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Microplastiche e biberon: un neonato è esposto in media a un milione e mezzo di particelle al giorno, rivela uno studio

latte in polvere petizioneI biberon e gli altri contenitori in plastica utilizzati per dare ai neonati latte, tisane e succhi, e per conservare alimenti per bambini possono rilasciare molte microplastiche, soprattutto se vengono scaldati. Tuttavia, anche se è molto difficile evitare del tutto di utilizzarli, esistono accorgimenti per minimizzare il rischio, che andrebbero messi in pratica più spesso, perché degli effetti diretti delle microplastiche su un organismo in sviluppo si sa ancora troppo poco.

A quantificare il rilascio di microplastiche di polipropilene, il polimero più usato per questi scopi, è uno studio appena pubblicato su Nature Food dagli esperti del Trinity College di Dublino, che hanno anche stilato una serie di raccomandazioni semplici ma efficaci. 

Innanzitutto le cifre: gli autori hanno analizzato dieci tipi di biberon di polipropilene tra i più diffusi a livello internazionale, che rappresentano il 68% del mercato. Se si applica un protocollo di somministrazioni tipico per un bambino di 12 mesi, si vede che in media un biberon (ma anche un contenitore per alimenti) può rilasciare fino a 16 trilioni di particelle per litro, e la quantità dipende dalla temperatura. La relazione è lineare: via via che si passa da 25 a 95°C si va infatti da 0,6 a 55 milioni di microplastiche per litro. 

Se poi si prendono in considerazione l’allattamento medio così come è raccomandato dalle linee guida internazionali (come quelle dell’Oms) e le modalità di preparazione consigliate, emerge che in 48 paesi ogni neonato è esposto, mediamente, a più di un milione e mezzo di microplastiche al giorno (1,58), e che le aree dove la situazione è più critica sono Oceania, Nord America ed Europa, con valori medi pari, rispettivamente, a 2,10, 2,28 e 2,61 milioni di microparticelle al giorno.

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Secondo lo studio, un neonato è esposto in media a un milione e mezzo di microplastiche al giorno provenienti da biberon e contenitori per alimenti

La temperatura, però, fa una grande differenza: quando l’acqua per preparare il latte è portata a 70°C direttamente nel contenitore, come raccomandato, vengono rilasciate anche 16,2 milioni di microplastiche per litro, e se i gradi arrivano a 95 le particelle per litro possono essere 55 milioni. Al contrario, a temperatura ambiente (25°C) le microplastiche sono in media 600 mila, ma questa temperatura è molto al di sotto di quanto raccomandato per la sterilizzazione e la preparazione del latte.

Come se ne esce? Innanzitutto – rispondono i ricercatori – seguendo scrupolosamente le linee guida più affidabili, che raccomandano sempre di non scaldare liquidi direttamente nel biberon, ma a parte, in contenitori di acciaio o comunque non di plastica. Poi si possono travasare nel biberon (che dovrebbe sempre essere di plastica di qualità) solo una volta pronti e raffreddati alla giusta temperatura, senza agitarli energicamente. 

Un altro aspetto da considerare è quello del tipo di riscaldamento: bisogna sempre evitare il microonde. Allo stesso modo, mai riscaldare una seconda volta il latte o un alimento avanzato ma vanno buttati a fine pasto, soprattutto se sono stati nella plastica. Sarebbe poi opportuno non mescolare con troppa forza quando il latte o la pappa sono in contenitori di plastica (se necessario, meglio farlo altrove, e poi travasare).

latte in polvere
I ricercatori raccomandano di riscaldare i liquidi e gli alimenti in contenitori di materiali diversi dalla plastica per ridurre la quantità di microplastiche rilasciate

Tutte le precauzioni hanno una motivazione comune: mentre si sa abbastanza dell’effetto delle microplastiche provenienti dalla catena alimentare, per esempio dai pesci, poco o nulla per il momento è stato fatto per controllare che cosa succede all’organismo quando arrivano con il cibo direttamente dal contenitore, soprattutto quando si tratta di neonati, e quando ciò accade ogni giorno e più volte al giorno. Applicare il principio di precauzione è quindi importante.

Tra gli autori c’erano anche bioingegneri e chimici, i quali hanno dato che essendo poco realistico pensare alla sparizione della plastica dalla vita dei neonati, sarebbe utile trovare materiali a minore rilascio di microplastiche e sistemi di filtrazione dei liquidi per trattenerle, evitando che arrivino al bambino.

© Riproduzione riservata

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

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    La logica, il buon senso di chi non è interessato per via dei propri fatturati, ma anche i disastri che l’essere umano sta facendo contro sè stesso e l’ambiente in cui vive, dice che il procedimento impostato è esattamente quello opposto a quello necessario per salvaguardare sia la salute dell’essere umano che quella dell’ambiente.
    Prima di autorizzare la produzione e la commercializzazione di un prodotto ne deve essere obbligatoria, senza possibilità di dubbio e di conflitti d’interesse, la certezza dimostrata che sia innoquo all’essere vivente che poi ne farebbe uso e all’ambiente.
    In caso di dubbio o impossibilità di stabilirla, il prodotto non deve essere fabbricato e distribuito per alcun motivo.
    È sotto gli occhi di tutti che l’interesse economico annulla qualunque freno etico e morale, quindi smettiamola di prenderci in giro con frasi che esprimono mezze verità per non prendersi la responsabilità di ciò che si vorrebbe dire.