La Cassazione gela i consumatori: ristoranti e hotel non hanno l’obbligo di servire acqua del rubinetto, nemmeno se il cliente è disposto a pagarla. Il caso di un hotel di lusso a Corvara.
Pagare oltre 5.700 euro per una settimana nell’hotel a cinque stelle non dà il diritto di poter avere una caraffa di acqua del rubinetto quando si pasteggia al ristorante, solo acqua minerale. Bisogna per forza acquistare una bottiglia da 75 cl fatta pagare 7 euro. Non è una provocazione ma una vicenda reale finita davanti alla Corte di Cassazione, che con l’ordinanza n. 11827 del 29 aprile 2026 ha stabilito un principio destinato a far discutere: nessun obbligo per ristoranti e alberghi di servire acqua del rubinetto ai clienti.
Il caso riguarda una cliente che aveva soggiornato tra Natale e Capodanno nell’hotel di lusso Sassongher a Corvara in Badia con trattamento di mezza pensione “bevande escluse”. Durante i pasti le è stata negata la possibilità di consumare acqua del rubinetto ed è stata costretta ad acquistare acqua minerale in bottiglia al prezzo esorbitante di 10 euro al litro. C’è di più: la cliente aveva proposto una soluzione ragionevole, cioè pagare comunque le caraffe di acqua di rubinetto, ma la proposta non è stata accettata. L’unica opzione concessa era acquistare bottiglie sigillate a prezzo pieno.

Causa per l’acqua minerale
Per questo motivo la signora ha promosso una causa che è arrivata in Cassazione dove ha chiesto un risarcimento di 2.763 euro, sostenendo che bere acqua potabile dovrebbe essere un servizio minimo, soprattutto in una struttura di alto livello. Una tesi che, intuitivamente, molti consumatori condividerebbero. Eppure la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando quanto già deciso dai giudici di merito: non esiste alcuna norma che imponga di servire acqua del rubinetto, la scelta è rimessa alla libertà del gestore e non c’è alcun danno risarcibile, nemmeno se il cliente è costretto a pagare caro per bere.
Il punto è chiaro: anche pagando migliaia di euro, non si acquisisce il diritto a un bicchiere d’acqua di rete. Un principio che, se applicato alla lettera, porta a una conseguenza altrettanto chiara: i ristoranti possono legittimamente servire solo acqua minerale in bottiglia e farla pagare quanto vogliono, senza dover offrire alternative.
Gabelle medioevali
“C’è da chiedersi – precisa l’avvocato Paolo Martinello, docente Tutela dei Consumatori allo Iulm di Milano – per quale motivo in un Paese a vocazione turistica come l’Italia sopravvivano ancora gabelle medievali quali il coperto nei ristoranti. Gli esercenti sono pronti a vantare comportamenti sostenibili, offrendo a caro prezzo piatti ‘a km zero’, ma poi rifiutano di servire l’acqua di rubinetto. Un vero paradosso.”
La vicenda riporta al centro un’altra anomalia tutta italiana, quella del coperto. Il cliente paga quasi sempre una cifra tra i 2 e i 4 euro, anche nelle pizzerie più semplici, ma cosa riceve in cambio? Spesso il coperto si limita a una tovaglietta di carta e le posate. Così accade che si paghi per sedersi e per essere serviti, ma senza il diritto di avere una caraffa d’acqua del rubinetto.

A rendere il quadro ancora più discutibile c’è poi il fenomeno dell’acqua microfiltrata, sempre più diffusa nei ristoranti. Viene proposta come alternativa ‘sostenibile’, ma spesso è venduta a 2 o 3 euro al litro, con costi reali irrisori e margini elevatissimi. E anche in questo caso, al cliente può essere negata la possibilità di scegliere l’acqua del rubinetto. Un modello che ha poco a che fare con la sostenibilità e molto con il business.
Libertà di impresa
Le associazioni dei ristoratori, come FIPE–Confcommercio, difendono questa impostazione parlando di libertà d’impresa: ogni esercente deve poter decidere cosa servire e a quale prezzo. Una posizione che la Cassazione, di fatto, rafforza. Ma resta aperta una questione di equità e trasparenza nei confronti dei clienti.
