende non si sono fatte attendere. Voiello respinge le accuse al mittente, dichiarando a Il Salvagente di produrre esclusivamente con grano aureo coltivato in Italia. Granoro precisa che la sua linea “Dedicato 100% Puglia” è prodotta solo con frumento locale e annuncia di avere citato GranoSalus per diffamazione. Aidepi, in qualità di associazione di  categoria, dal canto suo dichiara che “la pasta italiana è sicura” e che “tutta l’operazione di GranoSalus è diffamatoria e crea disinformazione” perché la presenza – in quantità minime, per altro – di questi contaminanti non può essere considerata un indice della provenienza del grano.

Granoro ha dato corso alla tutela legale della propria immagine contro chi diffonde notizie false sull’origine della pasta Dedicato 100% Puglia

Per quanto riguarda il DON o deossinivalenolo (una micotossina prodotta da alcune specie del genere Fusarium), il livello di contaminazione rilevato in tutti i campioni risulta essere al di sotto dei limiti stabiliti dalla normativa europea (750 ppb) e quindi non c’è alcun motivo per puntare il dito contro la pasta. La presenza di DON viene utilizzata da GranoSalus per accusare i produttori di usare grano duro canadese. La teoria è affascinante ma alquanto bizzarra perché il DON si forma anche nel grano nostrano in stagioni particolarmente umide.

È vero che la tossina è in genere presente in quantità superiori nei grani coltivati a temperature e umidità tipiche del Canada, che esporta grandi quantità in Italia, ma è anche vero che il grano duro di ottima qualità che viene importato deve rispettare i limiti imposti dall’Unione Europea. L’altro aspetto da considerare è che dalle più recenti analisi condotte dall’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e Emilia Romagna sul grano duro importato non si rilevano segni di positività alle micotossine.

Secondo le analisi di GranoSalus i DON superano i limiti stabiliti dalla legge per l’alimentazione dei bambini in due marchi, Divella e La Molisana. In questo caso, però, l’indagine “dimentica” di specificare che i prodotti per l’alimentazione dei bambini sono una categoria a sè. Fare il riferimento ai limiti imposti dalla norma per la pasta dei bambini al di sotto dei 36 mesi quando si parla di spaghetti e maccheroni per adulti è davvero assurdo.

Le accuse di GranoSalus sono prive di riscontri analitici validi e gettano solo discredito sulla pasta italiana

C’è poi la questione glifosato, che in Canada viene usato per favorire la maturazione del grano duro. Secondo l’inchiesta di GranoSalus non può essere presente nel grano italiano perché “la legislazione europea dal mese di agosto 2016 vieta l’uso di glifosato in pre-raccolta per il grano duro”. L’associazione “dimentica” ancora che, seppure non usato in pre-raccolta, è permesso per altre colture – legumi e pomodori, per esempio – e, ad esempio, la semplice rotazione dei campi può spiegare la presenza di bassi livelli di glifosato nel grano. Inoltre, nelle analisi pubblicate da GranoSalus i livelli di glifosato sono così bassi da essere a volte al di sotto della soglia considerata attendibile (50 µg/kg).

L’ultimo contaminante trovato dalle analisi dell’associazione è il cadmio, un metallo pesante cancerogeno per l’uomo. Ancora una volta, per spiegare la sua presenza – in tracce e sempre al di sotto dei limiti di legge – non è necessario scomodare il grano canadese: il cadmio è un metallo presente in molti fertilizzanti normalmente utilizzati in agricoltura, nonché presente in natura in seguito a eventi come l’erosione e le eruzioni vulcaniche.

Chi è GranoSalus? E perché un’associazione sconosciuta riesce ad avere tanta rilevanza mediatica con analisi e riscontri improbabili?

Tuttavia, rimangono ancora alcune domande a cui rispondere. Per esempio, dove e con quale metodo sono state realizzate le analisi? E, soprattutto, cos’è GranoSalus? Se per la seconda domanda non c’è una risposta, al di là dello scarno “laboratorio europeo accreditato” citato sul sito dell’associazione, non si sa molto di più di GranoSalus. Secondo quanto riportato sul suo sito web, è un’associazione di produttori di grano duro a difesa dei consumatori, il cui presidente è un agricoltore Saverio De Bonis. Il sito non riporta inoltre riferimenti scontati come l’indirizzo, il  numero di telefono e una scheda di presentazione. Ciò nonostante la vicenda è stata ripresa da decine di siti e blogger sempre pronti a rilanciare notizie vere e false, pur di aumentare il numero di click. È preoccupante constatare come qualsiasi notizia confezionata in maniera accattivante e in grado di generare indignazione nel pubblico, possa diffondersi sul web ed essere riportata anche da siti specializzati.  Molti dimenticano che il fondamento di una notizia è la verifica delle informazioni e il controllo sull’affidabilità della fonte.

