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Rapporto Coop 2021: per gli italiani la nuova cultura del cibo passa dal clima

 La tavola degli italiani esce profondamente trasformata dalla pandemia e si colora di verde, tanto che secondo il “Rapporto Coop 2021 – Economia, consumi e stili di vita di oggi e di domani” presentato il 7 settembre a Milano, un cittadino su sei dichiara di adeguare il proprio regime alimentare per ridurre l’impatto ambientale. Ma non tutto il panorama è così roseo, perché il 23% delle persone in questo periodo di crisi dichiara di avere acquistato peso (in media 5,8 kg) a fronte di un 15% che indica di averlo perso (- 7,1 kg). Sempre restando sul tema solo il 18% non si riconosce in una precisa cultura alimentare, mentre il 24% fa riferimento alla dieta mediterranea e la metà si riconosce anche o esclusivamente in altre identità (bio, veg&veg, gourmet, iperproteici e low carbs).

Ma la vera novità del Rapporto Coop 2021 è la comparsa della nuova tribù dei climatariani, ovvero di coloro che dichiarano di adeguare il proprio regime alimentare per ridurre l’impatto ambientale. C’è poi l’ambiente che diventa riferimento di molte persone; l’88% associa al cibo il concetto di sostenibilità che significa per il 33% avere un metodo di produzione rispettoso. Per un altro 33% vuol dire porre maggiore attenzione agli imballaggi, per il 21% è sinonimo di origine e filiera mentre per il 9% di responsabilità etica. Sull’onda di questi cambiamenti  di tendenza il 13% dei cittadini sta riducendo il consumo di carne. I cibi veg sono consumati anche da chi cerca solo una alternativa proteica alla carne, mentre raddoppiano le vendite di proposte vegane di nuova generazione (bevande, besciamelle, piatti pronti…). Non si può considerare casuale il fatto che gli italiani riconoscano nel riscaldamento climatico il principale fattore di cambiamento del cibo del futuro, sia prevedendo una maggiore scarsità a causa del climate change (26%), sia immaginando che per salvare il clima occorrerà cambiare la nostra alimentazione (32%). Per molte persone un aiuto verrà dalla scienza e dalla tecnologia (26%) e, in questo senso, tra i nuovi prodotti alimentari da qui a 10 anni ci saranno cibi vegetali con il sapore di carne, a base di alghe, farina di insetti e anche la carne coltivata in vitro.


Un’altra grande tendenza potenziata dall’effetto pandemia ed evidenziata nel rapporto Coop, è sicuramente la ricerca attraverso il cibo di maggior benessere, tanto che l’83% dei connazionali si dichiara disposto a spendere di più pur di acquistare prodotti con una qualità certificata. Non cessa d’altronde il successo dei prodotti alimentari “senza” particolari ingredienti e quello dei cibi “arricchiti”. Il crescente benessere spiega anche la maggiore attenzione che gli italiani prestano all’etichetta; così le indicazioni sull’origine e la provenienza del cibo sono determinanti per l’acquisto per il 39%, per il 28% lo sono i valori nutrizionali e a seguire il metodo di produzione (per il 26%). In sostanza, gli italiani sembrano prestare attenzione crescente ai contenuti intrinseci dei prodotti e delegano sempre meno le scelte ad una incondizionata fiducia verso il marchio, essendo meno disposti a pagare per contenuti di pura immagine. Infine si deve registrare il  progressivo declino delle grandi marche, reso evidente dall’avvento dei discount che oggi rappresentano il 20% delle vendite nella grande distribuzione.

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Roberto La Pira

  Redazione Il Fatto Alimentare

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