Non a caso Il Fatto Alimentare ha lanciato tempo fa una petizione per chiedere che nei locali venga garantita la possibilità di avere acqua del rubinetto, gratuita o a prezzo simbolico, come già avviene in molti Paesi europei. In Francia è obbligatoria, in Spagna è prevista per legge, in altri Paesi è prassi consolidata. In Italia invece continua a prevalere un modello in cui anche l’acqua è una voce di ricavo.
A Roma ci sono stati tentativi di promuovere l’uso dell’acqua pubblica nei locali, soprattutto per ridurre la plastica, ma si tratta solo di inviti e campagne, senza alcun obbligo. E quindi, nella pratica, non cambia nulla.
Consumiamo 15 miliardi di litri
Se si guarda il quadro complessivo, il risultato non sorprende. L’Italia è il primo Paese al mondo per consumo di acqua in bottiglia, con oltre 250 litri pro capite all’anno pari a 15 miliardi l’anno. Un record mondiale assoluto che ha conseguenze ambientali ed economiche rilevanti, ma che trova una spiegazione anche in situazioni come questa.
Se nei ristoranti non è possibile bere acqua del rubinetto, nemmeno pagando, e se il sistema consente di vendere acqua minerale o filtrata (che consente incassi di oltre 10 mila euro l’anno) senza alternative, allora non c’è da stupirsi se milioni di italiani continuano a scegliere la bottiglia. La Cassazione ha stabilito cosa è legale. Ma resta da capire se sia anche giusto.
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Giornalista professionista, direttore de Il Fatto Alimentare. Laureato in Scienze delle preparazioni alimentari ha diretto il mensile Altroconsumo e maturato una lunga esperienza come free lance con diverse testate (Corriere della sera, la Stampa, Espresso, Panorama, Focus…). Ha collaborato per 7 anni con il programma Mi manda Lubrano di Rai 3 e Consumi & consumi di RaiNews 24



Come i ristoratori non hanno alcun divieto di rifiutarsi a somministrare acqua del rubinetto, nessun cliente ha il divieto di munirsi di borraccia e riempirla in bagno o nelle fontane comunali. Io lo faccio da anni. Farò la figura del pezzente? chissene..
Mi sembra una soluzione valida ma non così banale da percorrere
Perché mi potrebbe essere vietato di bere da una bottiglietta/borraccia portata da fuori?
Direi invece che questa è una opzione molto discutibile e anche qui il ristoratore potrebbe fare accomodare fuori i clienti. Il ristoratore è RESPONSABILE di quel che ingerisce il cliente quando è nel suo ristorante. Se si porta qualcosa da fuori, puoy nascere un problema: il cliente sta male…non sai se è per quel che ha preparato il ristoratore o quello che si è portato il cliente….ma il ristoratore ne paga le conseguenze. Io francamente non capisco…se un posto non vi sta bene….non ci andate, perché mettere in difficoltà qualcuno?
Seguendo questo ragionamento allora i ristoranti sarebbero il luogo ideale dove avvelenare una persona a noi scomoda, tanto ne pagherebbe le conseguenze il ristoratore. Diciamocelo con franchezza: il ristoratore non teme che il cliente muoia di tifo per l’acqua del rubinetto di casa sua. Teme che non paghi il rincaro del 1000% su una bottiglia di plastica/vetro!
L’articolo di seguito ne è la dimostrazione:
https://www.ladige.it/territori/trento/2026/04/19/acqua-gasata-e-gratuita-in-citta-ma-i-baristi-di-trento-non-ci-stanno-se-ne-poteva-anche-fare-a-meno-1.4344853
Non è banale perché ci si vergogna e non si è in grado di fare come chi ha detto “chissene…” .
Però già qualche organizzazione di consumatori potrebbe iniziare qualcosa per contestare questa sentenza. Ma, in attesa delle lungaggini legali si potrebbe fare in tanti una specie di protesta portandosi una bottiglia da casa (anche chi beve solo vino). In genere si ha più coraggio quando alle iniziative aderiscono in tanti.
Come il ristoratore può farmi pagare il coperto o l’acqua a 10 euro, io posso sempre scegliere di cenare il più possibile a casa mia.