Aggiornamento 02/03/2017

Dopo Voiello e Granoro, anche Coop risponde alle accuse di GranoSalus con un comunicato stampa in cui viene ribadita la sicurezza della pasta a marchio della catena e accusa l’associazione di produrre “un allarme ingiustificato e gratuito”. Entrando nel merito delle analisi, Coop fa sapere che i livelli di contaminanti riscontrati nella sua pasta sono abbondantemente al di sotto dei limiti di legge e al di sotto della soglia imposta dalla propria policy per DON e glifosato (50% inferiore al limite di legge). Inoltre Coop ricorda che, nell’ottica della massima trasparenza, l’origine del grano con cui è prodotta la sua pasta può essere controllata su un apposito portale web e che la sua pasta di Gragnano Fior Fiore è realizzata solo con materie prime italiane.

Aggiornamento del 04/03/2017

Anche la Molisana ha replicato a Granosalus. Ecco uno stralcio del comunicato

La scelta di utilizzare anche grani esteri è, d’altro canto, motivata dalle seguenti ragioni:
1. l’origine italiana del grano duro non è di per sé sinonimo di qualità: il grano raccolto nel 2016, pur abbondante, è risultato per l’80% di medio – bassa qualità, senza l’apporto di grani esteri di pregio sarebbe perfino difficile rispettare le regole della legge di purezza che tutelano la pasta italiana;
2. la produzione nazionale di grano duro è insufficiente a coprire il fabbisogno di consumo: la media del raccolto del grano in Italia negli ultimi anni è di circa 39 milioni di quintali a fronte di una domanda di consumo di circa 55 milioni di quintali;
3. le caratteristiche igienico-sanitarie e quindi di salubrità del grano duro estero sono rigorosamente certificate dagli organismi della Polizia di frontiera presso le Dogane di terra e marittime e dai Corpi di Polizia sul territorio nazionale.
Infine questa scelta, diversamente da quanto si pensa, è per noi anche più onerosa, perché il grano estero di qualità superiore costa oltre il 40% in più rispetto a quello nazionale.
L’azienda esprime seri e fondati dubbi sull’attendibilità dei dati riportati nell’articolo di GranoSalus, non essendo ben precisata né la metodica utilizzata né la loro fonte (si parla genericamente di un laboratorio estero senza definirne tipologia, specializzazione e provenienza).
L’articolo di GranoSalus persegue finalità diffamatorie e strumentalmente denigratorie, dal momento che i nostri valori riportati in tabella, come quelli di tutti gli altri colleghi pastai citati, sono di gran lunga sotto i limiti prescritti dalla vigente normativa in materia.
Tuteleremo con forza nelle sedi opportune l’onorabilità della nostra azienda e la fiducia che quotidianamente i consumatori in noi ripongono, consapevoli che le nostre affermazioni sono veritiere e verificabili.

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  Redazione Il Fatto Alimentare

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53 Commenti

  1. Avatar

    A me dispiace vedere che un’associazione a tutela dei consumatori si agganci a questa notizia per parlare della qualità del grano, ma senza fare le pulci a GranoSalus ovvero il primo messaggio che dovrebbe passare, ancor più della qualità del grano, sarebbe quello della Qualità dell’Informazione che se inesatta (o peggio) crea solo Disinformazione.

  2. Avatar

    A questo punto devono essere le analisi a parlare, se esistono e sono attendibili la questione rimane solo da approfondire e la teoria, seppur affascinante e bizzarra, potrebbe anche essere vera.
    A dare dei ciarlatani a chi non si conosce si rischia di fare la stessa figura di chi pubblica bufale sul web.

    In ogni caso i produttori hanno troppa libertà di manovra. Possono scrivere sulle confezioni ciò che vogliono anche se non attinente alla realtà, vedi la “lenta lavorazione”. Pastifici che hanno a disposizione un molino (Barilla mi risulta che ce l’abbia) invece potrebbero, in un regime di scarso controllo come il nostro, “giocare” con le materie prime.

