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Caraffe filtranti: nessun problema di sicurezza e arriva un nuovo decreto. Ma servono davvero?

 Le caraffe sono tornate alla ribalta della cronaca ed è ricominciato il dibattito sulla sicurezza e sulla qualità dell’acqua filtrata. L’occasione è stata la pubblicazione del decreto ministeriale n°25/2012 del 7 febbraio 2012, che modifica la precedente norma 443 del 1990 sugli impianti di depurazione e filtrazione utilizzati nelle case, negli alberghi e nei ristoranti.

 

Il decreto introduce novità di rilievo, ma non mette in discussione il parere espresso dal Consiglio superiore di sanità il 1 dicembre 2009. Il Consiglio ha infatti confermato, sulla base delle prove esistenti, l’assenza di pericolo sanitario almeno nel breve e medio periodo. Questo concetto è molto importante perché numerosi articoli pubblicati in questi giorni lasciano intendere altre cose. Le stesse caraffe presenti in Italia sono vendute i n Francia, Germania, Regno Unito e le autorità sanitarie non hanno adottato provvedimenti restrittivi perché le analisi condotte dai diversi istituti non hanno rilevato rischi per la popolazione in generale.

 

Ma ora torniamo in Italia dove il nuovo decreto sancisce un principio di uguaglianza tra i vari tipi di acqua potabile.  Il concetto è semplice, come l’acqua del rubinetto ha una composizione precisa ed è garantita dall’acquedotto (che dovrebbe mettere a disposizione di tutti i cittadini le informazioni sulle caratteristiche chimiche), l’acqua minerale ha una composizione certificata e garantita dal produttore (pubblicizzata in etichetta) anche le acque ottenute da sistemi di filtrazione domestica (osmosi inversa, decalcificatori, caraffe…) devono avere una composizione certificata garantita e dare al consumatore informazioni precise. Per questo motivo i manuali dovranno essere molto chiari e precisi, e la pubblicità non dovrà esaltare depurazioni inesistenti, vantaggi sanitari o miglioramenti qualitativi improbabili. Le caraffe, come tutti gli altri dispositivi di trattamento, dovranno spiegare in modo chiaro sulla confezione la loro funzione e fare capire subito di cosa si tratta (riduce il calcare, riduce il potassio, riduce i nitrati, toglie l’odore di cloro…). In altre parole non si potranno usare le leve del marketing pubblicitario per promettere acqua più potabile di quella del rubinetto, o effetti salutistici difficilmente dimostrabili.

 

Un altro elemento  importante riguarda il manuale delle istruzioni che dovrà fornire indicazioni precise sulla composizione dell’acqua filtrata. Il testo dovrà precisare se ci sono differenze chimiche tra la durezza dell’acqua quando il filtro è nuovo e quando è in via di saturazione, se e quanto aumenta il potassio, il sodio, o l’ammonio, e precisare se le modifiche sono costanti o progressive in relazione all’impiego e ai giorni di utilizzo. Bisogna essere precisi anche sulla durata del filtro e su lla manutenzione. Tutte queste informazioni devono essere certificate a frutto di prove condotte dal produttore sull’apparecchio e confermate anche dalla letteratura scientifica.

 

Insomma tutto sarà più chiaro ma le caraffe e le apparecchiature non dovrebbero cambiare. Il decreto fissa regole più precise anche sui materiali impiegati. La novità di rilievo è che nei ristoranti e negli alberghi che utilizzano apparecchiature professionali dovrà esserci una persona responsabile dell’impianto che si occupa della manutenzione.

 

Per maggior precisione entro 6 mesi il Ministero della salute pubblicherà le Linee guida per tutti questi apparecchi compreso le caraffe.

 

A dispetto dei titoli di alcuni giornali non c’è stata nessuna presa di posizione dura del Ministero, e le inchieste portate avanti da alcune procure che chiedevano provvedimenti ipotizzando l’erogazione di acqua non potabile sono state “bocciate”. Il Ministero ha varato regole più  chiare per informare correttamente i cittadini che spesso e volentieri si lasciano suggestionare dalla pubblicità di abili venditori che prospettano modifiche salutistiche o altre soluzioni miracolose. L’abitudine di vantare leggerezza e benessere non riguar da solo alcuni messaggi pubblicitari di queste apparecchiature, ma è un vizietto diffuso anche nel mondo dell’acqua minerali in bottiglia che, con troppa facilità, fanno grandi promesse.

 

Alle persone dubbiose consigliamo di leggere l’intervista fatta da Ilfattoalimentare.it a Luca Lucentini Direttore del Reparto di Igiene delle Acque Interne dell’Istituto superiore di sanità che spiega molto bene gli aspetti sanitari. 

 

La cosa importante è valutar e l’effettiva utilità delle caraffe e degli altri sistemi di filtrazione domestica. Quando l’acqua del rubinetto presenta alcune criticità o non piace per svariati motivi: eccesso di calcare, di cloro o altri aspetti che influiscono sul gusto, forse vale la pena vedere se le caraffe o altri apparecchi migliorano realmente la situa zione. In molti casi il risultato non è così evidente ma la gente li usa perché ha una sorta di diffidenza verso l’acqua del rubinetto. In altri casi invece l’esito è soddisfacente. Questo dicono i test condotti in Europa e forse hanno ragione. 

Roberto La Pira

P.S. Il decreto ministeriale 25/2012 del 7 febbraio 2012 è in vigore. In linea teorica qualche procura potrebbe effettuare dei controlli e scoprire che buona parte degli oggeti in commercio non risponde alle nuove norme del decreto, soprattutto  per quanto riguarda gli aspetti collegati alle istruzioni d’uso, alla certificazione dei materiali … e quindi procedere al sequestro. A livello giornalistico sarebbe una notizia, ma anche uno sgambetto nei confronti dei produttori che non hanno avuto il tempo di mettersi in regola e che l’urgenza di intervenire non si può giustificare con pericoli per la salute.

 


Foto: Photos.com

 

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