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Biossido di titanio, uno studio mette in dubbio le ragioni del divieto francese. Ma spuntano finanziamenti dell’industria…

caramelle confetti dolci zuccheroLa decisione del governo francese di vietare il biossido di titanio (noto anche come E171) da tutti gli alimenti a partire dal 2020, assunta sulla base di un parere dell’Agenzia per la sicurezza alimentare (Anses) nello scorso mese di aprile, potrebbe essere stata prematura. Le prove sulla pericolosità di un pigmento che è presente anche in natura, ed è utilizzato da decenni in diverse forme e in una miriade di alimenti, farmaci, cosmetici e non solo, sarebbero assai deboli e in definitiva inaffidabili. Non a caso per la Fda continua a essere sicuro. E l’Efsa, interpellata in modo urgente dopo l’annuncio dell’Anses, ha concluso che nei 25 studi portati a supporto dall’Agenzia francese non sono emersi elementi nuovi tali da giustificare cambiamenti di posizione rispetto a quanto espresso nel 2016 e nel 2018, e cioè, appunto, che la sostanza è sicura.

Questa è la conclusione – abbastanza polemica con la Francia, unico paese ad aver assunto una posizione così drastica – di uno studio appena pubblicato su Food and Chemical Toxicology dai ricercatori della Michigan State University e dell’University of Nebraska Medical Center, che hanno riconsiderato i dati analizzati dall’Anses e hanno condotto molti test in proprio, come ulteriore controllo. 

Il lavoro parte da due punti fermi: la debolezza metodologica degli studi su cui è incentrata la scelta francese e, parallelamente, l’assenza di ricerche che dimostrino in modo inattaccabile la pericolosità dell’E171, accusato di indurre infiammazioni e lesioni soprattutto a livello intestinale per l’essere umano.

Per quanto riguarda il primo punto, come già fatto notare dall’Efsa, anche gli americani sottolineano che sarebbero stati inclusi solo dati su animali (ratti) trattati con dosi non paragonabili a quelle assunte normalmente dalle persone. Oltretutto, i roditori erano stati anche pretrattati con una sostanza responsabile di infiammazioni e modifiche al DNA, la dimetilidrazina, che non è consumata da nessun essere umano, e i cui effetti non sono stati accertati in un gruppo di animali di controllo esposti solo a quest’ultimo composto. Inoltre l’E171 è stato messo soprattutto nell’acqua da bere, uno scenario improbabile, visto che il biossido di titanio è scarsamente solubile in acqua e tale via di assunzione viene di solito ritenuta irrilevante. 

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Uno studio americano mette in dubbio le ragioni del divieto di utilizzo del biossido di titanio che entrerà in vigore in Francia nel 2020

Per ovviare a tutte queste possibili distorsioni e definire meglio gli eventuali danni, i ricercatori hanno quindi deciso di condurre un proprio studio, questa volta impiegando l’E171 a dosi compatibili con quelle assunte dalle persone, somministrate insieme al cibo per diversi periodi di tempo, dai sette ai cento giorni, e in cieco, per evitare qualunque possibile condizionamento tanto in chi avrebbe realizzato i test quanto in chi avrebbe poi analizzato i tessuti alla ricerca di segni di possibili danni. 

Chiarissime le conclusioni sul biossido di titanio alimentare:

  1. Non modifica il profilo delle cellule del sistema immunitario;
  2. Non modifica il profilo delle sostanze legate all’attività infiammatoria (le citochine) del tratto gastrointestinale;
  3. Non fa aumentare le lesioni a carico delle pareti intestinali;
  4. Non provoca alterazioni istopatologiche nelle diverse parti dell’intestino, nella milza, nel fegato, nei polmoni o nei testicoli.

In linea con quanto chiesto anche dall’Efsa, gli autori quindi invitano alla prudenza e ad attendere i dati di diversi studi in corso, che diranno se e in quale modo l’assunzione cronica possa avere effetti sull’organismo umano.

Tuttavia, è necessario sottolineare che lo studio è stato parzialmente finanziato da alcune associazioni dell’industria – l’Associazione dei produttori di generi alimentari, l’Associazione dei produttori di biossido di titanio e l’Associazione internazionale dei produttori di coloranti – elemento che potrebbe far sorgere alcuni dubbi sulla loro imparzialità.

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  Agnese Codignola

Agnese Codignola
giornalista scientifica

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