  3. Avatar
    fabrizio_caiofabricius

    Come già scritto in tanti altri commenti, “non ci resta che piangere”
    Veramente un Paese allo sbando, flagellato da scorciatoie allarmistiche che si autoalimentano di ignoranza e cialtroneria senza riscontri scientifici che pure dovrebbero essere invece facilitati dalla diffusione del web.

    Spero solo che la ennesima evidente bufala mediatica tanto suadente e attesa come post-verità questa volta sia trattata per quello che in effetti è: DIFFAMAZIONE e intervenga pesantemente la Magistratura.
    A tutelare non tanto e non solo il buon nome dei pastifici più prestigiosi e invidiati nel mondo, quanto quello dell’agricoltura del nostro Paese e soprattutto del Centro-Sud dove il grano duro ha poche alternative agronomiche e rappresenta patrimonio economico, culturale e paesaggistico millenario.
    Ma certo il rischio di cavalcare il VITTIMISMO e sentirsi MARTIRI POPULISTI attaccati dai “Poderi forti” (vecchia tattica del fanatismo in ogni epoca storica) )potrebbe ulteriormente indebolire il settore e ridurre ancora i consumi del migliore e più sano alimento proposto dal vero Made in Italy e alla base della piramide alimentare per un’alimentazione corretta.

  4. Avatar

    Dica l’articolo quali sono i laboratori emiliani e lombardi che hanno fatto le analisi. Non si può accusare gli altri di non fare il nome del laboratorio europeo e comportarsi al medesimo modo. Chi dei due laboratori sbaglia paghi. La magistratura c’é per questo no?

  5. Avatar

    I bambini, dai 12 mesi, non utilizzano pasta del babyfood ma pasta comune, proprio come quelle citate. Mi chiedo, allora, se queste categorie sono a rischio alla luce di quanto letto.

    • Roberto La Pira

      La pasta che consumano gli adulti viene data ai bambini dopo i 36 mesi, non prima . C’è una legge sui baby food

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      A prescindere dalla normativa sui baby-food, normalmente si dà al bimbo quasi qualunque cibo dopo l’anno di vita. O almeno è quello che consigliano i pediatri in generale.
      A parte questo, se in qualche alimento c’è una concentrazione di un qualche contaminante (soprattutto micotossine) superiore al limite stabilito per il baby-food, c’è da preoccuparsi anche per gli adulti: c’è qualcosa che non va, qualcosa che stona – anche se “coperto” da normative – qualcosa che quanto meno fa suonare un campanello di allarme!
      Mi domando inoltre se possiamo essere sicuri che nel biologico non siano mai oltrepassati i suddetti limiti (babyfood). In special modo per quanto riguarda le micotossine: come possono le coltivazioni biologiche garantirne l’assenza?

  6. Avatar

    Che le marche citate dicano che la pasta rispetta i limiti di legge non mi tranquillizza.
    Dal fattoalimentare mi aspetto più attenzione verso i consumetori.
    Esistono marchi privi di pesticidi, metalli, o quant’altro sia pure “legali”?

    • Roberto La Pira

      Certo è vero , ci sono le paste bio …ma da qui ad accusare gli altri di contenere contaminanti quando sono al di sotto dei limiti di legge. Seguendo questo principio la metà della frutta e verdura in vendita non dovrebbe essere commerciabile!!! Prima di esprimere certe accuse bisognerebbe are un’attenta valutazione del rischio altrimenti tutto diventa tossico, pericoloso e contaminato

  7. Avatar

    visti tutti i veleni che mettono ormai nel cibo non faccio comunque fatica a credere invece che ci sia un fondo di verità…..alcune aziende italiane pur di fare soldi spendendo meno non si preoccupano molto della salute dei consumatori.

    • Roberto La Pira

      Veleni nel cibo….. forse esagera

    • Avatar
      fabrizio_caiofabricius

      Ha ragione !
      Le micotossine (DON) sono un veleno…peccato che le producano dei naturalissimi funghi (FUSARIUM) e si trovino anche nei prodotti biologici. La quantità dipende SOPRATTUTTO dall’andamento climatico stagionale, in particolare dall’umidità e dalla temperatura durante la spigatura-fioritura del grano .

