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Quantità di sale sui menù e indicazioni di pericolo sulle confezioni di bibite: la lotta di due città USA all’obesità

versare bevanda analcolica nel bicchiere di vetro
Bibite come sigarette: a San Francisco ci saranno scritte che esplicitano i rischi del loro consumo

Due iniziative di singole città dimostrano quanto stia crescendo la sensibilità verso un’alimentazione più sana, negli Stati Uniti, e quanto l’opinione pubblica desideri provvedimenti che aiutino tutti a mangiare meglio, anche prima che vengano varate vere leggi nazionali. A San Francisco il comune ha approvato una legge che obbliga chi fa pubblicità di bevande dolci, le cosiddette soda, ad apporre una scritta che richiama i possibili pericoli per la salute. Questo il testo: «Bere bibite con zuccheri aggiunti contribuisce ad aumentare l’obesità, il diabete e la carie. Questo messaggio proviene dalla città e dalla Contea di San Francisco». In più, nello stesso testo, che appartiene a un corpus di nuove regole tutte concepite per aiutare gli abitanti a mangiare e bere meglio, è contenuto anche il divieto di apporre pubblicità delle soda su tutte le proprietà del comune quali, per esempio, gli autobus, gli impianti sportivi e così via.

La nuova norma è il frutto di mesi di battaglie durante i quali, per esempio, è fallito il tentativo di introdurre una soda tax (per ora diventata obbligatoria soltanto nella vicina Berkeley), cioè una tassazione specifica, così come quello di obbligare i produttori a mettere un’indicazione di pericolo direttamente sulle confezioni, come accade per le sigarette. Ma ora, forse, l’atmosfera è cambiata, come dimostra il fatto che il consiglio comunale della città ha approvato all’unanimità la legge sulla pubblicità.

Sale
A New York sarà obbligatorio indicare nel menù il quantitativo di sale dei piatti

Dello stesso segno è il provvedimento preso dall’altra parte degli Stati Uniti, sulla costa orientale, a New York: la Grande Mela sarà infatti la prima città ad avere l’obbligo di indicazione delle quantità di sale nei menu dei ristoranti appartenenti a una catena. Lo ha deciso l’Health Department cittadino, che ha previsto anche simboli specifici per piatti che, da soli, apportino 2,3 o più grammi di sodio, cioè il quantitativo massimo consigliato dall’OMS. La dieta media degli americani ne contiene infatti 3,3, cioè ben 1 grammo più del consigliabile, e le autorità sanitarie hanno deciso di prendere provvedimenti, a iniziare dal tentativo di aumentare la consapevolezza dei cittadini su ciò che stanno mangiando. Secondo diversi studi gli americani assumono 3/4 del sodio da pasti che consumano fuori casa e da cibi già pronti: da qui la decisione di combattere l’abitudine di chi prepara piatti nei ristoranti di esagerare con il sale.

Non si tratta di provvedimenti che avranno ricadute drastiche, ma di tappe che, nel tempo, fanno ulteriormente passare l’idea che è indispensabile instaurare un rapporto completamente diverso con ciò che si mangia e si beve, innanzitutto per la propria salute, e poi per l’ambiente e molti altri motivi.

 

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foto: fotolia.com

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Sono d’accordo per quanto riguarda la dissuasione a bere bibite zuccherate perché sono delle porcate totalmente prive di nutrienti.
    Giusto per curiosità: generalmente si crede che queste bibite una volta non esistessero ma non è così.
    Anticamente si preparavano bevande frizzanti a base di frutta utilizzando il siero del latte: i batteri presenti innescavano la fermentazione, che produceva anidride carbonica.. tali bevande infatti non perdevano il frizzante una volta aperte ma anzi, rischiavano di far saltare i tappi una volta richiuse. Se poi le si lasciava fermentare troppo (mesi) beh alla mal parata veniva fuori qualcosa di alcolico: il sidro. Inoltre la fermentazione, oltre a produrre i cosiddetti fermenti lattici, aveva il vantaggio di pre-digerire gli ingredienti rendendo cosi i nutrienti facilmente assimilabili dall’intestino. Insomma tutto il contrario di queste schifezze moderne che non fanno altro che scimmiottare (male) una bevanda benefica.

    Riguardo il sale invece non sono d’accordo. Anche se non sono un nutrizionista sono certo che la causa del pessimo stato di salute degli americani non risieda nella quantità di sale ma nell’enorme mole di schifezze della loro dieta e non parlo di pancetta e uovo al mattino ma di tutto il cibo industriale e/o spazzatura, che è di pessima qualità sin dall’inizio della filiera produttiva e che ormai ha soppiantato le loro vecchie tradizioni alimentari.
    Infatti, in un recente articolo proprio del Fatto, risulta che noi italiani consumiamo 14g di sale al dì, quattro volte di più degli americani.. eppure li superiamo di diversi anni in quanto a durata della vita media.