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Dieta mediterranea, questa sconosciuta: gli italiani mangiano poca verdura e frutta. I risultati dell?Osservatorio ADI

Giusto un anno fa, il 17 novembre, la dieta mediterranea veniva proclamata dall’Unesco Patrimonio immateriale dell’umanità. Ma agli  italiani non sembra importare granché.  E’ vero che il 93% riconosce l’importanza di una dieta sana ed equilibrata, ma poi nella realtà solo il 56% delle persone segue i principi di una dieta corretta.

È questo il risultato della terza edizione dell’Osservatorio ADI – Nestlé, indagine sullo stato di forma fisica e sulle abitudini alimentari della popolazione italiana presentato il 10 novembre, durante il XIV Corso nazionale dell’Associazione di Dietetica e Nutrizione clinica (Adi) a Roma.

Lo studio mostra un rapporto diretto tra una maggior sedentarietà e le abitudini alimentari scorrette: la metà di chi non segue (magari senza esserne consapevole) la dieta mediterranea dichiara di fare poco moto. E allora, non c’è da stupirsi se oggi un italiano su due è obeso o soprappeso, come accade in paesi con tradizioni culinarie molto diverse.

«La genetica e la debolezza psicologica non possono spiegare, da sole, l’aumento dell’incidenza di obesità osservato negli ultimi anni», commenta Giuseppe Fatati, presidente della Fondazione Adi e coordinatore dello studio. «L’obesità è un’epidemia globale e per essere gestita in modo adeguato è necessario concentrarsi sui moderni stili di vita». 

L’obesità non è un problema estetico e nemmeno una patologia come tante altre: «Perché riduce l’aspettativa di vita, spiega Fatati. Lo studio Framingham condotto negli Stati Uniti ha mostrato che l’obesità all’età di 40 anni riduce l’aspettativa di vita di 7 anni nelle donne e di 6 anni nell’uomo, mentre  il ministero della Salute del Regno Unito ha stimato un’aspettativa di 5 anni di meno per gli uomini entro il 2050, se continueranno le attuali tendenze gastronomiche.

Purtroppo, anche se c’è una sempre maggiore consapevolezza del problema, nessun Paese è ancora riuscito a invertire questa tendenza verso l’incremento ponderale delle persone».

Da noi, per richiamare l’attenzione di tutti, dal 2001, l’ADI organizza  il 10 ottobre una giornata nazionale denominata Obesity Day.  Nell’edizione 2009 si è inaugurato un Osservatorio sugli stili di vita e le abitudini alimentari,  con un questionario di 88 domande disponibile via internet.

Lo studio di quest’anno, incentrato sul rapporto che gli italiani hanno con dieta mediterranea ha coinvolto 6.715 partecipanti (1000 intervistati telefonicamente, gli altri con i questionari on line). Come parametro di giudizio sono state utilizzate le “Linee guida per una sana alimentazione italiana” dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (Inran).

Uno dei pilastri della linee guida  è il consumo abbondante di frutta e verdura. A dispetto   delle raccomandazioni dell’Oms che consiglia 5 porzioni al giorno di vegetali, ben il 54% degli italiani non consuma verdura tutti i giorni, il 41% dimentica  la frutta e addirittura il 71% non consuma legumi da 2 a 4 volte la settimana, come suggerito anche dall’Inran.

Non solo: molte ricerche hanno dimostrato che il modo migliore per mantenersi in forma è distribuire i pasti nell’arco della giornata – colazione, spuntino, pranzo, merenda, cena, alla mediterranea, appunto – anziché, come per tradizione fanno i popoli anglosassoni, concentrare l’assunzione di calorie nella colazione, per poi “spiluzzicare” e bere fino a sera.

«Tra le buone abitudini che sembrano essersi perse, continua Fatati, c’è proprio il consumo di 5 pasti quotidiani (e in particolare spuntino mattutino e merenda). Lo fa solo il 16% degli intervistati. Un italiano su dieci consuma pasti veloci tutti i giorni e il 49% delle persone lo fa almeno due volte la settimana.

Non è solo colpa dei tempi frenetici: molti pensano che spuntino mattutino e merenda pomeridiana siano un inutile surplus che fa ingrassare. «In realtà, spiega Fatati, proprio la corretta frequenza nei pasti permettere di metabolizzare (bruciare senza accumuli di grasso, ndr) ciò che ingeriamo».

Anche la convivialità del pasto – che fino a pochi anni fa era il momento in cui tutta la famiglia si riuniva durante la giornata – è venuta meno: un italiano su dieci mangia tutti i giorni fuori casa, mentre il 42% lo fa da 2 a più volte alla settimana. Il pasto più consumato fuori casa è il pranzo (40%), seguito dalla cena (34%).

Anche quando si sta in casa c’è il sospetto che l’attenzione verso il cibo nel piatto  sia marginale visto che il 30% delle persone guarda la tv tutti i giorni, e il 60% lo fa almeno due volte alla settimana.

«La dieta mediterranea, conclude Fatati, fa parte di un patrimonio culturale che non dobbiamo  perdere:  si tratta di uno stile di vita, una filosofia. Nella dieta non esistono alimenti da escludere, ma scelte all’insegna dell’equilibrio».  

Mariateresa Truncellito

foto: Photos.com

 

 

 

I comportamenti alimentari degli italiani in sintesi

1) 1 italiano su 2 ha problemi di peso;

2) la maggior parte degli obesi sono sedentari;

3) l’obesità è un fenomeno prevalentemente maschile;

4) gli uomini, sebbene più obesi, sono i più soddisfatti del proprio peso e di conseguenza sono meno portati a modificare i propri comportamenti;

5) l’obesità è una priorità dei nostri giorni, anche da un punto di vista “culturale e di comportamenti”.

6) l’obesità è un fenomeno che aumenta con l’età;

7) non ci sono rilevanti differenze del fenomeno obesità in termini di area geografica; si rileva solamente una leggera maggiore concentrazione di obesi nel Sud e nelle isole;

8) il consumo eccessivo di alcol può essere considerato una delle concause dell’obesità;

9) è importante valorizzare i pasti come momento di convivialità e recuperare il piacere di discutere a tavola con la famiglia;

10) è sconsigliabile mangiare meccanicamente senza distogliere lo sguardo dalla TV.

 

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