      Per fortuna e almeno fino ad oggi il grano duro si coltiva negli ambienti semi-aridi del sud italia quando la tarda primavera è generalmente siccitosa e QUINDI LA PASTA NON HA DON !!!!

      o meglio ne ha in quantità infinitesimali pechè è impossibile sterilizzare e uccidere tutti i microrganismi (troverebbe ben altri contaminanti) e

      SOPRATTUTTO perchè sono aumentate le capacità di indagine diagnostica che permettono di rilevarne la positività già a PPB (parti per miliardo).

      Ma avere <100 ppb di DON è come dire di avere la febbre con 36.51 solo perchè quel termometro è così sensibile che legge (gli inutili) centesimi di grado

      BASTA FARSI DEL MALE DA SOLI!!

      La Pasta è il migliore alimento che possa esistere e ci rappresenta nel Mondo !

      BASTA BUFALE SUICIDE !!

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    io non credo proprio di esagerare, ho imparato a leggere le etichette e a documentarmi, ci sono cose che decisamente non sono salutari per il nostro organismo, se poi bisogna fare finta di nulla va bene

    • Roberto La Pira

      Il problema non è denunciare la presenza di una sostanza nociva , ma fare una valutazione del rischio. La diossina è ubiquitaria questo vuol dire che è ovunque ma quel che conta è la quantità …

  9. Avatar

    Ho dato un’occhiata al sito. Come voi avete sottolineato non ci sono i contatti (se non una mail generica), non c’è una scheda di presentazione ma hanno molte richieste di donazione, sia che tu sei un consumatore che un produttore. Oggi basta scrivere un articolo “scandaloso” per avere notorietà, donazioni e “successo”…e i boccaloni che ci cascano condividendo il tutto senza un minimo di ricerca…bah…a gridare al lupo al lupo sappiamo che succede poi, vero?

  10. Avatar

    Consumo (consumavo?) abitualmente pasta di almeno due dei marchi “incriminati”…Per quanto mi riguarda, la presenza di DON e Glifosato, anche se non probanti la provenienza estera del grano, se effettivamente rilevata (a questo punto perché non fare controanalisi?), è abbastanza per declassare queste marche e bandirle dalla mia tavola.

  11. Avatar

    Io dico semplicemente una cosa, chi ha la possibilità economica di fronteggiare delle analisi specifiche, lo faccia, anche perché credo che pissa esserci un fondamento su wuesta sporca storia dei contaminanti… le produzioni si fanno anche un anno prima della messa in vendita , smercializzazione, distribuzione… quindi se mi comunicano che una specifica legge è usvita nel 2016 a tutela di alcuni di questi compisti chimici, chi mi dice che ancora non ci siano in distribuzione le vecchie produzioni… alle case produttrici non conviene disfarsene; sarebbe una perdita di utili… alla fine quando ci ammaliamo e moriamo di cancro i medici non dicono mai qual’è la causa….

  12. Avatar

    La verità sta sempre nel mezzo!

  13. Avatar

    Io sto leggendo “siete pazzi a mangiarlo”, ve lo consiglio vivamente.
    Inoltre conosco una dietista, seria ed estremamente precisa e informata, che mi ha parlato di alcuni prodotti per bambini in commercio, in realtà registrati come prodotti per adulti (non sto parlando cmq delle aziende sopra citate).
    Ora, gli imprenditori non sarebbero imprenditori se il loro fine fosse il bene comune e non quello delle proprie tasche, sarebbero medici o Onlus (forse…) e per quello che so per essermi documentata e per come sono io, tendo a fidarmi meno di zero, tanto più se si parla di grandi aziende.
    Un po’ alla volta sto cercando di acquistare sempre meno prodotti pronti e sempre più materie prime da produttori locali.

  14. Avatar

    Non mi risulta che sulla “pasta comune” ci sia scritto un qualcosa del tipo “non adatto a bambini inferiori a 36 mesi” …a questo punto sarebbe il caso di chiedere questa specifica visto che a quanto pare sono tutti d’accordo giusto per essere sicuri..

    non mi allarmo facilmente ….cosi come non mi tranquillizzo facilmente semplicemente sapendo ..si c’è il Don , si c’è il cadmio, si ci sono residui di Glifosato , ma tranquilli , sono tutti sotto un limite ,
    e chi ha stabilito questo limite ? secondo basi scientifiche “STERILI” , o miscelando basi scientifiche e statistica?
    Ad esempio … quanta pasta consumano in un anno “gli scienziati del nord europa, del centro europa etc” rispetto agli scienziati del sud europa?
    bisognerebbe fare anche certe somme poichè magari i limiti possono essere anche superati facilmente.

    non mi piacciono gli allarmismi ………cosi come non mi piace l’opposto ……. chi prova a spegnere l’attenzione

  15. Avatar

    Ho letto che i limiti europei per il contenuto di glifosato e micotossine sono basati sul consumo medio europeo di pasta che sarebbe di 5 Kg/anno/persona mentre quello italiano sarebbe di 27 Kg. Qualcuno può confermare? Il dato mi sembra determinante. Se così fosse, in Italia quei limiti sarebbero totalmente inadeguati.

