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Troppa carne rossa fa venire il diabete. Lo dicono i ricercatori di Harvard. Ma sostituirne una porzione al giorno con cereali integrali taglia drasticamente il rischio

Le carni rosse, specie se lavorate, aumentano sensibilmente il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2, non insulino-dipendente. La disfunzione pancreatica si aggiunge dunque alla già lunga lista di danni alla salute collegati al consumo regolare di carne rossa di manzo e maiale, che comprende diversi tipi di tumore e di malattie cardiovascolari.

Il legame tra carni rosse e diabete è emerso con forza da una poderosa elaborazione condotta da epidemiologi e nutrizionisti di Harvard, che hanno vagliato ed elaborato i dati di alcuni dei più grandi studi di popolazione condotti negli ultimi anni negli Stati Uniti fino a giungere alla casistica più ampia mai analizzata.

Si tratta dei due sulle infermiere (Nurse’s Health Study 1 e 2, durati oltre 28 anni), quello sui professionisti sanitari (Health Professionals Follow Up, per più di 20 anni) e altre indagini. In totale, oltre 440mila persone seguite per decenni, delle quali 28mila hanno sviluppato un diabete di tipo 2 durante il monitoraggio.

Come riferito sull’American Journal of Clinical Nutrition, anche dopo aver introdotto tutti i necessari fattori correttivi, il dato è chiaro: chi consuma ogni giorno 50 grammi di carne rossa lavorata (per esempio salumi) ha un aumento del rischio del 51%. Valore che scende al 19% tra chi preferisce assumere ogni giorno 100 grami di carne rossa non lavorata, per esempio sotto forma di bistecca.

C’è anche una buona notizia. Se i consumatori abituali di carni rosse sostituiscono una delle porzioni giornaliere di carne con una di cereali integrali, l’effetto è altrettanto netto: il rischio diminuisce del 23% rispetto alla media di chi mangia carne rossa con più moderazione, per esempio un paio di volte alla settimana. Se al posto dei vegetali integrali vengono introdotte le noci, il calo è del 20%, a parità di calorie. Se la preferenza cade su latticini a basso contenuto di grassi, il calo è del 17%.

«Questi dati sono molto importanti, ha commentato Frank Hu, coordinatore dello studio, nutrizionista ed epidemiologo della Harvard School of Public Health, dal momento che in tutto il mondo continuano a crescere, in parallelo, diabete di tipo 2 (350 milioni i malati stimati a livello mondiale) e consumo di carni rosse. La buona notizia è che il rischio si può abbassare in maniera significativa rinunciando a qualche porzione di carne. Il consiglio, dunque, non può che essere quello di ridurre al minimo l’assunzione di hot dog, bacon e altri salumi, carni arrostite e condite e sostituirle con noci, cibi integrali, pesce e legumi».

Oltre a ciò, gli esperti di Harvard si aspettano che le autorità sanitarie facciano la loro parte. Spiega infatti sempre Hu: «Nonostante il numero crescente di dati, ancora nel 2010 le Linee guida statunitensi per l’alimentazione continuavano a mettere insieme, nella categoria “cibi proteici”, carni rosse, pesce, uova, semi, noci, legumi e derivati della soia, ma dal momento che le carni rosse sono state ormai associate senza possibilità di errore a un aumento di rischio di malattie croniche e mortalità generale, bisognerebbe prenderne atto e distinguere tra fonti di proteine più o meno dannose o consigliabili».

 

Agnese Codignola

foto: Photos.com

 

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