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Glifosato: Oms e Fao ritengono improbabile che l’esposizione con la dieta possa comportare un rischio cancerogeno per l’uomo

Glifosato
Lo Iarc ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno”

Secondo il Joint Meeting on Pesticides Residues (JMPR) – un panel di esperti interni all’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) e alla Fao – “è improbabile che l’esposizione al glifosato tramite la dieta ponga un rischio cancerogeno per l’uomo”. Secondo l’Oms la valutazione sull’erbicida più usato nel mondo non contraddice quella dell’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc), che fa parte della stessa Oms e ha classificato il glifosato come “probabilmente cancerogeno”. Infatti, spiega l’Oms in un documento di risposta alle domande più frequenti, lo Iarc identifica il pericolo e classifica la sostanza (cancerogena, neurotossica o teratogena), che però può avere effetti diversi in relazione alle dosi e al tipo di esposizione (ingestione, inalazione, iniezione). Il JMPR, a partire dalla classificazione dello Iarc, fa una valutazione del rischio e quindi stabilisce eventuali limiti di assunzione giornaliera accettabile. I due processi, afferma l’Oms, sono complementari. L’Oms afferma anche che lo Iarc ha considerato solo studi pubblicati, mentre il JMPR ha valutato anche studi non pubblicati che però non vengono indicati.

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Greenpeace ha sollevato il caso di due conflitti di interessi sulla valutazione

Per quanto riguarda l’indipendenza e l’assenza di conflitti d’interesse all’interno del JMPR, l’Oms afferma che gli esperti all’interno delle università ricevono frequentemente sovvenzione dall’industria per sostenere progetti di ricerca. In una nota si ricorda il lavoro di controllo preliminare dei vari esperti, per escludere i soggetti che hanno fatto consulenze in relazione alla sostanza chimica da valutare o l’esistenza di altri tipi di rapporti economici in grado di comprometterne la neutralità

Greenpeace ha sollevato il caso di due membri del JMPR (Alan Boobis e Angelo Moretto) che hanno valutato il rischio del glifosato, con ruoli importanti nell’International Life Sciences Institute (ILSI), che riceve la maggior parte dei suoi finanziamenti da industrie farmaceutiche e agroalimentari, tra cui Monsanto e Dow, produttrici dell’erbicida. Bobbis è l’attuale vice-presidente di ILSI Europe ed è co-presidente di RISK21, gestito dall’Health and Environmental Sciences Institute (HESI), che fa parte dell’ILSI. Moretto è membro del consiglio d’amministrazione di HESI e membro del direttivo del progetto RSIK21. Nel 2011 si dimise da un panel di esperti scientifici dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), non avendo dichiarato un suo interesse finanziario collegato alla valutazione delle sostanze chimiche.

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  Beniamino Bonardi

Beniamino Bonardi

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3 Commenti

  1. solita storia. Il controllato paga il controllore

  2. Per par condicio uno dei membri del panel dello Iarc responsabile degli studi sul glifosato, con responsabilità non secondarie stava Christopher Portier a libro paga della ong Environmental Defence Funa mentre era consigliera tecnico dello Iarc. Non voglio con questo depotenziare la valutazione di questo istituto ma far notare che conflitti d’interesse, anche per questioni legate al proprio “sentiment” non sono facilmente evitabili e pretendere che gli esperti accademici non collaborino mai con l’industria é semplicemente impossibile. La trasparenza piu cristallina sui potenziali conflitti di interesse, questa sì dobbiamo perseguirla. Inoltre l’argomentazione di non usare i lavori prodotti dalle aziende é impossibile perché per le registrazioni dei fito (e non) famaci non si puó prescindere da iter registrativi a carico del produttore, altrimenti il pubblico sarebbe sottoposto a spese insostenibili. É chiaro che, col tempo, enti pubblici ed accademici completano il quadro con analisi ulteriori e supplementari. Questo vale anche per i farmaci. Ovviamente molto é perfettibile ma bisogna guardare in entrambe le direzioni. Saluti

  3. C’è un lavoro tecnico-scientifico ed uno politico-commerciale, quando i due ruoli si confondono per competenza e conflitti d’interesse, spuntano i funghi velenosi che noi tutti mangiamo.