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Microplastiche e nanoplastiche in pesci e molluschi, per Efsa necessario valutare i rischi per la salute

microplastiche
Microplastiche e nanoplastiche sono un potenziale rischio per i consumatori di pesce e molluschi

La contaminazione da microplastiche e nanoplastiche degli alimenti è al centro di una dichiarazione pubblicata dall’Efsa, su richiesta dell’Istituto federale tedesco per la valutazione dei rischi (BfR). Per gli esperti dell’agenzia europea per la sicurezza alimentare la presenza di plastiche, soprattutto nel pesce e nei molluschi, è un potenziale rischio per la salute dei consumatori. Le conoscenze sull’argomento sono però molto limitate ed è necessario definire priorità di ricerca per garantire la sicurezza della popolazione e la tutela dell’ambiente.

Le microparticelle sono frammenti di plastica dimensioni comprese tra il mezzo centimetro e gli 0,1 micrometri, cioè circa 100 volte più piccole di un capello umano. Le nanoparticelle, che possono originarsi dalle microplastiche in seguito a un’ulteriore degradazione, hanno dimensioni comprese tra 1 e 100 nanometri, cioè fino a 80 mila volte più sottili di un capello. Le nanoparticelle negli alimenti sono state più volte al centro del dibattito per la mancanza di dati certi sulla loro sicurezza.

vongole
Le microplastiche origina dai rifiuti plastici negli oceani e si accumulano negli animali marini

Riprendiamo i punti salienti dell’intervista sulla tossicità delle microplastiche, pubblicata sul sito Efsa fatta a Peter Hollman,  ricercatore capo presso l’istituto di ricerca RIKILT nonché professore associato di nutrizione e salute presso l’Università di Wageningen nei Paesi Bassi.

Che cosa sono le micro e le nanoplastiche?

«L’uso sempre più intenso della plastica nel mondo ha causato la formazione negli oceani di ampie aree di rifiuti di plastica galleggianti, la cosiddetta “zuppa di plastica”. Sono state osservate aree grandi quanto la Francia. Questi rifiuti di plastica galleggianti si stanno frammentando gradualmente in particelle più piccole, che alla fine diventano microplastiche e persino nanoplastiche. Si tratta di pellet, fiocchi, sferoidi e anche granelli sintetizzati in queste dimensioni.»

Quali alimenti contengono questi materiali?

gamberi
Le microplastiche si concentrano nello stomaco e nell’intestino di pesci e molluschi

«Non esistono dati sulla presenza di nanoplastiche negli alimenti, ma vi sono alcune informazioni sulle microplastiche, in particolare per l’ambiente marino. Si registrano elevate concentrazioni nei pesci, ma poiché le microplastiche sono presenti per lo più nello stomaco e nell’intestino, che di solito vengono eliminati, i consumatori non ne risultano esposti. Tuttavia, nel caso dei crostacei e dei molluschi bivalvi, come le ostriche e le cozze, il tratto digestivo viene consumato, per cui si ha una certa esposizione. Ne è stata riferita la presenza anche nel miele, nella birra e nel sale da tavola.»

Sono nocive per i consumatori?

«È troppo presto per dirlo, ma sembra improbabile, almeno per le microplastiche. Una potenziale preoccupazione riguarda le elevate concentrazioni di agenti inquinanti quali i policlorobifenili (PCB) e gli idrocarburi policiclici aromatici (IPA), che possono accumularsi nelle microplastiche. Potrebbero anche esserci residui di composti utilizzati negli imballaggi, come il bisfenolo A (BPA). Alcuni studi indicano che le microplastiche, dopo il consumo negli alimenti, possono trasferirsi nei tessuti. È quindi importante stimare l’assunzione media.

Sappiamo che le nanoparticelle di sintesi (da diversi tipi di nanomateriali) possono penetrare nelle cellule umane, con potenziali conseguenze per la salute. Ma sono indispensabili ulteriori ricerche e maggiori dati.»

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3 Commenti

  1. Buon giorno,
    non capisco come possa esserci traccia di plastica anche nel miele e nella birra, posso capire nel sale marino, ma negli altri due alimenti non me lo spiego.
    Grazie.

  2. Battaglia sacrosanta dell’EFSA dove penso si possa fare poco se non allarmare/allertare i consumatori.
    Mentre per i nano additivi autorizzati dalla stessa agenzia per uso alimentare, non allertano i consumatori, o meglio li vietano, in attesa di dati sicuri sul danno alla salute dei consumatori?