  16. Avatar

    E’ proprio una questione di quantità. Da quando ci alziamo al mattino, a quando andiamo a letto la sera ci laviamo, ci spalmiamo creme, respiriamo, mangiamo e beviamo. Alla fine della giornata quanti inquinanti e metalli pesanti abbiamo assorbito, respirato, mangiato e bevuto?
    Come mai i casi di tumore, le malattie neuro degenerative, le leucemie sono aumentate drasticamente negli ultimi trent’anni ?
    È la somma che fa il totale.
    Ad ognuno trarre le conclusioni, informarsi, vigilare e andare oltre la notizia e oltre le smentite rincuoranti.

  17. Avatar
    Roberto Pinton

    Analfabetismo scientifico e pigrizia logica hanno aggiornato “L’hanno detto in televisione” di mia nonna Jolandam pace all’anima sua, nel più moderno “L’ho letto su internet”.
    Quello di GranoSalus è l’ultimo -purtroppo solo per ora- strillo d’allarmismo superficiale e poco consistente (e sì che non mancherebbero materie su cui l’attenzione è giustificata) e ricorda il caso del video secondo il quale le mele biologiche erano trattate con additivi (il Fatto Alimentare se n’è occupato a pagina http://www.ilfattoalimentare.it/mele-esselunga.html), che migliaia d’insipienti “gomblottisti” (tra i trecentomila che l’avevano visionato) hanno rilanciato con commenti angosciati e ansiogeni.

    Cambiando discorso e venendo ai post in cui Enzo si chiede com’è la situazione delle micotossine nei prodotti biologici, dalla ricerca emerge la tendenza una minor presenza di questi contaminanti nei prodotti biologici rispetto quelli coltivati con tecniche convenzionali.

    Alcuni articoli e abstract sono accessibili gratuitamente da pagina http://www.assobio.it/bio-scienza/, tra questi:
    -Less Fusarium infestation and mycotoxin contamination in organic than in conventional cereals
    -Development and application of analytical methods for the determination of mycotoxins in organic and conventional wheat
    -Occurrence of type A trichothecenes in conventionally and organically produced oats and oat products
    -Evaluation of Conventional and Organic Italian Foodstuffs for Deoxynivalenol and Fumonisins B1 and B2
    -Natural Occurrence of Fusarium Species,Fumonisin Production by Toxigenic Strains, and Concentrations of -Fumonisins B1 and B2 in Conventional and Organic Maize Grown in Spain
    -A comparison of the nutritional value and food safety of organically and conventionally produced wheat flours
    -Influence of organically or conventionally produced wheat on health, performance and mycotoxin residues in tissues and bile of growing pigs
    -Fusarium mycotoxin content of UK organic and conventional wheat
    -Estimation of dietary intakes of fumonisins B1 and B2 from conventional and organic corn
    -Ochratoxin A Contents in Wine: Comparison of Organically and Conventionally Produced Products

    • Avatar
      fabrizio_caiofabricius

      ottimo dott. Pinton , ma temo che siamo rimasti in pochi a mantenere la barra a dritta.
      Cmq a integrazione dela sua esaustiva bibliografia (per chi ha capacità e voglia di leggersela PRIMA DI SBRAITARE BUFALE) aggiungerei

      Grain yield, quality and deoxynivalenol (DON) contamination of durum wheat (Triticum durum Desf.): results of national networks in organic and conventional cropping systems uscito su Italian Journal of Agronomy nel 2010

      un lavoro italiano che affronta il problema con migliaia di dati ottenuti rigorosamente in diversi areali italiani di coltivazione e in più annate climatiche

  18. Avatar

    Sig. La Pira
    che lei sappia , i limiti vengono contestualizzati in base alle dosi giornaliere assunte dagli esseri umani “da quando ci alziamo al mattino a quando andiamo a letto” ? oppure per singolo prodotto+assunzionemediaeuropea?

