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Land grabbing in Africa: le popolazioni devono essere informate e tutelate. Intervista a Ousmane Diakite, presidente della Corte di giustizia dell`Uemoa

La rapina delle terre africane a opera di investitori stranieri -che corrompono i governanti locali per acquisire a poco prezzo enormi distese di aree coltivabili  con conseguenti violenze e deportazioni delle popolazioni locali – è una delle più gravi minacce alla sovranità alimentare e alla speranza di vita in quei Paesi. Ma questo fenomeno è ignorato in Europa, a dispetto della vicinanza al continente africano.

Per cercare di capire meglio  questo fenomeno, abbiamo informalmente raccolto le impressioni di un magistrato originario del Mali, Ousmane Diakite – presidente della Corte di giustizia della Union Economique et Monétaire Ouest Africaine (Uemoa), Burkina Faso – di ritorno da una visita alla Corte europea per i diritti dell’uomo.
 
«Gli africani, in generale, hanno buoni rapporti con i cinesi e gli indiani (1). Perché grazie a questi, pur avendo una limitata capacità di spesa, possono acquistare beni di consumo, oggetti per la casa e mezzi di trasporto davvero a buon prezzo» spiega  Diakite. «Inoltre gli stranieri portano denaro, investono, costruiscono stabilimenti. Proprio in questi tempi un’impresa cinese ha appena costruito una grande fabbrica per assemblare trattori, dalle nostre parti».

È proprio tutto oro quel che luccica, presidente? Questi investimenti stranieri portano lavoro anche ai vostri cittadini, li aiuteranno a crescere grazie al trasferimento di tecnologie e know-how?

«I dirigenti, i tecnici e la manodopera specializzata vengono da fuori, soprattutto da Cina e India, mentre le maestranze locali sono utilizzate soltanto per i lavori di base, di manovalanza. Del trasferimento tecnologico non abbiamo notizia».

Cerchiamo però di entrare nel vivo della questione, qual è la situazione sulla rapina delle terre?

«Il problema in questi casi è che la gente non viene informata degli accordi che i loro governi fanno con gli stranieri. Non ne sanno nulla fino a quando l’autorità ordina loro di abbandonare la terra dove vivono, senza alternative. Devono abbandonare i loro campi e trasferirsi altrove».

Ma quanto è diffuso questo fenomeno?

«Sempre di più. Prendiamo il mio Paese ad esempio, il Mali. Kadhafi, che pure aveva armato i miliziani contro il nostro governo, ha poi fatto enormi investimenti in accordo con il governo stesso. La sua Malybia ha costruito i nuovi palazzi governativi e si è aggiudicata veri e propri latifondi, oltre alle risorse idriche che servono per coltivarle».

E chi abitava quelle terre?

«Devono seguire gli ordini e andare via alla svelta, anche se nessuno li ha mai consultati prima».

La situazione sembra un pò confusa, presidente: i locali paiono essere ben disposti verso gli stranieri che portano loro un pò di gadget e bici a buon mercato, magari costruiscono anche qualche infrastruttura, ma poi questi tolgono la maschera e si rivelano spietati neo-colonialisti. È cosi?

«La situazione è difficile, l’informazione è carente, nessuno conosce il contenuto degli accordi per la cessione delle terre».
 
E quanto pesa la corruzione, in tutto ciò? Abbiamo notizie di terre svendute per pochi dollari in Liberia, Sierra Leone e in Nigeria, più a est in Congo e in Etiopia.

«La corruzione purtroppo anche in Africa è un dato reale, una piaga diffusa».

Lei è un magistrato di grande esperienza, quale possibile soluzione intravede per la salvaguardia dei diritti delle vittime del land-grabbing?

«Bisogna convincere gli investitori stranieri a rendere pubblici i contratti che hanno per oggetto la cessione delle terre, i residenti devono essere informati e consultati».

Può bastare questo?

«Certo che no, è necessaria una governance internazionale per garantire che questi contratti contengano clausole a tutela dei locali, e controllare che queste siano integralmente rispettate».

Restiamo ancora in attesa che qualcuno dei nostri politici affronti questo tema con urgenza e determinazione prima che sia davvero troppo tardi.

Dario Dongo da Strasburgo

(1) – per maggiori informazioni sulla complessita’ dei rapporti sino-africani, si propone la lettura di Jean Jolly, “Les chinois à la conquête de l’Afrique”, ed. Pygmalion (F), marzo 2011

Video sul “Land Grabbing” in Africa
 
– report del New York Times in Mali, su http://video.nytimes.com/video/2010/12/22/world/africa/1248069453507/the-rush-for-africa-s-land.html
 
– report di The Guardian (UK) in Etiopia, http://www.guardian.co.uk/world/2011/mar/21/ethiopia-centre-global-farmland-rush?CMP=twt_gu

 

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