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Le bibite light piacciono agli obesi, allargano il girovita e potrebbero favorire il diabete. Lo dicono ricercatori americani

Negli Stati Uniti l’epidemia di obesità è un argomento all’ordine del giorno. Il tema è onnipresente nei notiziari televisivi, sui quotidiani e anche sulle riviste femminili dove c’è sempre almeno un articolo dedicato alla “dieta sana”.

È normale che ogni giorno esca uno studio scientifico che cerca di individuare i colpevoli del sovrappeso degli americani, suggerendo soluzioni per mettere a  freno quella che continua a essere una tendenza inarrestabile. C’è chi propone leggi vincolanti per l’industria alimentare e la grande distribuzione per ridurre le conseguenze economiche correlate all’obesità (le spese mediche per la cura di malattie croniche legate all’alimentazione rappresentano il 75% dell’intero budget della sanità pubblica e ammontano a 75mila miliardi di dollari).

A giugno nel mirino dei ricercatori sono finite le bibite light. Tra le tante iniziative della campagna salutista portata avanti da Obama, si è parlato anche di un sistema di disincentivi fiscali per ridurre il consumo di bevande  zuccherate. In altre parole, aumentare le tasse (e quindi il prezzo) delle bibite per incentivare l’acquisto delle versioni light.

Ma un ricercatore della Northwestern University facoltà di Economia in Texas, esaminando i dati Nielsen dal 2002 al 2006, ha evidenziato che gli americani obesi preferiscono proprio le bibite light.

Ketan Patel ha presentato la ricerca, The Effectiveness of Food Taxes at Affecting Consumption in the Obese: Evaluating Soda Taxes, al Dipartimento dell’agricoltura, e ha scoperto con sorpresa che le bibite light sono già ampiamente consumate da coloro che hanno problemi di peso (forse proprio nel tentativo di non peggiorare la situazione). E quindi un eventuale incentivo attraverso un prezzo più conveniente sarebbe del tutto inutile. Anche se, ammette lo stesso Patel, una tassa sulle bevande zuccherate potrebbe forse prevenire il soprappeso nelle persone più giovani, che tendono a guadagnare chili di troppo. Ovviamente occorrono altre ricerche.

Ma c’è di peggio. Due studi della School of Medicine dell’Health Science Center all’Università del Texas di San Antonio, appena presentati all’American Diabetes Association’s Scientific Sessions a San Diego, contestano l’utilità e la salubrità stessa delle bibite light da un punto di vista nutrizionale e dietetico.

Secondo il primo studio, l’aspartame – il dolcificante presente in queste bevande – si è dimostrato capace di alzare più velocemente dello zucchero la glicemia nel sangue delle cavie da laboratorio, e quindi ciò potrebbe confermare il sospetto che anche queste bibite aumentino il rischio di diabete negli esseri umani.

Il secondo studio ha esaminato la relazione tra il consumo di bibite light e le variazioni del girovita su 474 persone in 9 anni e mezzo, facendo un confronto  con persone che non ne bevono.  La ricerca ha rilevato che  gli abituali bevitori di bibite dietetiche hanno una crescita superiore del 70% rispetto agli altri. Nel caso dei forti consumatori – persone che ne bevono due o più al giorno – la crescita della “pancetta” è addirittura di 500 volte superiore ai non consumatori.

Le ricerche hanno suscitato la reazione dell’Associazione internazionale produttori di dolcificanti (ISA), che ha messo in discussione i risultati perché contraddetti da precedenti ricerche: «È stato largamente studiato l’effetto dei dolcificanti ipocalorici sull’appetito e su come influenzano i livelli di insulina e glucosio nel sangue. Uno dei più importanti, condotto presso l’Università di Medicina di Hannover in Germania, ha mostrato che non c’è alcuna differenza tra i livelli di glucosio di chi beve bibite light e di chi beve acqua».

Di diverso parere i ricercatori dell’Università del Texas di San Antonio, secondo i quali le bibite light potrebbero essere sì «prive di calorie ma non delle loro  conseguenze», e che quindi «è un’imprudenza promuovere il loro consumo e quello dei dolcificanti di sintesi come alternative sane», ha concluso Helen Hazuda, direttore della Divisione di Clinica Epidemiologica.

Mariateresa Truncellito

foto: Photos.com

Fonti:

Foodnavigator Usa, Caroline Scott-Thomas, Soda tax wouldn’t work as obese people prefer diet drinks, study suggests

Foodnavigator Usa, Nathan Gray,  New studies question diet soda benefits

  Redazione Il Fatto Alimentare

Redazione Il Fatto Alimentare

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