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Due nuovi studi confermano i benefici delle noci per il sistema cardiovascolare

Noci, tazza con frutta secca mista

Già previsto in tutte le linee guida come componente importante della dieta, il beneficio apportato dal consumo di frutta secca sulla salute di vasi e cuore ha recentemente ottenuto un’ulteriore conferma. Negli ultimi giorni di agosto sono infatti stati pubblicati due studi che evidenziano i benefici delle noci classiche e di quelle pecan, sia in soggetti sani e senza specifici fattori predisponenti alle malattie cardiovascolari, sia in persone a rischio.

Nel primo, pubblicato su Circulation, i nutrizionisti della Lipid clinic dell’Ospedale universitario di Barcellona, in Spagna, hanno voluto studiare nel dettaglio, con tecniche sofisticate, l’eventuale effetto di un consumo regolare di noci, in particolare sulla concentrazione e sulle dimensioni delle particelle dei grassi del sangue. A tale scopo hanno chiesto a circa 700 persone di età compresa tra i 63 e i 79 anni di consumare ogni giorno mezza tazza di noci, oppure di astenersi da qualunque tipo di noce, per due anni.

Noci sgusciate
Gli uomini sono risultati più sensibili ai benefici derivanti dal consumo di noci, con una riduzione dell’Ldl quasi dell’8%, contro il 2,6% delle donne

Alla fine del periodo, tutti sono stati attentamente analizzati, soprattutto per quanto riguarda i valori di colesterolo Ldl (le lipoproteine a bassa densità classificate come “cattive”) e le dimensioni delle particelle di Ldl, parametro non sempre considerato ma che, al contrario, è molto importante rispetto alla possibilità che le stesse si depositino sui vasi, ostruendoli. Il risultato è stato che chi aveva mangiato noci aveva anche avuto una diminuzione media del colesterolo totale di 8,5 mg/dl e di quello di tipo Ldl di 4,3 mg/dl. In costoro, inoltre, il numero medio delle particelle di Ldl era diminuito del 4,3% e, tra queste, quelle di piccole dimensioni del 6% circa. Il calo non è stato particolarmente rilevante, ma è stato sempre presente ed è stato confermato anche dalla diminuzione nella concentrazione di un’altra classe di lipidi di solito poco analizzata: quella delle proteine intermedie tra le Ldl e le Hdl, chiamate appunto Idl (Intermediate density lipoprotein), a loro volta ritenute specifici indicatori di rischio. È poi emersa una differenza legata al genere: negli uomini il calo delle Ldl è stato più consistente, pari cioè al 7,9%, mentre nelle donne si è fermato al 2,6%. Importante, infine, anche il fatto che, in due anni, non ci sono state conseguenze sul peso.

Nel secondo studio, pubblicato sul Journal of Nutrition dai ricercatori dell’Università della Georgia, una cinquantina di persone di età compresa tra i 30 e i 75 anni, tutte considerate ad alto rischio di eventi cardiovascolari, sono state suddivise in tre gruppi: a uno è stato chiesto di aggiungere alla normale dieta 68 grammi di noci pecan, pari a circa 470 calorie, a un altro di rimpiazzare con le noci pecan l’equivalente calorico sempre di 470 calorie, e al terzo di non cambiare le proprie abitudini. Dopo otto settimane, tutti i parametri di coloro che avevano mangiato noci pecan, sia aggiungendole che sostituendole ad altri alimenti, erano sensibilmente migliorati: il colesterolo totale era diminuito del 5%, le Ldl del 6-9% e lo stesso si è visto con i trigliceridi e gli zuccheri post prandiali, cioè misurati subito dopo un pasto (specificamente arricchito in grassi).

Noci, immagine schematica di un'arteria con depositi di grasso
Dopo otto settimane, i parametri di coloro che hanno mangiato noci pecan, sia aggiungendole che sostituendole ad altri alimenti, sono sensibilmente migliorati

Anche con le noci pecan, nonostante l’elevato contenuto calorico, non si è registrato un aumento di peso in chi le aveva assunte, a riprova del fatto che bastano quantità ridotte, e che se la dieta è nel suo complesso equilibrata, non si rischia di ingrassare per il solo fatto di aggiungere noci. I risultati ottenuti sono considerati molto interessanti, perché l’effetto si è visto dopo pochi giorni, ed è emerso in persone a rischio, che devono abbattere i grassi nel sangue e, di solito, a tal fine, ricorrono a terapie farmacologiche.

In entrambi gli studi, infine, i benefici derivano dall’elevato contenuto in acidi grassi omega tre e fibre che, oltretutto, se assunti attraverso le noci e non dai pesci come accade di solito, hanno un impatto ambientale minore. Le ricerche proseguono per capire il ruolo delle singole sostanze contenute e mettere a punto i dosaggi più adatti alle diverse situazioni.

© Riproduzione riservata, Foto: Fotolia, iStock, AdobeStock

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Roberto La Pira

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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