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Il Codex detta nuove norme su insalate e verdura fresca

Riflettori accesi su insalate e verdura fresca anche durante la 33 sessione della commissione Codex Alimentarius, l’organo creato nel 1963 dall’Oms e dalla Fao per dettare la normativa in materia alimentare. La Commissione si riunisce a Ginevra questa settimana, con 500 delegati da circa 130 paesi.

Le verdure a foglia, ormai disponibili tutto l’anno ovunque, nel percorso dal campo alla tavola rischiano la contaminazione da parte di agenti patogeni come salmonella, E. coli e virus dell’epatite A. La commissione Codex ha perciò elaborato una serie di raccomandazioni su produzione, raccolta, trasformazione, stoccaggio, distribuzione, vendita ed educazione del consumatore al fine di ridurre i rischi per la sicurezza sanitaria. Tra le altre, il controllo delle acque usate per l’irrigazione, il raffreddamento e lo stoccaggio. Criteri che potrebbero modificare le norme sulla produzione e raccolta dei vegetali in tutto il mondo.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, la commissione ha deciso che il concime animale non deve essere usato per fertilizzare la lattuga e altri ortaggi freschi venduti pronti all’uso. «Allo stesso modo, i cibi che non vengono cotti non possono contenere acqua contaminata da escrementi umani o animali», ha dichiarato Jorgen Schlundt, direttore del dipartimento per sicurezza sanitaria degli alimenti dell’Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che ha ricollegato l’uso di concime di origine animale alle intossicazioni alimentari. «Il problema è riuscire a garantire un comportamento corretto da parte degli agricoltori», e per questo la Commissione darà indicazioni precise sulla qualità dell’acqua utilizzabile per la coltivazione di insalate destinate al consumo a crudo. Schlundt ha anche sottolineato che l’uso dei concimi d’origine animale è un’opzione ecologica purché «si utilizzino bene»

Il fenomeno delle intossicazioni alimentari preoccupa per la sua ampiezza: circa un terzo della popolazione mondiale ne viene colpita, secondo l’Oms. Al momento, però, non ci sono dati sul numero di persone che ne hanno sofferto dopo aver mangiato verdura cruda.

La Commissione raccommanda agli agricoltori anche l’uso di abiti da lavoro puliti e di curare con altrettanta cura l’igiene personale. «E anche i materiali e gli utensili utilizzati per la raccolta, meccanica o manuale  (per esempio le cesoie) devono essere lavate e disinfettate almeno una volta al giorno».

Infine, non mancano le raccomadazion rivolte ai consumatori:

a) cercare di impiegare meno tempo possibile per trasportare le verdure dal punto vendita a casa, quando la temperatura può aumentare notevolmente;

b) conservare i vegetali, privati delle foglie più esterne, in sacchetti, riponendoli negli appositi scompartimenti del frigo, a una temperatura non superiore a 5 gradi;

c) cercare di consumare i vegetali a foglia nel più breve tempo possibile;

d) lavarli immediatamente prima del consumo facendo attenzione che non vengano a contatto con altri alimenti crudi o con piani di lavoro sporchi per evitare il rischio di contaminazione crociata;

e) lavarsi le mani prima di procedere alla preparazione dei cibi a foglia;

  f) gettare via le insalate condite che siano rimaste a temperatura ambiente per più di due ore.

La Commissone, infine, chiede maggiore chiarezza nelle etichette delle insalate già tagliate e pronte per la tavola: non sempre il consumatore è in grado di distinguere fra quelle che possono essere consumare senza lavaggio supplementare (comunque raccomandabile, ndr) e quelle che vanno lavate, come le erbe aromatiche o gli spinaci.

Mariateresa Truncellito

Foto: photos.com

© Il Fatto Alimentare 2010 – Riproduzione riservata

 

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