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Più latte e derivati bastano davvero a prevenire le fratture negli anziani?

latticini latte formaggi burro yogurtSecondo una ricerca australiana aumentare l’apporto di latte e prodotti lattiero-caseari nella dieta degli anziani, potrebbe essere una strategia semplice ma d’immediata efficacia per prevenire le fratture ossee negli anziani. Ma è davvero così? Per fare chiarezza abbiamo chiesto il parere della dottoressa Grazia Sardanu, fondatrice e direttrice del Centro di ricerca in Nutrizione clinica e patologie correlate di Milano.

Il progressivo aumento della longevità si accompagna a una crescente incidenza di patologie croniche come osteoporosi e sarcopenia, caratterizzate da demineralizzazione ossea, atrofia muscolare progressiva, riduzione dell’equilibrio e aumento del rischio di cadute e fratture da trauma e da fragilità. Condizioni che hanno un profondo impatto sociale e possono compromettere profondamente la qualità della vita di chi ne soffre, portando gli esperti a interrogarsi su quali siano le migliori strategie per prevenirle e rallentarne il decorso.

Seniors in the kitchen
L’aumento della longevità si accompagna a una crescente incidenza di osteoporosi e sarcopenia

A questo proposito i ricercatori dell’Università di Melbourne e dell’ospedale Austin Health (Australia), insieme a colleghi olandesi e americani, hanno condotto uno studio prospettico della durata di due anni sull’alimentazione di oltre 7 mila individui (7.195, di cui il 68% donne), con un’età media di 86 anni, ospiti di 60 strutture per anziani. Nel corso dell’indagine metà dei partecipanti ha continuato la solita dieta, mentre l’altra metà ha aumentato l’assunzione di latticini, passando da una media di 2 a 3,5 porzioni al giorno, fino a raggiungere un apporto quotidiano di 1.300 mg di calcio e di 1 g di proteine di alta qualità per ogni kg di peso corporeo (almeno 25-30 g per pasto).

I risultati, pubblicati sul British Medical Journal, hanno rivelato che nel secondo gruppo le cadute si sono ridotte dell’11%, le fratture in generale del 33% e quelle dell’anca del 46%, portando a confermare l’ipotesi secondo al quale un maggiore apporto alimentare di latte e derivati basterebbe a prevenire le fratture in età avanzata e le relative conseguenze. Ma potrebbe non essere proprio così.

Tra i partecipanti allo studio che hanno consumato più latte e derivati si sono ridotte cadute e fratture ossee

Il giusto apporto di calcio è fondamentale per la salute dell’apparato osteoarticolare in tutte le fasi della vita e, soprattutto negli anziani, contribuisce a rallentare la perdita di tessuto osseo e prevenire le fratture spontanee tipiche della tarda età. Ma, come ci spiega la dottoressa Sardanu, “non tutto il calcio assunto attraverso latte e derivati viene effettivamente utilizzato dall’organismo, anzi, in assenza di determinate condizioni rischia di restare in gran parte inutilizzato”.

I prodotti lattiero-caseari sono fonte di calcio e proteine nobili, altamente biodisponibili perché complete di tutti gli amminoacidi essenziali, che svolgono un’azione sinergica nel prevenire le carenze nutrizionali alla base della perdita di massa muscolo-scheletrica nell’anziano. Infatti “questi nutrienti migliorano i livelli del fattore di crescita insulino-simile (Insulin-like Growth Factor-1 o IGF-1), l’ormone coinvolto nella formazione e nel mantenimento delle ossa e nella sintesi proteica muscolare”, prosegue l’esperta.

La leucina, in particolare, è un amminoacido essenziale presente in elevate quantità nelle proteine del siero di latte, che migliora la risposta anabolica proteica sia nella popolazione più giovane sia in quella più anziana, soprattutto se l’assunzione di proteine non viene associata al consumo di carboidrati. La vitamina B12 e i minerali (come lo zinco o il selenio) sono anch’essi fondamentali, in quanto contribuiscono a proteggere le cellule dall’invecchiamento e mantenere efficiente il cervello, rallentando il declino cognitivo e favorendo il funzionamento del sistema immunitario, anche grazie alla loro azione antiossidante.

formaggio latticini
L’assorbimento dei nutrienti contenuti nel latte e i suoi derivati è spesso compromesso dall’ambiente acido che si crea in seguito al loro consumo

Il problema è che il corretto assorbimento di questi nutrienti è spesso compromesso dall’ambiente acido determinato proprio dal consumo degli alimenti che li contengono, in molti casi insieme a grandi quantità di sodio. “Pertanto – spiega la dottoressa – non basta solo aumentare la quota giornaliera di latte, yogurt e formaggi per mettersi al riparo dalla fragilità ossea e dal rischio di fratture spontanee, ma occorre anche garantirsi un corretto metabolismo del calcio attraverso adeguati livelli di magnesio e vitamine K e D3, e, in generale, mantenendo una condizione di omeostasi, necessaria al normale funzionamento biochimico dell’organismo”. Per di più, per rilevare il rischio di demineralizzazione ossea e sarcopenia spesso non bastano i semplici esami del sangue. “Ciò avviene perché – sottolinea l’esperta – i livelli di calcio ematico possono restare elevati anche se gli ioni del minerale non si attaccano effettivamente all’osso e al muscolo».

Il vantaggio di un maggiore consumo di latte e derivati, considerato isolatamente, può essere quello ridurre il consumo di carne e l’incidenza delle cosiddette ‘malattie del benessere’ come sindrome metabolica e ipertensione. Una una ricerca epidemiologica (Prospective urban rural epidemiology), condotta per 9 anni su oltre 147 mila adulti tra i 35 e i 70 anni, in 21 Paesi e pubblicata nel 2020, ha rivelato che una dieta ricca di questi alimenti, inserita nel contesto di uno stile di vita complessivamente sano, si associa a livelli inferiori di pressione sanguigna, trigliceridi e glucosio nel sangue e a una minore quantità di grasso addominale.

Chiara di Paola

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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