Non condivido il costo così elevato applicato all’acqua, ma per essere precisi, è proporzionalmente adeguato al prezzo dell’albergo chiaramente definibile di lusso, in percentuale è più costoso pagare 3 o più euro per l’acqua in una qualsiasi pizzeria.
Anche noi da anni contestiamo questa pratica iniqua, anche perché a casa abbiamo sempre bevuto acqua dal rubinetto . Questa sentenza e veramente ingiusta un sopruso ed anche contro l’ambiente
Viene da chiedersi perché all’estero viene servita una bottiglia di acqua del rubinetto senza neanche chiederla e nessuno ha nulla da ridire se si consuma solo quella.
Eppoi dicono che gli italiani sono esterofili! Per forza di cose, all’estero spesso ci sono regole e leggi che rispecchiano il buon senso!
Credo che il problema consista anche nel fatto che la Cassazione si è espressa su principi di libertà non discutibili, perché ha interpretato alla lettera la domanda della ricorrente, domanda in cui però c’è un non detto, ma che è implicito, riguardante l’obbligo di rendere disponibile gratuitamente l’acqua del rubinetto, che però non spetta alla Cassazione (a meno di un ricorso specifico in materia) ma al Legislatore, e qui dovrebbero intervenire il Ministero del Turismo (???!!!) e il municipio locale. D’altra parte Enti come ENIT o TCI non si esprimono al riguardo. Che succederebbe se un cliente astemio e con esigenze nutrizionali precise non potesse bere le acque minerali previste nel menu perché controindicate, essendo troppo leggere o troppo ricche oppure maleodoranti come da voi spesso denunciato? oppure semplicemente non gradite per il sapore? E per i bambini? L’alternativa di un’acqua neutra come quella del rubinetto deve restare come espressione di professionalità e gratuita come espressione di un omaggio di classe ed elegante per un esercizio serio che non si attacca a certe meschinità per lucrare, offrendo un volto che involgarisce la pretesa di esclusività elitaria.
“la Cassazione ha respinto il ricorso, confermando quanto già deciso dai giudici di merito: non esiste alcuna norma che imponga di servire acqua del rubinetto”
Perchè il legislatore non interviene scrivendo tale norma? Ne guadagnerebbero sia le tasche dei consumatori, sia l’ambiente. L’ultimo politico che si è speso per difendere i consumatori è stato Bersani… questo dice molto sulla nostra classe politica (di ogni schieramento)
Come giustamente rilevato nell’articolo, l’acqua microfiltrata spesso viene pagata come una minerale e in più viene addebitato anche il coperto, come minimo l’acqua microfiltrata dovrebbe essere ricompresa nel coperto.
Mi domando cosa succederebbe se il cliente iniziasse a bere dalla propria borraccia. Quel contenitore potrebbe anche contenere una bevanda curativa (tisana o medicina) che il cliente vuole bere ai pasti per scelta. Il ristoratore non potrebbe vietarglielo. Per quanto mi riguarda vado sempre in giro con la mia borraccia e se non voglio ordinare l’acqua minerale bevo da lì senza metterla sul tavolo in vista, ma lasciandola nella borsa. Tra l’altro io mi rifiuto di accettare bottiglie di plastica in ristoranti e pizzerie per motivi ecologici e di salute (microplastiche). In Svizzera dove l’acqua minerale costa come la birra ormai da tempo chiedo acqua del rubinetto. In Inghilterra ti portano in tavola acqua del rubinetto anche senza chiederla, un segno di ospitalità.
è una cosa vergognosa soprattutto per l’incentivo ad usare bottiglie di plastica. Chi c’è dietro tutto questo? E’ facile immaginarlo.
Sarebbe utile proporre alla Commissione Europea una normativa unificata regolamentante la ristorazione che comprenda gli aspetti coperto, acqua, mance, altro a tutela sia dei clienti che dei lavoratori.
