Desta interesse l’intervento dell’Antitrust che recentemente ha multato con 200.000 € un’azienda produttrice di integratori alimentari per pubblicità ingannevole. Si spera che questo esempio solleciti una riflessione su alcuni prodotti  presenti in questa categoria merceologica. Sono prodotti sostanzialmente composti da vari principi attivi che vengono proposti in combinazioni e dosi diverse.

Sono le solite vitamine cui si aggiungono di volta in volta sali minerali, piccole dosi di metalli, aminoacidi, acidi grassi insaturi e spesso anche uno o più estratti di erbe. Con tanti principi le permutazioni sono pressoché infinite, ma il risultato finale è sempre quello: si tratta di prodotti che fanno parte dei consumi inutili. Preoccupa il fatto che nonostante manchi un’adeguata documentazione scientifica, e semmai quella disponibile è negativa, la pubblicità diffonda false informazioni. A seconda dei casi questi prodotti vengono contraddistinti ad esempio da proprietà dimagranti con affermazioni che sono prive di ogni fondamento. Come è possibile che un integratore alimentare possa ridurre le calorie? Il fatto di essere venduti nelle farmacie, ormai purtroppo veri e propri bazar, non può bastare a far credere che prodotti vicini agli alimenti abbiano proprietà terapeutiche. Basti pensare alle formulazioni  che promettono di diminuire il colesterolo, agli integratori antivecchiaia oppure agli immunomodulatori e agli antiossidanti. Ci si augura che l’Antitrust intervenga con severità per evitare che questi alimenti sostituiscano farmaci che invece sono necessari oppure scoraggino l’adozione di “buone” abitudini di vita. Non si deve dimenticare che un’alimentazione varia e moderata permette di fornire all’organismo umano tutti i principi micronutrienti di cui ha bisogno.

Molto vicini agli integratori alimentari sono anche gli “sport-drinks”, impiegati dagli sportivi per sostenere lo sforzo fisico. Sono preparazioni che contengono essenzialmente zucchero o sciroppo di fruttosio, sono venduti ad un prezzo relativamente alto e di fatto non mostrano alcuna differenza rispetto alle comuni bibite zuccherate. Gli “sport-drinks” si reggono sulla propaganda indirizzata soprattutto ai giovani; non si sottolinea tuttavia che l’apporto calorico di questi prodotti favorisce il sovrappeso. In realtà dopo un’attività sportiva i bambini dovrebbero evitare questi prodotti e reintegrare le perdite di acqua bevendo …. acqua!

A proposito di acqua, in Italia aumenta la tendenza ad impiegare eccessive quantità di acqua minerale. Si può osservare, senza fare molti sforzi, un notevole numero di persone, giovani e anziane, che girano con bottiglie da un quarto di litro o da mezzo litro pensando, sulla base dell’ampia pubblicità mediatica, che l’acqua minerale abbia proprietà miracolose rispetto all’acqua del rubinetto. La diversità sta certamente nei costi perché l’acqua di rubinetto costa in media circa trecento volte meno dell’acqua minerale. Per il resto l’acqua del rubinetto è sufficientemente controllata per non avere nulla da invidiare all’acqua in bottiglia. Diverso è invece l’impatto sull’ambiente. Basti pensare ai consumi di carburante per trasportare l’acqua in tutte le Regioni d’Italia nonché all’estero. Ma soprattutto occorre ricordare tutte le bottiglie di plastica che finiscono in gran parte nelle discariche aumentando la già eccessiva quantità di rifiuti. Se si vuole fare qualcosa per migliorare l’ambiente cominciamo a evitare i consumi inutili.

 

Silvio Garattini

Milano, 26 ottobre 2010

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