    Tra l’altro, se non ricordo male e’ confermata l’informazione riportata da Sig. Roberto. I limiti di contaminanti nella pasta sono basati sul consumo medio dei cittadini europei ….. 5kg…. all’anno….
    noi ne consumiamo molta di piu’… 27….21……..29 ..?
    ma allora questi limiti sono “EFFICCACI” se sono stabiliti in questo modo?

  19. Avatar

    Concordo pienamente con gli ultimi commenti di Marco, Roberto e Marina, in modo particolare sulla pasta per i bambini sotto ai 36 mesi. Chi osserva questo limite? Forse nemmeno il normatore a casa sua!
    Invito La Pira e colleghi del Fatto Alimentare ad approfondire la ricerca delle analisi fatte dal sito incriminato di diffamazione, a collaborare magari stimolando Altroconsumo, per effettuare controanalisi ormai obbligatorie, prima di prendere qualsiasi posizione, solo in modo presuntivo.
    Ritengo prioritaria la conferma dei contenuti dei contaminanti trovati, soprattutto per la sicurezza dei bambini grandi consumatori di pasta, così come in tutte le famiglie italiane. Perché i livelli minimi ammessi dipendono dal consumo personale e non da uno standard statistico europeo, che andrebbe corretto con il fattore di accumulo.

  20. Avatar
    fabrizio_caiofabricius

    Sono agronomo e mi occupo da 40 anni di grano duro e relative problematiche con impegno e dedizione .
    Da sempre ambientalista convinto, ho studiato agraria anche per la passione per il territorio, la sua cultura e bellezza millenaria.
    Questa ennesima BUFALA allarmistico-prezzolata è semplicemente DISGUSTOSA, ma pensavo che il livello medio di conoscenza e cultura e buonsenso della popolazione italiana avesse gli anticorpi per metabolizzarla e seppellirla tra la troppa spazzatura che propongono le oscene sirene del web.

    Dalle preoccupate telefonate ricevute da amici e conoscenti e da questi commenti invece mi accorgo che la falsa ma suadente post-verità di comodo delle bufale prezzolate è ormai ben più forte e affascinante di qualsiasi pur faticoso e serio approfondimento scientifico validato da laboratori internazionali.

    Anzi anche qui si fa triste ironia webete sugli”scienziati” sbertucciandoli come fanno le penose ma ben collaudate trasmissioni televisive forcaiole che esaltavano in contrapposizione cialtroni guaritori e maghi e fattucchiere represse dai “poteri forti” e ovviamente dalle multinazionali.

    Micotossine e Cadmio sono purtroppo presenze NATURALI come la polvere, i virus, i batteri eccc.
    E’ banale, lo sapevano bene le nostre nonne, pur senza titoli di studio ma il webetismo allarmistico-prezzolato, lo ha fatto dimenticare, che è impossibile vivere in assenza assoluta come in una cappa sterile da triste principessa sulla torre d’avorio.

    Si tratta ovviamente di stabilirne LIMITI PRUDENZIALi, altamente prudenziali, tramite lunghi studi seri e validati con metodo scientifico internazionale dai più preparati conoscitori della materia non certo da acclamazione populistica e televoto per sentito dire e come “suona” meglio ..

    Ebbene il DON, la micotossina più frequente nei cereali vernini (ma ce ne sono decine di altre) non l’hanno inventata i perfidi pastai in cerca di guadagno sulla pelle dei poveri consumatori, ma ESISTE DA SEMPRE (e in quantità mostruosamente superiori nel “bel tempo antico”).
    Solo che non c’erano conoscenza, consapevolezza e, soprattutto, metodi d’indagine incisivi per rilevarne la presenza già a pochissimi, irrisorie PPB = Parti per Bilione = miliardo.

    DON<100 PPB è sicuramente un campione positivo (la rilevazione avviene già a 18 PPB) ma è di assoluta tranquillità COME QUANDO SI HA UN'ARIA CON PM10 < 5. Impossibile arrivare a 0 semplicissimo, funghi e particelle micropolverose ci saranno sempre: solo il fanatismo webete allarmistico-prezzolato potrà distorcere l'informazione e balterare che l'aria e la pasta sono "contaminati", mentre ci si troverà in un parco di alta montagna nel più sperduto paradiso terrestre mangiando un meraviglioso paitto di pasta dell'eccellenza italiana.

    Che profonda tristezza assistere a questo MASOCHISTICO SUICIDIO DELLA RAGIONE E DEL BENESSERE