Quasi sicuramente sciocchezze del genere possono succedere solo in Italia. E non mi riferisco ai costi, in quanto una persona o una famiglia che si può legittimamente permettere di scegliere un hotel*****, non credo incontri difficoltà se costretta a pagare il costo di qualche bottiglia di acqua minerale a tavola. Relativamente ai costi, come già è stato scritto, ci sarebbe molto da argomentare anche relativamente alla questione del “coperto”. Al di là di soluzioni eccentriche (“no grazie, non prendo la bottiglia di minerale, bevo solo sidro non zuccherato e non frizzante) credo che nel momento in cui un potenziale ospite avvi la procedura di prenotazione presso un 5*, chieda al telefono o via mail di aggiungere nell’elenco delle condizioni di soggiorno la richiesta di “CARAFFA DI ACQUA NATURALE DEL RUBINETTO A TAVOLA”. In caso di risposta negativa da parte dell’hotel, con grande soddisfazione l’ex-potenziale ospite può a sua volta rispondere: “Grazie comunque, cercherò un altro hotel nella zona”.
Ci vuole buonsenso. Nell’hotel di lusso chiedi acqua di rubinetto e non te la danno ? Ti porti la tua borraccia riempita in bagno e ti bevi quella, mica fai causa. E’ chiaro che il prezzo della bottiglia di minerale è correlato al contesto (non credo che abbia pranzato spendendo 10 euro). Trovo più scandaloso pagare in una “bettola” due-tre euro per una caraffa di “acqua filtrata”
Un flop della Cassazione… basterà dimostrare la non potabilità di acque in bottiglia (odori/sapori particolari o eccesso di alcune sostanze per determinate fonti o migrazioni di microplastiche) oppure la non compatibilità con alcune condizioni di salute per rimettere in discussione la sentenza. E, paradossalmente, potrebbe diventare un “trampolino di lancio” per smontare l’immagine che l’acqua minerale fa bene alla salute, è sicura, è gradevole e …fa fare plin plin. Certo, anche in questo caso solo una grande associazione consumistica può vederne la possibilità tecnico/legale di dimostrarlo.
Mi sembra un volo pindarico
classica situazione che esprime l’assurdità in cui il mondo attuale ci ha trascinati; un servizio banale, direi quasi naturale trasformato in una questione legale. Se i clienti fossero accorti e con un minimo di consapevolezza e buonsenso non solo contesterebbero in loco questa impostazione ma a mio avviso sarebbe un buon motivo per boicottare la frequentazione di queste strutture. Ma si sa: quanto è figo andare in una struttura esclusiva…
Tra l’altro a Corvara l’acqua del rubinetto è sicuramente più buona di quelle imbottigliate (e a km zero).
Anch’io mi chiedo se esista un divieto di servirsi dell’acqua della propria borraccia quando si è in un ristorante, o se possa essere vietato per qualche motivo.
Continuando così gli albergatori e ristoratori finiranno per cacciare i turisti stranieri dall’Italia stanchissimi di essere vessati con gabelli di ogni forma e genere come se non bastasse già la cruente e disastrosa situazione economica Europea.
Siamo già in fanalino di coda in quasi tutte le classifiche europee,la categoria alberghiera si sente di raggiungere anche l’ultima posizione per ricevimento dei turisti? Così facendo sono a buon punto!
Allora niente alberghi e niente ristoranti se proprio bisogna andarci diffidate da chi non espone i prezzi fuori comprese le bibite e tutto contribuisce a formare il conto. Io abito a Napoli quartiere Vomero dove ci sono più ristoranti che attività commerciali e per evitare brutte sorprese meglio tutelarsi.
Non hanno l’obbligo, ma se ti servono acqua del rubinetto “trattata”, te la fanno pagare.
… tenendo conto che l’acqua non è un bene di prima necessità ma un elemento di sopravvivenza indispensabile la sentenza va in netto contrasto con i principi più basilari della costituzione, anche solo e semplicemente per ragioni simboliche!
Un vero disastro giuridico!
Basterebbe prendere esempio da altri Stati. Recentemente sono stato a Dublino e si può tranquillamente richiedere acqua sel rubinetto che viene servita gratuitamente; non esiste il coperto e a fine serata si può decidere se lasciare o meno una mancia; in 5 abbiamo lasciato 10 €, molto meno di dover pagare coperto e acqua in bottiglia!!! Quanto è potente la lobby delle acque???