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Coloranti sconsigliati ai bambini nelle bibite: ma le aziende si difendono: “Sono prodotti per adulti”. Il parere dell’ISS

Soft drinks in plastic cups
Alcuni produttori di bevande utilizzano ancora  coloranti azoici

Ancora una volta ci occupiamo di coloranti alimentari. A spingerci a farlo è stata la segnalazione di una lettrice, stupita di aver trovato sull’etichetta del Ginger San Benedetto  venduta in confezione ” famiglia” un’avvertenza a caratteri piccoli, che segnalava per alcuni dei coloranti utilizzati la possibilità di  “influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini“. Abbiamo così deciso di indagare, scoprendo che alcuni produttori di bevande utilizzano ancora i coloranti azoici – E 102, E 104, E 110, E 122, E 124 ed E 129 – che dal luglio 2010, in base al regolamento europeo 1333/2008, devono essere segnalati in etichetta affiancando alla sigla  la dicitura “possono influire negativamente sull’attività e l’attenzione dei bambini“. Ci siamo già occupati dell’argomento diverse volte da quando la normativa è entrata in vigore. All’epoca la sensazione era che questi coloranti fossero destinati a scomparire, rimpiazzati da estratti naturali come è poi avvenuto per yogurt e dolciumi. La stessa cosa non è accaduta per le bibite.

La questione non riguarda solo prodotti esplicitamente destinati a consumatori adulti – come il bitter Esselunga, il Crodino ai frutti rossi o il San Bitter Sanpellegrino aperitivo, che contengono alcuni di questi coloranti – ma anche bibite vendute in confezioni familiari. Nella lista troviamo  il Ginger San Benedetto segnalatoci dalla lettrice colorato  e il Ginger Spumador colorati con E110 e E 122, l’Aranciata Sanguinella (E 129), o la bibita Menta e gli aperitivi Dorino e Aperì sempre della stessa marca. Ironia della sorte, mentre nelle bibite Spumador continua a usare coloranti artificiali,  nei messaggi afferma di puntare sulla naturalità e genuinità dei prodotti.

soft drink
Non è evidente che una bibita analcolica o un’aranciata siano destinate a consumatori adulti

Un altro problema sta nel modo in cui l’avvertenza è segnalata in etichetta. In quelle che abbiamo esaminato l’avvertenza è riportata in caratteri minuscoli sotto gli ingredienti, tanto da risultare davvero difficile riuscire a vederla. Abbiamo chiesto spiegazioni a Spumador e San Benedetto, ed entrambe hanno risposto dicendo che i coloranti sono utilizzati nel rispetto delle norme UE e  le avvertenze sono “conformi al Regolamento (UE) n° 1169/2011, ossia visibili e in grassetto. San Benedetto ci tiene a precisare che i prodotti per cui sono utilizzati questi coloranti sono “dedicati a un target adulto”.

È vero non ci sono  violazioni della normativa in materia di coloranti o di etichettatura, ma è pur sempre apprezzabile da parte di un produttore avere una maggiore attenzione nei confronti dei consumatori, soprattutto perché non è immediatamente evidente che una bibita analcolica o un’aranciata siano destinate a consumatori adulti e, dopotutto, altre aziende hanno risolto il problema dei coloranti rosso e giallo – come quelli in discussione – ricorrendo a estratti vegetali.

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Uno studio epidemiologico ha messo in relazione i prodotti con coloranti azoici con i disturbi dell’attività e dell’attenzione nei bambini

Questo non vuol dire, è importante precisarlo, che i  coloranti utilizzati rappresentino un pericolo per i bambini. La scelta di inserire un’avvertenza deriva dai risultati di uno studio epidemiologico realizzato in Inghilterra dall’Università di Southampton. La ricerca  metteva in relazione il consumo di alimenti che contengono i coloranti azoici con disturbi nella sfera dell’attività e dell’attenzione nei bambini . “Anche se i dati non sono stati considerati sufficienti a dimostrare una relazione diretta tra questi disturbi e l’assunzione dei coloranti studiati – spiega Paolo Stacchini dell’Istituto Superiore di Sanità –  l’Efsa ha ritenuto che occorressero altri studi per avere una risposta definitiva. La decisione di inserire l’avvertenza in etichetta è stata presa – prosegue l’esperto – in base al principio di precauzione,  perché si tratta di bambini, e tenendo conto  che siamo di fronte ad alimenti voluttuari, di cui si può fare a meno”.

Una cosa è certa, il terreno dei coloranti e più genericamente degli additivi alimentari è molto complesso: “Non dobbiamo dimenticare che alcuni additivi contribuiscono a rendere gli alimenti più sicuri – spiega Stacchini- e  siamo di fronte ad una materia in continua evoluzione,per questo motivo la normativa è in rapido aggiornamento. Per alcuni coloranti ci sono limiti di impiego, e possono essere utilizzati solo in certe quantità e in determinati alimenti”. Insomma non bisogna dare per scontato che i prodotti di sintesi siano necessariamente dannosi: “La cosa più difficile – conclude il ricercatore – è valutare tutte le possibili interazioni tra sostanze chimiche, quelle naturalmente presenti negli alimenti e quelle aggiunte, tra cui i coloranti. Il problema è tanto più importante quanto più si consumano alimenti trasformati preparati con molti additivi, per questo sarebbe importante investire in ricerca e dare ai consumatori risposte esaurienti”.

  Paola Emilia Cicerone

Paola Emilia Cicerone
giornalista scientifica

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6 Commenti

  1. Massimiliano Pasquini

    Anche per questo motivo (oltre ad eccesso di zucccheri) ho “educato” i miei figli (14 e 8 anni) a non bere le bibite.
    Mi limito a succhi o meglio a nettari di frutta come alternative, spero valide.

  2. Non solo le bibite ma anche tanti pseudo succhi di frutta sono pieni di edulcoranti e altri intrighi che nulla hanno a che fare con la frutta. E altrettanto discussi e potenzialmente dannosi per la salute. Basta non comprare queste cose se non contenenti solo succo di frutta al 100% e nient’altro. Abituarsi a bere acqua con succo di limone fresco e mangiare frutta rimane sempre la scelta migliore.

  3. Paola Cicerone

    Concordo con i commenti, ma è anche vero che chi acquista una bibita dal look ” naturale” come un’aranciata o un ginger dovrebbe essere tutelato. Basterebbe riportare le avvertenze sul fronte dell’etichetta.

  4. il problema principale era e rimane l’educazione del consumatore medio. senza affrontare questo tema in maniera seria, gli ostacoli alla buona alimentazione si moltiplicheranno con pessime conseguenze per tutti (meno coloro che si avvantaggeranno dall’uso di sostanze di scarsa o cattiva qualità nella preparazione dei cibi).

  5. e perché non educare i bambini che la bevanda migliore é l’acqua??? Anche i succhi di frutta, se consumati in quantitá eccessive hanno i loro effetti negativi, soprattutto per la salute dei denti (la combinazione zuccheri della frutta + acidi della frutta intacca fortemente lo smalto dei denti, soprattutto se bevuto dal biberon o bottiglie che vengono tenuti in bocca per un lungo periodo – per non parlare di succhi di frutta con zuccheri AGGIUNTI) e anche per i picchi di glicemia a seguito di certi tipi di frutta o verdura per es. centrifuga di carota. Chiaramente non c’é problema per UN bicchiere di succo di frutta una volta ogni tanto, é sempre una fatto di quantità….

    E per le bibite colorate, aromatizzate, gasate, zuccherate… non c’é perdono!
    ACQUA, ACQUA e ancora ACQUA!!!!!!