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Energy drink per bambini e ragazzi: il parere negativo dell’agenzia per la sicurezza alimentare tedesca BfR

energy drink bicchiere lattine ghiaccioL’agenzia per la sicurezza alimentare tedesca BfR, si è espressa sul consumo di energy drink  assunti da bambini e ragazzi. Anche se non ci sono novità eclatanti, perché è giunta a conclusioni sovrapponibili a quelle già elaborate dall’Efsa nel 2015, si tratta di un documento interessante. Il dossier riporta la sintesi degli studi condotti negli ultimi anni, e rafforza quanto ormai si dice da tempo da più parti: queste bevande, se assunte sporadicamente da soggetti sani, non sono pericolose. Ma possono diventarlo in dosi non percepite come tali. Inoltre, molto dipende dagli ingredienti, assai variabili da prodotto a prodotto.

Secondo l’EFSA, bambini e ragazzi non dovrebbero assumere più di 3 milligrammi di caffeina per chilo di peso al giorno, mentre gli adulti possono permettersene un po’ di più: una persona di 50 chili, in assenza di specifiche malattie, può arivare a  150 mg. Ma 150 mg sono superati, in media, da un paio di lattine di energy drink che di solito ne contengono 80 mg in 250 ml. Basta questo dato a comprendere che quando bambini e i ragazzi in certe situazioni (attività sportiva o serate con amici), arrivano ad assumerne anche 3-4 lattine, possono essere esposti a un pericolo soprattutto per il sistema cardiocircolatorio e  quello nervoso e a carico di altri organi e distretti del corpo.

Molto dipende anche dagli altri ingredienti presenti nelle bevande. La taurina (molto utilizzata), l’inositolo o il glucuronolattone, possono essere correlate a uno specifico rischio e aumentare in modo sinergico l’effetto della caffeina.

Secondo alcune rilevazioni condotte in Germania, il 10% di bambini e ragazzi consuma un eccesso di energy drink. Questo succede anche se dal 2014 le confezioni con una concentrazione di caffeina uguale o superiore a 150 mg per litro devono  riportare la scritta: “Elevato contenuto di caffeina. Non raccomandato ai bambini e alle donne in gravidanza o in allattamento”. Secondo il BfR bisogna fare di più, cominciando da un miglioramento del livello di conoscenza del prodotto da parte di genitori e figli.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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