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Bisfenolo: non sempre la scritta “BPA-free” è garantita. I materiali ricoperti con resine epossidiche non sono sicuri

Dopo la pubblicazione di dati sempre più inquietanti sui possibili effetti nocivi del Bisfenolo A (BpA), sostanza organica rilasciata da molte plastiche e, soprattutto, dai contenitori per alimenti in policarbonato, numerosi paesi (tra i quali Francia, Svezia, Cina e Canada) hanno intrapreso iniziative restrittive e la stessa Unione europea ha vietato la vedita di biberon realizzati con plastiche che rilascino BpA.

In parallelo, è sorto un mercato alternativo, dove le protagoniste sono le plastiche BpA-free. Ma questa definizione è davvero motivata? I nuovi materiali sono del tutto privi di bisfenolo?

Per capirlo Scott Belcher, chimico dell’Università di Cincinnati, ha condotto un’accurata serie di esperimenti su bottiglie BpA-free di diverso tipo, riciclabili, acquistate in normali supermercati e discount, e realizzate in acciaio inox e/o copoliestere TritanTM, alluminio ricoperto con EcoCareTM oppure con resine epossidiche, scoprendo che mentre i prodotti in alluminio, acciaio o TritanTM sono davvero sicuri, i materiali ricoperti con resine epossidiche non lo sono affatto.

Per giungere alle sue conclusioni, come spiega lo stesso Belcher su Chemosphere, i contenitori esaminati sono stati prima tutti lavati sei volte con un procedimento standard e con acqua priva di BpA, per allontanare eventuali contaminazioni. Una volta perfettamente asciutti, sono stati riempiti con 100 millilitri di acqua pura, lasciata a temperatura ambiente per cinque giorni consecutivi e fatta aderire tramite una rotazione continua a tutte le pareti interne delle bottiglie.

In un altro set di esperimenti, in un primo giorno è stata aggiunta acqua a 100 gradi, per poi passare ad acqua a temperatura ambiente nelle 24 ore successive. Quindi tutta la procedura è stata ripetuta per tre volte e alla fine le acque raccolte sono state analizzate con la cromatografia liquida ad alta pressione (HPLC).

I risultati hanno confermato che non c’è dispersione di BpA dalle bottiglie di alluminio rivestite con EcoCareTM, né da quelle in acciaio o copoliestere; al contrario, le bottiglie realizzate con materiali ricoperti di resine epossidiche, soprattutto se messi a contatto con acqua calda, rilasciano quantità non trascurabili di BpA, molto variabili a seconda del marchio (in generale quelle acquistate nei discount sono le peggiori).

«I consumatori, ha commentato Belcher, non devono essere indotti a pensare che una bottiglia, per il solo fatto di non contenere policarbonati, sia necessariamente BpA-free, perché il BpA può essere rilasciato anche da altri materiali come le resine epossidiche. Se vogliono essere tranquilli possono orientarsi su contenitori che non contengono né policarbonati né resine epossidiche, preferendo quelli realizzati in alluminio con EcoCareTM, acciaio o copolisteri. Il problema, semmai, è un altro: non ci sono ancora regole precise per poter definire un materiale BpA-free in ogni momento della sua esistenza».

foto: Photos.com

  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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Un commento

  1. Sarebbe interessante capire cosa intenda questo studioso con l’affermazione "Il problema, semmai, è un altro: non ci sono ancora regole precise per poter definire un materiale BpA-free in ogni momento della sua esistenza».
    Intende dire che non esistono attualmente materiali davvero BpA-free poichè per tutti i materiali esiste un qualche momento in cui salterà fuori del BpA?